Torniamo sulla vicenda delle Torri Gemelle. Perché farlo? Perché l’incendio  della Grenfell Tower, grattacielo residenziale di 24 piani a North Kensington, nella zona ovest di Londra, porta con sé, inevitabilmente, un “parallelo”. In molti si sono chiesti perché non sia crollato un solo mattone dal grattacielo londinese, dopo un incendio di violenza inaudita che ha avvolto l’intero edificio per 9 ore (testimoni hanno dichiarato che i pompieri hanno atteso quattro ore prima di accostarsi a distanza utile all’edificio, a causa del calore devastante), mentre le Twin Towers sono crollate come castelli di carta a causa di incendi – questa la versione ufficiale – che interessarono una parte limita degli edifici e di durata ugualmente limitata, anzi risibile, se è dato far uso di questo aggettivo nello scenario di quella tragedia.

Chi scrive non è né ingegnere né architetto, dunque non improvviserà pareri sul mancato crollo della torre a Londra. Piuttosto, riporterà alla memoria i pareri, tutt’altro che improvvisati, di scienziati, giornalisti investigativi e militari all’indomani del crollo delle Twin Towers. Tutti concordi nel dichiarare che le verità ufficiali, sull’accaduto, erano in realtà una collezione di menzogne, utili a coprire l’evidenza della realtà: il crollo delle Torri, con quelle modalità e quella tempistica, si spiega solo con  micro-esplosioni a catena, secondo la tecnica universalmente nota delle demolizioni controllate.

La vicenda delle Torri Gemelle merita un’attenta memoria perché rappresenta la chiave di lettura del recente passato e del presente. A partire dall’11 settembre 2001, infatti, gli Stati Uniti, in nome della “guerra al terrore” e dell’esportazione della democrazia, hanno attaccato direttamente, o indirettamente attraverso insurrezioni pilotate, i cosiddetti “Stati canaglia”. In pratica si trattava  di  governi che il sistema di potere  “liberal” che dominava gli Stati Uniti fino a Trump, giudicava ostacoli al progetto di egemonia mondiale USA.

Quindi è vitale comprendere se i registi dell’11 settembre vadano cercati all’interno del sistema americano, in quei poteri che  aspirano  ad un nuovo ordine mondiale sotto il loro controllo. Poteri che hanno usato l’attentato alle Torri come pretesto per distruggere governi scomodi e insediare governi addomesticati.

E’ vitale comprendere la verità del’11 settembre perché per tali poteri, che agiscono in Europa e nel mondo attraverso il Bilderberg Group e la Trilateral Commission, l’Europa è a sua volta un grande “Stato canaglia”, da destabilizzare o da distruggere. In primo luogo per motivi geopolitici: il Vecchio Continente ha in sé le potenzialità per diventare una superpotenza in grado di insidiare il primato americano. In secondo luogo per motivi massonici: l’Europa è ancora troppo cristiana per i gusti del Bilderberg e della Trilateral.  

Occorre  comprendere.  

Se alla democrazia togli la menzogna, non resta più niente

Un’analisi tecnica dell’11 settembre richiede competenze d’alto profilo, d’altro canto sussistono dati ormai certi, ben comprensibili anche al grande pubblico, forniti da osservatori politici, tecnici e giornalisti investigativi, che hanno riletto criticamente i rapporti dell’amministrazione americana, e che permettono di capire, se non la totale verità su quanto è accaduto, almeno la verità su quanto non è accaduto quella mattina a New York: non è accaduto ciò che la versione ufficiale dei fatti riferisce. In altre parole, i rapporti della Commissione non sono veritieri: non è materialmente possibile che l’implosione delle Twin Towers sia avvenuta, in quei tempi e con quei modi, e per le cause individuate dalle versioni ufficiali. Il sistema mediatico internazionale ha fatto quadrato, per ragioni intuibili, intorno all’amministrazione americana, moltiplicando le ironie sui “complottisti” quando, questi ultimi, hanno il solo torto di essere osservatori razionali e soprattutto uomini liberi, non servi dei potenti che fingono di non riconoscere la verità delle cose solo perché essa svelerebbe le infamie dei loro padroni. Prenderemo in esame solo il crollo delle Torri, e non l’intera dinamica degli eventi, che abbraccia non solo l’attentato al World Trade Center, ma anche l’attacco al Pentagono e il “quarto aereo” precipitato in Pennsylvania. Nonostante possa apparire il contrario, un giudizio pertinente, sul crollo delle Torri non è un’impresa impossibile, neanche per il profano. Le analisi interminabili, del resto, sono inutili quando, come in questo caso,  la verità è evidente, semplice come le leggi della fisica che il crollo delle Torri sembra aver ignorato.

Gli incendi delle Torri

Secondo il Rapporto ufficiale, il calore dell’incendio seguito all’impatto con i Boeing, avrebbe deformato le colonne portanti d’acciaio degli edifici causandone il collasso. Il carburante per aerei (kerosene) produce, incendiato, una temperatura che non supera gli 800°. Il cosiddetto “carico d’incendio”, nelle Torri Gemelle, non altera di molto questo quadro. Il carico di incendio è rappresentato dal tipo di materiale che lo alimenta, che può anche innalzare la temperatura iniziale. Un incendio di kerosene in un deposito di caucciù o di oli combustibili, determinerebbe temperature notevolmente più elevate di 800°. Questo però non poteva valere per il  World Trade Center, quindi la camera di combustione venutasi a creare all’interno delle Torri non può aver superato quel limite. Va considerato, peraltro, che il kerosene non ha alimentato ininterrottamente l’incendio, fluendo dai serbatoi sventrati dei Boeing. Gran parte del carburante, infatti,  era già deflagrata al momento dell’impatto contro le torri (è la nuvola di fuoco mostrata dalle fotografie della tragedia). Non per nulla l’analisi tecnica non ha potuto stabilire con precisione quali temperature siano state raggiunte nel corso degli incendi.

L’acciaio fonde a 1538 gradi, ma non è questo, tecnicamente, il punto. Il Rapporto ufficiale, infatti, non parla di “fusione” dei pilastri d’acciaio: una simile affermazione poteva essere contraddetta da uno studente di un istituto tecnico. Il Rapporto parla di “ammorbidimento” dell’acciaio, di una sua deformazione con conseguente cedimento dell’intera struttura metallica delle Torri. E’ vero che già a temperature inferiori a 800° l’acciaio si ammorbidisce, con alterazioni notevoli della tenuta. D’altro canto gli edifici non sono crollati, con le dinamiche  proprie dei crolli, ma sono implosi, polverizzandosi. L’ammorbidimento delle strutture portanti d’acciaio, dovuto a calore, altera l’asse di una costruzione, può anche portarla  al crollo, ma secondo le leggi della fisica, se non è chiedere troppo, dunque un crollo asimmetrico, parziale, con parte della struttura metallica e della muratura che resta in piedi, con la massa di detriti che, ammassandosi, fa barriera, rallentando o addirittura fermando il crollo stesso, come è accaduto in tutti i casi, precedenti alle Torri Gemelle, di strutture di cemento e acciaio investite da incendi. Non è concepibile, supponendo come causa scatenante il cedimento dei piloni, un collasso totale, subitaneo e simmetrico degli edifici, come se una gigantesca pressa avesse schiacciato le torri polverizzandole in pochi secondi: le macerie residue delle Torri Gemelle, alte 411 metri, non superavano i due piani.  

La struttura metallica delle Torri era costituita da due sistemi di pilastri verticali collegati fra di loro. Vi era una struttura centrale di cemento che conteneva 47 pilastri d’acciaio, di sezione rettangolare, le cui dimensioni variavano da 90 cm di larghezza e 42 di profondità, a 130 cm di larghezza e 55 di profondità, e il cui spessore oscillava dai 10-12,5 cm della base ai 6,5 cm della sommità del pilastro. La struttura portante perimetrale esterna era formata da 240 colonne d’acciaio, a distanza di un metro l’una dall’altra (ogni facciata delle Torri Gemelle misurava 60 metri), di 35 cm di lato e uno spessore che andava dai 5 ai 6,5 cm. Travi orizzontali ugualmente d’acciaio supportavano le lastre di cemento di ogni piano, e collegavano i due sistemi di piloni.

Si vuole che questa struttura d’acciaio, sia quella interna sia quella  perimetrale, si sia ammorbidita come il burro a causa di incendi di incerta temperatura  (ancora se ne discute, visto che alcune  persone sono riusciti a salvarsi attraverso scale, rimaste intatte, del sistema centrale) la cui durata, in ogni caso, è stata brevissima. La Torre Nord è stata colpita alle 8.46 ed è crollata alle 10.28, 1 ora  42 minuti dopo l’impatto. La Torre Sud è stata colpita alle 9.03 ed è crollata alle 9.59, 56 minuti dopo l’impatto.

Altro mistero della giornata: la Torre Sud è crollata con un’ora di anticipo rispetto all’altra Torre, benché la natura e il volume dell’incendio delle due Torri, fossero del tutto simili.

Ebbene, considerando il crollo della Torre Sud, noi dovremmo  credere che, in un tempo inferiore ad un pausa pranzo, un incendio di kerosene alimentato da moquette e arredi d’ufficio, abbia deformato, fino a piegarle, le migliaia di tonnellate di acciaio presenti nelle aeree investite dagli incendi, determinando così il crollo dei pavimenti (detti “solai”) che, non si capisce come, nella loro caduta abbiano dissolto l’intera struttura metallica sottostante (nessun pilone è rimasto integro) che gli incendi non avevano neppure sfiorato: ciascuna delle Torri conteneva complessivamente 150.000 tonnellate di acciaio.  

Il crollo

Entrambe  le  torri sono crollate in 10 secondi circa, velocità di caduta assai prossima a quella della caduta libera. In altre parole: come se i piani i delle due Torri, crollando, avessero avuto sotto di sé solo aria, e non l’immane quantità di materiale dei piani sottostanti. Una caduta così rapida, e la sua verticalità, piaccia o non piaccia, si spiega soltanto con la detonazione in successione di un sistema di cariche esplosive. Il crollo dell’edificio 7 è eloquente, a riguardo.

Molti lettori crederanno  che l’“edificio 7” sia un modo diverso di chiamare una delle torri crollate. Non è così. Le Torri Gemelle erano la “Nord” e la “Sud” del World Trade Center, catalogate nei rapporti con la sigla WTC1 e WTC2. Stiamo invece parlando di un terzo edificio del comprensorio WTC, distante un centinaio di metri dalle due torri, alto quasi 228 metri, di 47 piani, con una struttura portante costituita da 24 colonne interne d’acciaio e 57 perimetrali, che alle 17.20 dell’11 settembre è crollato senza essere stato colpito da nessun aereo. Per ordine delle autorità, era stato sgomberato sin dal mattino.

Ne sapevate qualcosa? Sicuramente no. Il Corriere della Sera ha liquidato l’evento in tre righe e mezzo, il giorno successivo all’attentato, alla fine di un articolo. Questo non riguarda però solo l’informazione italiana: l’agenzia americana Zogby riferisce di un sondaggio del 2006 dal quale emerge che il 43% degli americani non aveva mai sentito parlare di un terzo crollo. Par di capire che i registi dello shock collettivo inflitto agli americani abbiano preferito tener lontano dal giudizio della pubblica opinione un evento che aveva lasciato tracce troppo evidenti di una macchinazione, visto che questo grattacielo non era stato investito da nessun aereo, ma solo dai detriti della Torre Nord. La teoria ufficiale di questo crollo supera infatti, per irrealismo, quella del crollo delle due Torri. L’incendio (questa volta neppure alimentato da kerosene) avrebbe ammorbidito la struttura d’acciaio dell’edificio provocandone il cedimento e quindi il crollo, naturalmente con le stesse successioni delle due Torri: un crollo immediato, con “effetto domino” e con velocità quasi di caduta libera. Il terzo record della mattina, nella storia della moderna scienza delle costruzioni. Il crollo del WTC7 doveva rappresentare il colpo di grazia alla fine di una giornata di strage? Un colpo mal riuscito per un incidente tecnico, un errore di tempistica da parte degli attentatori? O che altro? Probabilmente non conosceremo mai la verità. Di certo, sappiamo solo che la verità non è quella propinata dai rapporti ufficiali. Il fisico Steven E. Jones, scienziato, valuta il tempo di caduta del WTC7 (riflessione che vale ovviamente anche per le due torri):

“6,5 secondi è un tempo di caduta ragionevole? Per fare un confronto, prendiamo la velocità di caduta di una palla dall’angolo del tetto. Quanto impiegherebbe a toccare terra? La risposta è 6,0 secondi. Il tetto è caduto quasi alla stessa velocità! (…) Come è possibile? Fra il tetto e il suolo è presente un’enorme  quantità di acciaio e cemento” (…) Il materiale sottostante il tetto – fra cui delle colonne d’acciaio intatte – dovrebbe rallentarne in maniera significativa lo spostamento. E che cosa succede? E’ come se qualcosa stesse togliendo di mezzo il materiale sotto, qualcosa di simile agli esplosivi, per esempio” (1)

Guy S. Razer (tenente colonnello dell’Air Force in congedo, ex pilota da caccia, ex istruttore della Fighter Weapons School dell’Air Force americana):

“Dopo quattro anni di ricerche a partire dal mio congedo nel 2002, sono convinto al cento per cento che gli attentati dell’11 settembre siano stati pianificati, organizzati e commessi da elementi sovversivi infiltrati ai vertici del nostro governo. E’ giunto il momento di riprenderci il nostro paese. Il ‘crollo’ dell’edificio 7 del Word Trade center mostra oltre ogni ragionevole dubbio che le demolizioni erano pre-pianificate”. (2)

“La demolizione controllata prevede una successione di impulsi che, partendo dal basso, percorrono tutta la struttura con una calibratura di poche frazioni di secondo tra due esplosioni contigue. Infatti, quando il WCT-7 comincia a crollare in caduta libera, si vedono sul lato destro, per chi osserva il filmato, decine di sbuffi neri corrispondenti alle finestre di decine di piani” (3)

Strage di Stato?

Max Cleland (senatore, ex membro della Commissione sull’11 settembre, dimessosi nel dicembre 2003):

Io, in qualità di membro della Commissione 11/9, non potrò guardare negli occhi gli americani, soprattutto i familiari delle vittime (…) Ormai questa inchiesta è compromessa. E’ uno scandalo nazionale. Uno di questi giorni dovremo venire a conoscenza di tutta la storia perché la questione dell’11/9 è importantissima per l’America. E invece questa Casa Bianca vuole coprirla.” (4)

Paul Craig Roberts (sottosegretario al Tesoro sotto Ronald Reagan, ex redattore associato del Wall Street Journal):

“Sappiamo che è assolutamente impossibile che un edificio, men che meno provvisto di colonne d’acciaio, crolli con un ‘effetto domino’ ad una velocità di caduta libera. Pertanto, è un fatto indiscutibile che la spiegazione ufficiale del crollo degli edifici del WTC è falsa”.  (5)

Morgan Reynolds (responsabile per l’Economia del Dipartimento del Lavoro sotto George W.Bush dal 2001 al 2002):

“Ho cominciato a sospettare che l’11 settembre fosse un auto-attentato quando l’amministrazione Bush-Cheney ha invaso l’Iraq” (6)

Fred Burks (ex-interprete del Dipartimento di Stato per i presidenti Bush e Clinton e i segretari di Stato. Diciotto anni di carriera nel Dipartimento di Stato)

“Com’è possibile che i tanto strombazzati sistemi di difesa missilistica del nostro esercito non siano riusciti a localizzare il volo 77 nei quarantacinque minuti in cui si è perduto prima di schiantarsi nel cuore del sistema difensivo statunitense? Una domanda ancora più pressante è questa: perché i nostri mass media non si pongono queste domande? Perché il nostro esercito non sta spendendo parecchi milioni di dollari per scoprire il motivo per cui i sistemi militari di difesa non hanno funzionato l’11 settembre? Perché il budget della Commissione 11 settembre è di gran lunga minore di quello stanziato per il disastro del Challenger o addirittura per il caso Monica Lewinski?” (7)

Robert Bowman (colonnello Air Force in congedo, pilota da caccia, all’attivo più di 100 missioni di combattimento;  direttore dello Sviluppo di Programmi Spaziali sotto i presidenti Ford e Carter).

“A chi ha giovato l’11 settembre? Chi ha insabbiato le informazioni cruciali sull’11 settembre? E chi ha diffuso sin dall’inizio le storie smaccatamente false sull’11 settembre? Quando si mettono insieme questi tre fatti,  credo sia piuttosto lampante che si tratti di individui ai vertici dell’amministrazione, che passano tutti attraverso Dick Cheney. Credo che la cosa più gentile che possiamo dire di George W. Bush e di tutti gli esponenti del governo americano coinvolti in questo massiccio insabbiamento, è che erano al corrente di attentati imminenti e hanno lasciato che accadessero. Qualcuno dirà che è comunque  fin troppo gentile, anche se si tratta di alto tradimento e associazione per delinquere finalizzata all’omicidio” (8)

Sì, effettivamente è una lettura dei fatti molto gentile, come lo stesso Bowman, peraltro, lascia intendere. Tutto autorizza a credere che, in realtà, non vi fosse alcun attentato di questa natura in preparazione, al quale i vertici del potere USA, per criminale machiavellismo, abbiano lasciato libero corso. Nessuna organizzazione terroristica al mondo avrebbe potuto pensare, soltanto in teoria, di violare il cuore dello spazio aereo statunitense, e nessuna, in pratica, avrebbe potuto tentare di farlo senza essere neutralizzata dai sistemi difensivi che, come osserva Fred Burks, misteriosamente non si sono attivati. E’ dunque plausibile che sia accaduto ciò che è stato denunciato da molti e autorevoli osservatori e analisti, in America e nel resto del mondo: al World Trade Center, la mattina dell’11 settembre 2011, ha avuto luogo un auto-attentato per spingere l’opinione pubblica americana e internazionale a chiedere giustizia,  che per la gravità del danno patito non poteva che essere giustizia sommaria. In pratica, da quel momento l’America avrebbe avuto licenza di attaccare gli Stati-canaglia in lista, ricettacolo di terroristi in teoria, in pratica Paesi ricchi di petrolio o significativi sotto il profilo geostrategico. Tutto induce a credere che la distruzione provocata al World Trade Center e il suo infernale scenario, siano stati freddamente pianificati con il fine di scioccare il mondo, per accreditare gli Stati Uniti come poliziotti del mondo.

La conclusione la lasciamo a Barbara Honneger, dal 1995 giornalista di Affari Militari alla Naval Postgraduate (l’università avanzata della Marina per la scienza, la tecnologia e le questioni di sicurezza nazionale), analista politica della Casa Bianca e collaboratrice speciale dell’assistente del presidente Ronald Reagan dal 1981 al 1983:

“E’ stato l’esercito americano, e non Al Qaeda, ad avere accesso a tutte le sovrastrutture del WTC1, del WTC2 e del WTC7 per parecchie settimane prima dell’11 settembre, anche per piazzare cariche di demolizione controllata che hanno fatto crollare tutti e tre gli edifici” (9)

L’amministrazione americana denuncia una “Teoria del complotto”. Allora si faccia avanti l’amministrazione americana con i suoi famigli europei, sempre ansiosi di far quadrato intorno all’onorabilità dei loro padroni d’oltreoceano. Spieghino al mondo, possibilmente evitando le scemenze fino ad ora da loro dette e scritte, cosa è accaduto la mattina dell’11 settembre a Manhattan. Lo facciano, perché il mondo non lo ha ancora capito.

New York Times: (10)

“Un anno dopo il crollo delle torri gemelle i cittadini sono meno informati sulle circostanze in cui sono morte 2.801 persone in pieno giorno all’estremità meridionale di Manhattan, di quanto nel 1912, trascorsa qualche settimana, non lo fossero a proposito del disastro del Titanic.”

Corriere della Sera: (11)

“Una sequenza di contraddizioni, lacune, omissioni, di impressionante gravità. A conferma che la versione ufficiale fa sempre più acqua da tutte le parti.”

Note

 

(1) Cfr.Giulietto Chiesa ( a cura di), “ ZERO ° – Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull’11/9 è un falso” PIEMME , 2011,  p.222

2) Ibid., p.435

3) Ibid., p.25

4) Ibid., p.419

5) Ibid., p.427

6) Ivi

7) Ibid., p.430.

8) Ibid., p.431

9) Ibid., p.439

10) Ibid., p.123

11) Ibid. Citazione  in quarta di copertina