Rapidissima è stata la discesa nella quale le forze del male hanno precipitato il mondo contemporaneo.

Rapidissima e devastante; rapidissima e, a viste umane, incredibile, se non sapessimo della formidabile intelligenza di Satana, il quale aveva un piano e l’ha attuato.

La sovversione è iniziata con un atto dagli effetti apparentemente limitati: la negazione del bello e l’affermazione del volgare nel vestire, nel linguaggio, in una parola, nello stile.

Le mie congeneri, devastate dalla propaganda, hanno indossato, negli anni della rivoluzione sessantottina, i panni sciatti delle compagne ed hanno iniziato a concedere non troppo, ma tutto, “aiutate” dalla pillola anticoncezionale che ha fatto di loro “animali sterili” o dall’aborto libero, che le ha rese comodamente “sterilizzabili” all’occasione!

L’apostolato massonico ha poi spinto perché diventassero anche sessualmente maschi mancati… e dei peggiori: libertini con la gonna!

Le conseguenze oggi, nella loro ampiezza, oscenità e profondità, paiono devastanti e irreparabili: la femmina del Duemila confonde sensualità e volgarità, gonfia il labbro pensando di meglio apparire, silicona i seni nei quali ripone quelle speranze di conquista che le nostre bisnonne conservavano gelosamente, assieme al corredo, nelle buone maniere, nella dolcezza e nella “virtù”.

Sessualmente più intraprendente di lui, negli atteggiamenti più mascolina di lui, nell’eloquio più volgare di lui, la donna “liberata” è una schiava costretta a proporsi come povero oggetto di seduzione, a vent’anni anni e, più pateticamente, a cinquanta.

Nel deserto della virilità, la quale, prima che sessuale, deve essere emotiva e caratteriale, cresce un povero maschio, incapace di apprezzare davvero la donna, perché ormai introvabile chi, nei modi, nella mentalità, nei comportamenti anche sessuali, abbia accettato di essere e, in effetti, sia profondamente diversa da lui; una donna che, in quanto tale, possa educarlo a diventare un uomo, cioè cavalleresco, capace di darsi un ordine, di contenersi, di rispettare, di attendere o, se è il caso, di rinunciare.

In questa assenza femminile e nella latitanza assoluta dei padri, il maschio rimane, spesso fino all’età che dovrebbe essere matura, un ragazzino capriccioso assuefatto al “tutto e subito”, grazie muliebri in primis, visto che la femmina “liberata” non attende neppure le presentazioni per dare quel che le nostre antenate concedevano, forse, dopo attese estenuanti.

Maestre di seduzione, tra l’altro, da rivalutare con attenzione, a voler esser maliziose, perché quel procrastinare il piacere o addirittura negarlo del tutto era, di per sé, un atto erotico quasi maggiore della mera consumazione sessuale.

Non avendo mai avuto la grazia di poter desiderare davvero la donna ed ottenuti subito i suoi già scontati favori, come subito si ottengono le cose di poco conto, questo uomo mancato valuta le donne per le loro “prestazioni” e, quando queste gli vengono negate, davanti al dolore e alla frustrazione dell’abbandono, reagisce per quel che è: un adolescente incontrollabile e quindi feroce, bestiale, che, come accaduto qualche giorno fa in Sicilia, affoga le sue pene nella benzina e nel fuoco.

Colei che ha tradito se stessa non sa più essere d’ispirazione per gli uomini, i quali sono naturalmente portati ad elevarsi (o abbassarsi) al livello della donna della quale si innamorano, e se c’è stato un mondo nel quale ancora si ricordava l’etimologia della parola “donna”, se c’è stato un mondo in cui eravamo “madonne”, oggi accettiamo d’esser chiamate MILF, l’acronimo aberrante (Mothers I Like Fucking) preso a prestito dal mondo del porno.

Non ci si meravigli se accanto abbiamo solo inetti, smidollati ed effemminati che, pensando di dimostrare d’essere uomini, scappano con la badante del nonno appena questa, ingolosita da una buona mancia, sollecita il loro ego e solletica non so cos’altro!

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