Già da alcuni anni, soprattutto chi vive nelle grandi città è abituato a incontrare – o anche ad avere fra le proprie conoscenze – un numero sempre maggiore di “coppie miste”, ossia coppie formate da un Italiano e da uno straniero.

Si tratta, come noto, di una delle conseguenze più evidenti dell’odierna spinta al multiculturalismo. Ma chi dice che tutto questo sia un bene? Statistiche alla mano, non è tutto rose e fiori e, anzi, l’equazione progressista “diverso = buono” mostra anche in questo campo tutti i propri limiti.

Chiariamo subito due punti importanti. Primo, questo articolo non parla delle cosiddette “coppie omosessuali”, che già di per sé rappresentano una deviazione rispetto alla famiglia, ossia all’unione stabile di un uomo e una donna. Secondo, le statistiche disponibili riguardano le sole coppie sposate, ma mutatis mutandis rappresentano un buon punto di osservazione anche con riferimento alle coppie più giovani o per quelle conviventi.

Un po’ di numeri: nel 2015, l’ISTAT [report del 14 novembre 2016] ci dice che, in Italia, i matrimoni fra coppie “miste” sono stati circa 24.000. Un numero molto elevato, che rappresenta addirittura il 12,4% dei matrimoni complessivamente celebrati in quell’anno.

Non si tratta, quindi, di un fenomeno sporadico o di nicchia: la formazione di coppie “miste” costituisce un dato attestato stabilmente e, anzi, in lenta ma progressiva crescita. Ma come va la vita matrimoniale di queste “coppie moderne”?

I numeri ci dicono che va per lo più male. E infatti, fra le coppie “miste” nel 2015 vi sono state ben 8.657 separazioni e 7.160 divorzi. Dunque, in termini assoluti è possibile affermare – dati alla mano – che oltre il 65% dei “matrimoni misti” naufraga miseramente.

A questi dati si sommano, poi, ulteriori e più dolorose statistiche, che indicano in maniera allarmante la crescita di casi di abuso, violenza e sottrazione di minori all’interno delle coppie “miste”. A titolo di mero esempio, innumerevoli sono i casi di sposi musulmani che sottraggono alla moglie italiana il figlio e spariscono nel nulla nei Paesi di origine.

Assodato, quindi, che la coppia “mista” non funziona sempre e, anzi, spesso fallisce, occorre considerare il fenomeno sotto un altro punto di vista: quello della progressiva decadenza dell’identità etnico-culturale italiana – e, più in generale, europea – a favore di un meticciato incalzante.

Si badi bene: non si vuole sollevare alcuna becera considerazione pseudo-razzista, che qualche benpensante possa strumentalizzare stracciandosi le vesti. Si vuole soltanto attirare l’attenzione su un dato di fatto: progressivamente gli Italiani – e gli Europei – spariranno, lasciando spazio ad una popolazione mista composta, per lo più, da elementi etnici africani e mediorientali.

Nulla di male per chi non attribuisce alcun valore alle diversità etniche e culturali, alle diverse tradizioni, alle differenti lingue, alle tipicità del territorio. Il mondo, per questi signori, può ridursi senza particolari problemi ad un tutto indifferenziato, ad una terra di centri commerciali, fast-food e locali etnici, dall’Islanda al Camerun, senza alcuna sfumatura.

Per chi, invece, crede nell’esistenza di un patrimonio ancestrale europeo da difendere nonostante l’incalzante invasione di elementi allogeni, l’aumento dei matrimoni “misti” rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme: da queste unioni nasceranno – per lo più – cosmopoliti senza storia, che non sapranno perpetuare una cultura e una Tradizione cui non appartengono.

E allora, che fare? Una possibile reazione parte dall’educazione familiare, che deve indicare ai giovani, fin dall’infanzia, l’importanza delle differenze fra le culture e la necessità di salvaguardare il patrimonio spirituale europeo.
Distinguere non significa discriminare: significa poter amare la propria identità e approfondire la conoscenza di altre culture senza dover perdere la propria. E la migliore speranza è trovare un compagno o una compagna di vita con cui condividere un’identità profonda, più profonda del desiderio di un momento o di un cieco ed effimero “sì”.

Print Friendly, PDF & Email