Qualcuno già lo diceva, qualcuno l’aveva già intuito.

Eppure, scoprire l’acqua calda non è mai stato così difficile. Nella pianificazione di questa invasione demografica, dove migliaia di stranieri approdano sul nostro suolo, le ONG trovano una fertile occasione di lucro. Dunque, dietro queste apparenti missioni di salvataggio, affiora l’ovvietà delle intenzioni dei presunti magnanimi, ovvero, l’importazione massiccia e sconsiderata di coloro che vengono definiti dai nostri politicanti “ risorse”. Il 34% delle importazioni proviene da loro, le Organizzazioni Non Governative.

Ma come fidarsi di queste entità, che hanno sempre fatto del subdolo marketing il loro cavallo di battaglia? Parliamo delle stesse organizzazioni che usano la figura dei dialogatori, spesso ragazzi italiani sottopagati e assunti con contratti iniqui per strappare adesioni, dove la maggior parte delle spese servono a coprire il voracissimo motore della pubblicità e del management. All’interno di questo meccanismo, l’Unione Europa è chiaramente complice. Dai suoi fondi, infatti, diverse persone (le quali non hanno evidentemente a cuore le sorti dell’Italia) aprono centri d’accoglienza, affinché non si fermi questa diabolica logica di profitto. Così, la catena di montaggio del business dell’accoglienza è compiuta.

Ormai il popolo si è accorto delle operazioni di questo ingranaggio. Osservano queste persone, di cui la maggior parte non è fuggita da guerre, che usufruiscono di servizi senza lavorare minimamente. Osservano l’inserimento delle “risorse” all’interno di zone disabitate, al fine di ripopolarle. La sostituzione etnica sbattuta in faccia agli italiani. Perché scrivo questo? Perché è palese la collaborazione fra le ONG e la politica. Vi è una concatenazione ben definita. Corsi e ricorsi storici: la nuova frontiera della tratta degli schiavi.

Non siamo tenuti a riflettere sulle evidenti contraddizioni di questi spassionati signori, ma siamo tenuti a combatterne la malafede. Le attività ricorrenti di queste ONG altro non sono che un’estensione fisica dello scafismo, oppure la legalizzazione di quest’ultimo. Se prima costoro incantavano gli italiani con pubblicità strappalacrime e retorica dal cuore di zucchero, adesso non abbiamo più scuse. Siamo chiamati a prendere coscienza delle nefandezze di questi affaristi e a reagire prontamente.

Una morale annacquata dall’ipocrisia sta inquinando la coscienza dell’uomo europeo, inducendolo a eterni sensi di colpa nei confronti della gente africana. Le associazioni hanno sempre fatto leva su questo sentimento, utilizzando il subdolo metodo del ricatto psicologico ed emotivo. Torniamo, dunque, ad una solidarietà più concreta e genuina: guardiamo alle nostre famiglie, ai nostri cari, ai nostri vicini. Lasciamo perdere i pomposi proclami sulla salvezza dell’umanità, laddove si espongono in vetrina e si mercificano volti di bambini affamati.

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