Uscito nel 2014 nella sua seconda edizione per le Edizioni Radio Spada, il libro Fascismi. Analisi, storie, visioni di Pietro Ferrari è un testo efficace per fare il “punto” su un fenomeno, quello del Fascismo, non solo storico-politico, ma ideale, culturale e sociale.

Abbiamo voluto porre qualche domanda all’autore, per cogliere da lui l’idea di fondo che anima il suo testo. Uno strumento utile anche in chiave militante, come stimolo e come base di partenza per riflettere.

Pietro Ferrari, avvocato, nato a Giulianova ma residente a Teramo, è già autore di alcuni testi, nonché vincitore di premi quali il “Tito Casini” di Borgo San Lorenzo (Fi) nel 1999 (secondo premio) e il primo premio “Sciacca” nel 2001 a l’Aquila per il suo Le schegge invisibili per le edizioni Controcorrente di Napoli. È autore, tra l’altro, del saggio di politologia Il grido dell’Europa con la Tabula Fati di Chieti.

Allora Pietro, un nuovo libro sul Fascismo, anzi, come correttamente lo intitoli tu, sui Fascismi. Dove nasce l’esigenza di scriverne?

È l’oggetto misterioso della politologia, il fantasma che aleggia nella linguistica, il vaso di Pandora di ogni fobia benpensante, il detonatore di ogni estetica militante, anche antifascista. Ho voluto raccontare e raccogliere la categoria della “fascistitudine”, per provocare i pigri alla riflessione e i curiosi all’informazione. Questo è Fascismi. Analisi, storie, visioni. Per un militante nazionalpopolare è, invece, una corroborante pozione di conferme e, magari, di nuovi stimoli.

Una domanda a bruciapelo. Cos’é il Fascismo? È possibile darne una definizione?

È impossibile darne una senza usare le armi della retorica, perché il Fascismo non nasce come una teoria fabbricata a tavolino. Il vitalismo e l’azione vanno a plasmare uno stile umano che poi si dirige nel contesto sociale in un modo difficilmente preordinabile: ecco perché preferisco parlare di storie e di fascismi, non di Storia e Fascismo. Forse un giorno dovrò scrivere anche dei neo-fascismi, ma, come vedi, sempre al plurale. Certamente però la definizione elaborata da Emilio Gentile (in prima pagina) raccoglie in modo esemplare lo statuto genetico di ogni fascismo.

Fascismo e Cattolicesimo. Vi è una possibile conciliazione?

Storicamente è stato possibile, quindi la risposta è sì, pur essendo stata una “relazione complicata”. Ovviamente, ogni fascismo contiene un senso tragico, titanico e postreligioso, avendo dovuto fare i conti con il mondo scaturito a seguito del 1789 non in termini squisitamente reazionari. Possiamo dire che, in una società cristiana ideale, i fascismi sarebbero elementi di disturbo, ma in quella postcattolica attuale, i fascismi, o qualche tipologia specifica di fascismo, possono dare un contributo importante in ordine ad una qualche weltanshaaung trascendente. Il tipo umano del militante nazionalpopolare attuale è simile al cristiano delle catacombe, coi suoi simboli proibiti, la sua comunità di destino e la sua eroica necessità di tenere assieme le necessità del vivere con quelle della fede, che spesso è anche lotta interiore. In termini ideologici e dottrinali, vi è analogia circa gli aspetti della struttura economica, ma il grumo di incompatibilità si deposita nel problema della statolatria: qualsiasi Duce avrebbe difficoltà ad inchinarsi al Vicario di Cristo e la Chiesa mai potrebbe rinunciare alla sua missione educativa. In termini storici, l’Italia vide questa dinamica dipanarsi con abile diplomazia delle due parti, senza dar forma a sintesi neoghibelline. Sarebbe un errore però pensare che quella fascista sia una tappa obbligata per conoscere il cattolicesimo come, del resto, dare il medesimo peso a due cose troppo diverse per natura e finalità.

Fascismo oggi. Cosa ereditiamo in Europa dalle esperienze dei Fascismi? Sono esperienze in un certo senso replicabili?

L’eredità è fatta da mille storie plurali. L’eredità vera sono le mille storie dei fascisti, storie che non tornano più, ma che ancora rappresentano la spina nel fianco per qualsiasi tentativo umano di imporre una Storia predefinita. Le condizioni odierne sembrano quasi presagire il riavvicinamento di un ciclo eroico e tanti fattori sembrano dare ragione a quello che l’ambiente “della parte sbagliata” aveva da sempre detto e capito, ma il problema è che ai fascisti non basta avere ragione, perché i fascisti vogliono vincere.

Pietro Ferrari, Fascismi. Analisi, storie, visioni (seconda edizione), Edizioni Radio Spada, 2014, pagine 126, ISBN 9788898766109

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