Valerio Arenare, cilentano verace, una vita spesa nella militanza politica e sindacale. Dopo decenni di battaglie, ha deciso di confluire dal Movimento Patria Nostra, del quale è stato segretario, in Forza Nuova. Rimettendosi immediatamente in gioco. E così, ha subito fondato il Sindacato Nazionale Lavoratori Italiani (SiNLaI), confederato con il SiCel, scagliandosi contro i sindacati maggiormente rappresentativi, accusandoli di aver abbandonato i lavoratori italiani per speculare e favorire l’invasione migratoria in atto.

Chi volesse aderire al nuovo sindacato, di ispirazione nazional-rivoluzionaria, può contattare Valerio via e-mail all’indirizzo [email protected], o prendere appuntamento presso la sede di Roma, in via Annone 17 (quartiere Trieste Salario), aperta tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 19.30, oppure telefonando allo 06.69354798, negli stessi orari.

Lavoro: tematica sempre calda nel nostro paese, stante i livelli di disoccupazione altissima, le tutele “decrescenti” e la crisi dello stato sociale. Che ruolo e quali colpe hanno i sindacati confederati nell’attuale situazione?

Il Sindacato, allo stato attuale, non è certamente più una struttura in grado di garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori italiani perché, troppo spesso, è impegnato ad assicurarsi i favori dei partiti politici e delle lobbies e a lucrare sulle spalle dei lavoratori e pensionati, i quali assicurano, tramite tessere e pratiche svolte da CAF e Patronati, ingenti somme che entrano nelle casse dei sindacati. Inoltre, ultimamente, una delle attività principali dei sindacati è quella di crucciarsi per lavoratori extracomunitari, anteponendo la difesa dei loro diritti addirittura a quella dei lavoratori italiani, anche questo per un mero interesse economico e di potere, visto che centinaia di migliaia di immigrati rappresentano altrettante pratiche: dalle pratiche presso gli enti previdenziali alle pratiche fiscali, dalle pratiche per il ricongiungimento familiare ai rinnovi dei permessi di soggiorno, dalle pratiche per l’assegnazione di case popolari alle vertenze sindacali. Questo ha portato i lavoratori a perdere ogni fiducia nei confronti dei sindacati. Al contempo, le leggi create in tema di rappresentanza sindacale e contrattazione, dopo la caduta del Fascismo, tutelano soltanto i sindacati maggiormente rappresentativi ovvero la “Triplice” e poche altre sigle, soprattutto di categoria, vincolando la loro convocazione non solo nelle contrattazioni nazionali ma anche in quelle decentrate. Ed è così che soltanto i principali sindacati acquisiscono il potere di discutere con la controparte le sorti dei lavoratori impedendo alle sigle autonome, non firmatarie di contratto nazionale, di sedersi al tavolo di concertazione. Questo obbliga i lavoratori a rimanere, forzatamente, legati alla Triplice, spesso sotto la minaccia di non veder riconosciuti gli scatti di anzianità, le indennità previste dai contratti nazionali ed, in alcuni casi, le pratiche presso gli enti previdenziali. In sostanza, il sindacato ha creato un sistema mafioso che imprigiona il lavoratore e, indirettamente, anche l’azienda (specialmente se media o piccola) e utilizza entrambi per ottenerne favori economici e politici. Tutto questo processo ha portato ad un peggioramento della situazione dei lavoratori e, più in generale, del mondo del lavoro contribuendo in maniera sostanziale alla crisi che stiamo attraversando.

Abolizione dei voucher: successo o pastrocchio governativo?

E’ stato indubbiamente un grave errore, da parte del Governo, cancellare i voucher così in fretta senza proporre un’alternativa. La questione dei voucher doveva assolutamente essere affrontata in quanto, in questi anni, sono stati usati in maniera spropositata specialmente in alcuni comparti. Tuttavia il Governo, invece di regolarizzarne l’uso apportando delle modifiche alla legge e regolamentandone l’utilizzo, sotto minaccia di referendum da parte della CGIL, ha provveduto alla loro eliminazione, creando un vuoto legislativo che ha prodotto ulteriore caos nel mondo già disordinato del comparto lavoro. Di fatti, al momento, non esistono alternative se non contratti più costosi e burocraticamente più complessi come i contratti ad intermittenza. Questo rischia di provocare un aumento del lavoro in nero, specialmente in quei comparti dove i lavoratori vengono utilizzati a seconda delle necessità dell’azienda. A tal proposito, Forza Nuova e Lega della Terra stanno preparando una proposta da inoltrare al Ministero del Lavoro riguardante le forme di contratto che possono sostituire i voucher. Ciononostante, siamo convinti che qualsiasi forma di contratto atipico non rappresenti una soluzione al problema disoccupazione e lavoro nero in Italia, soprattutto in questo momento di grave crisi economica che sta letteralmente strozzando le famiglie Italiane. Auspichiamo che, in breve tempo, si ricominci a mettere al centro della discussione politica il problema lavoro che, da troppo tempo, è affrontato con superficialità dai vari governi, troppo distratti da altre tematiche che sicuramente interessano poco gli italiani, dimostrando così che politici e popolo hanno priorità e necessità diverse.

Che ruolo hanno i sindacati in merito all’ondata migratoria senza precedenti degli ultimi tre anni? Pensi potrebbero esserci connubi con le Ong e i trafficanti?

I sindacati hanno un ruolo importante nell’ondata migratoria a cui stiamo assistendo negli ultimi anni, la stessa importanza che hanno le associazioni e le strutture che partecipano alla spartizione degli utili provenienti dal business dell’immigrazione. Grazie alle varie pratiche ed attività legate agli extracomunitari, svolte dalle strutture collegate in maniera diretta o indiretta al sindacato, l’arrivo degli immigrati è diventato una fonte di guadagno importante e sempre in crescita nonché un aumento del potere in fase di concertazione. Inoltre, i Sindacati sono promotori di ONG: ad esempio, ISCOS è una ONG promossa dalla CISL, Progetto Sviluppo è promossa dalla CGIL, mentre la UIL ha, da anni, rapporti di collaborazione con varie ONG e proprio per questo ha creato il settore ONG-UIL, con tanto di struttura organizzativa e operativa. Pertanto, i sindacati sono attori principali nella questione immigrazione, così come altre ONG più o meno conosciute. Che ci sia un connubio tra ONG e trafficanti è emerso già a settembre 2016 e successivamente a febbraio del 2017, quando l’agenzia Frontex aveva accusato le ONG di essere colluse con gli scafisti dichiarando che i trafficanti, prima di mettere in mare le imbarcazioni, forniscono ai migranti l’esatta posizione delle navi delle missioni, così da assicurare un rapido ripescaggio. Le ONG che operano nel Mediterraneo, nella maggior parte dei salvataggi effettuati, individuano direttamente le imbarcazioni che trasportano migranti prima che sia partita una richiesta di aiuto e, addirittura, prima delle comunicazioni da parte della Guardia Costiera. Esse vengono attivate direttamente dai migranti, infatti i telefoni satellitari consegnati agli scafisti contengono i numeri delle imbarcazioni che intervengono. Questo, tra l’altro, impedisce l’individuazione degli scafisti. Altre accuse sono giunte, altresì, dal Capo della Guardia Costiera Libica, che conferma quanto dichiarato da Frontex. Forza Nuova, non a caso, da anni denuncia il connubio tra malavita internazionale, schiavisti e ONG con lo scopo di pilotare l’invasione di immigrati: l’azione della settimana scorsa alla sede dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioniì è solo una delle tante iniziative che porteremo avanti per protestare contro l’attività e gli affari delle ONG.

Come dovrebbe essere un “vero” sindacato, come dovrebbe strutturarsi e quali battaglie dovrebbe portare avanti?

Un vero sindacato, in questo momento, dovrebbe anteporre le necessità dei lavoratori, pensionati e disoccupati italiani dinanzi a tutto. Dovrebbe tornare ad essere una struttura formata da lavoratori e non da arrivisti che vedono nel sindacato e nelle strutture collegate, un trampolino di lancio per entrare nel mondo della politica. Dovrebbe tornare ad essere al fianco dei lavoratori e non trasformarsi in succursali dei partiti politici amici, così come accade adesso. Troppo spesso, vediamo questo o quel sindacato appoggiare proposte dei partiti politici a loro vicini o scioperare in caso di proposte avanzate da partiti avversari, anche quando questo modo di agire provoca danni ai lavoratori. Oggigiorno, il sindacato sembra essere diventato sempre più un’azienda che svolge la sua attività solo ed esclusivamente per scopo di lucro, grazie ai CAF, ai Patronati e alle strutture collegate, come gli sportelli per l’immigrazione, dove le pratiche sono pagate profumatamente dagli utenti nonostante percepiscano già notevoli rimborsi dallo Stato per le varie pratiche prodotte. Principalmente, il Sindacato dovrebbe portare avanti lotte concrete che sono di primaria importanza per il lavoratore e per tutto il popolo italiano, quali il riconoscimento dei diritti imprescindibili di avere un lavoro, una casa ed un’equa assistenza sanitaria. Il sindacato dovrebbe tutelare il lavoro e, per fare questo, dovrebbe creare al suo interno una struttura che veda lavorare in collaborazione i rappresentanti dei lavoratori con i rappresentanti dei datori di lavoro, perché, oggigiorno, non può esistere un lavoratore se non esiste un’azienda forte e non può esistere un azienda forte se non esiste un lavoratore soddisfatto, pertanto bisogna lavorare insieme, nella stessa struttura, per raggiungere lo scopo comune, che è l’uscita dalla crisi economica ed occupazionale. Un’idea che viene dal passato ma che, mai come oggi, vede necessaria la sua realizzazione.

Quali riforme dovrebbero farsi in Italia?

Le riforme da fare in Italia sarebbero tante e i nostri politici lo sanno bene. Tuttavia sono troppo impegnati ad obbedire ai poteri forti piuttosto che lavorare per il bene del Paese. Noi siamo del parere che le priorità sono l’abbattimento del costo del lavoro e oneri sociali, sgravi fiscali per le imprese sui loro consumi come luce, acqua e gas; rivedere le aliquote delle imposte alle imprese con sgravi fiscali per chi assume italiani ed investe sul territorio nazionale; limitazione dell’ingresso sul mercato italiano di prodotti provenienti dall’estero, specialmente per quel che concerne i prodotti agroalimentari, anche per garantirne la certezza di provenienza e la migliore qualità; facilitare l’accesso a crediti agevolati e finanziamenti a fondo perduto per chi intende avviare una nuova attività; programmare corsi di riqualificazione professionale gratuiti non solo per giovani disoccupati, ma anche e soprattutto per i disoccupati ultra-trentacinquenni, che sono i più difficilmente collocabili; eliminazione delle agenzie interinali e, parallelamente, trasformare le forme di lavoro atipiche, come gli ex LSU, in contratti concreti e duraturi; effettuare maggiori controlli ed emanare regole più restrittive per le aziende presenti nel nostro territorio di proprietà di stranieri o società composte da non italiani, con particolare attenzione nei confronti di quelle con sedi amministrative all’estero; ripristinare totalmente l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; accrescere le tutele per i dipendenti delle aziende sotto i quindici dipendenti. Queste sono solo alcune delle priorità che il Governo dovrebbe mettere sul tavolo di discussione per ricominciare a vedere la luce dell’uscita di questo lungo tunnel della crisi economica, che porterebbe automaticamente alla creazione di nuovi posti di lavoro.

C’è spazio per la rinascita di un sistema corporativo in Italia, come proposto fin dal 1997 da Forza Nuova nei suoi 8 punti fondamentali?

Credo che la rinascita di un sistema corporativo in Italia sia auspicabile e ancora realizzabile, seppur rivisto in base alla situazione attuale del paese. Negli otto punti, Forza Nuova ha espresso perfettamente i cardini necessari per una rinascita nazionale. La creazione di strutture che prevedono la presenza dei migliori rappresentanti di ogni professione e delle diverse categorie produttrici, riuniti in associazioni di categoria, che lavorino per migliorare il settore, ricercando così il bene collettivo e non più quello individuale. Il tutto andrebbe a cancellare l’attuale sistema sindacale corrotto e inconcludente, fino a creare una struttura che realmente lavori per migliorare la situazione dei vari comparti lavorativi e produttivi.