Grazie a Dio, c’è ancora del buon senso in questa nostra malandata società. Apprendiamo, infatti, da un breve articolo di Andrea Lattanzi, pubblicato su Repubblica.it del 6 febbraio scorso, che nonostante gli enormi sforzi prodotti senza soluzione di continuità dalle agenzie che, ad ogni livello, promuovono il sovvertimento del costume sessuale e l’imposizione di modelli comportamentali che ledono palesemente la dignità della natura umana, c’è ancora chi non si piega al diktat omosessualista e spiattella in faccia ad un ministro della Repubblica la nuda verità.

Mi sembra che lei equipari il concetto di diritto a quello di desiderio, anche ai desideri più distorti, come quelli omosessuali“, con queste poche e chiarissime parole Gianni Fochi – chimico ed ex docente della Normale di Pisa – si è rivolto al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, nel corso di un dibattito sulle cosiddette pari opportunità, svoltosi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa lo scorso 6 febbraio.

Rincarando la dose, il Prof. Fochi ha aggiunto: “Penso che Dante la metterebbe con Semiramide che libito fé licito in sua legge” (Inferno, V, 55-60).

A queste osservazioni il ministro Boschi ha risposto con la seguente inquietante battuta: “Lei mi può mettere dove vuole all’Inferno, sarò sicuramente in compagnia interessante“. Da parte nostra, non nutriamo alcun dubbio circa la certezza che quello indicato dall’illustre chimico pisano sia il luogo più adatto a coloro che impongono con forza di legge simili empietà; siamo, però, sorpresi e inquietati dalla nonchalance con cui l’ex catechista (1) ha accolto e liquidato con una battuta un simile ammonimento.

Poi, con piglio più serio, la Boschi ha spiegato la sua posizione, affermando che “non ha senso negare diritti a persone che hanno tutelata l’uguaglianza nella nostra Costituzione rispetto a qualsiasi uomo e donna”.

Non c’è che dire, un’affermazione – quella del ministro – che dimostra la correttezza della definizione data dal Prof. Fochi, e che rivela su quali basi irrazionali si fondi la volontà progressista di piegare il diritto alle più bizzarre pretese dell’umano arbitrio. Come se l’istituto matrimoniale – fondato sulla specificità della natura umana e posto a fondamento della famiglia, cellula-base della società e dello Stato, che ne rappresenta l’organizzazione politica – fosse un valore disponibile a qualsiasi tipo di interpretazione, senza che ciò ne possa compromettere l’integrità e la funzione sociale. Come se la legge non fosse lo strumento posto a salvaguardia del bene comune oggettivo dei governati e del corpo sociale, ma un mezzo per tutelare le cangianti manie di un’umanità che ha smarrito il senso del sacro, del vero e del… ridicolo.

Infine, l’ottimo Gianni Fochi non ha mancato di ricordare al ministro l’opportunità di concentrare l’attenzione del governo italiano sul diritto alla vita degli esseri umani innocenti e indifesi, minacciato da una legge dello Stato – la 194 – che tutela la pratica abortiva e che, dalla sua entrata in vigore nel 1978, ha consentito, in Italia, la soppressione nel grembo materno di circa sei milioni di bambini.    

Un grazie sentito, dunque, al Prof. Gianni Fochi che, da insegnante e noto divulgatore scientifico, ha coraggiosamente vestito i panni del difensore e del divulgatore di quelle verità morali senza le quali la vita del consorzio umano è destinata a sprofondare nell’abisso della disperazione.

Note

  1. Non ho mai fatto parte di movimenti o associazioni come gli scout o l’Azione cattolica. Mi definirei una cattolica di parrocchia. A otto anni sono stata la seconda chierichetta di Laterina. Ho fatto la catechista per cinque anni e sono stata anche, come si diceva allora, una Papa girl. Ho partecipato a due Gmg, quella di Parigi, nel 1997 e poi quella di Roma, durante il Giubileo del 2000. Esperienze indimenticabili, che vanno oltre l’evento e ti rimangono dentro.” (Stralcio di un’intervista rilasciata da Maria Elena Boschi e pubblicata in data 29-09-2014 da Famiglia Cristiana.it). Chi scrive non è per nulla sorpreso dall’incoerenza di Maria Elena Boschi la quale, da “cattolica impegnata in politica”, mostra disinvoltamente le spalle all’insegnamento morale della Chiesa. È l’esito scontato di quel cattolicesimo democratico o progressista, purtroppo presente in troppe parrocchie italiane, la cui essenza consiste nella volontà di adeguare i contenuti della fede cristiana alla modernità soggettivista ed al pensiero anti-cristiano che la caratterizza.      
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