Cosa direste se un regista europeo facesse un film dove tutti gli attori neri presenti fanno la parte dei “cattivi” mentre quelli bianchi i buoni? E se il protagonista, un giovane ragazzo bianco americano, dopo essere stato rapito da una famiglia di neri che fanno esperimenti sugli esseri umani, li uccide tutti, e intendo: madre, padre, fratello e sorella? Molto probabilmente il film verrebbe boicottato, censurato o non uscirebbe neanche, mentre per quanto riguarda il regista verrebbe tacciato di razzismo, xenofobia, suprematismo bianco e tutte quelle altre etichette che sono consueti usare i mass media.

Un film del genere, però, è effettivamente uscito nel 2017 ed è la pellicola di cui voglio parlarvi. Solamente che i ruoli in questo specifico caso sono invertiti e, in modo del tutto kafkiano, il film da “razzista” diventa magicamente un film contro il razzismo. Il film in questione è Get Out: Scappa co-prodotto, scritto e diretto dal regista afro-americano Jordan Peele, che con questa pellicola sfoga tutto il suo odio xenofobico verso i bianchi.

Il titolo, infatti, riesce ad evocare benissimo quel sentimento di fuga che ogni spettatore bianco avrà sicuramente percepito andando al cinema per vederlo. Come detto poco fa, il film è stato spacciato come l’ennesima litania contro il razzismo dei bianchi in America, mentre in realtà è proprio totalmente anti-bianco. Vi starete chiedendo perché? Per tutta la durata della pellicola, ogni scena non può concludersi senza che riecheggi questo leitmotiv: “L’uomo bianco è malvagio”.

Il film inizia mostrandoci il giovane protagonista afro-americano, Chris, e la sua dolce fidanzata bianca, Rose. Sono la classica coppia interrazziale americana in procinto di conoscere i genitori bianchi di lei, borghesi e molto liberali, passando una settimana nella loro tenuta. Durante il tragitto conosciamo due poliziotti, uno nero e uno bianco; il primo è il migliore amico di Chris, Rod, che frequentemente dirà pesanti battute contro i bianchi per tutto il film; il secondo è bianco, severo, cattivo e “razzista” nei confronti di Chris.

Arrivati nella tenuta dei genitori di Rose notiamo nel comportamento eccessivamente accomodante un tentativo di nascondere la loro contrarietà nella relazione interrazziale della figlia. La madre fa la psichiatra mentre il padre il medico, e il fratello vuole seguire le orme del padre. Non mancano neanche di essere citati Owens e Obama e di rievocare lo stereotipo della famiglia bianca del sud privilegiata che sfrutta i neri nella loro grande reggia. Alla sera facciamo la conoscenza del fratello di Rose, Jeremy, che subito ci viene presentato come un ragazzo  ricco e viziato che cerca di provocare Chris con battute legate alla fisicità dei neri.

Il giorno seguente vediamo arrivare in grosse macchine di lusso dei bianchi aristocratici, amici della famiglia di Rose. In mezzo a loro Chris si sente spaesato e disorientato dai loro modi “razzisti” di rivolgersi a lui, finché non nota tra la folla un nero che crede di conoscere. Chris a questo punto, oltre a colloquiare con lui dicendo che, tra tutti questi bianchi, è bello trovare un fratello nero, decide di chiamare Rod per raccontagli tutto e le risposte di Rod in merito sono: “Lo sai che i bianchi trasformano i neri in schiavi del sesso”, paragonando i bianchi al criminale Jeffrey Dahmer, noto anche come “Il cannibale di Milwaukee” o “Il mostro di Milwaukee”. Una volta terminata la telefonata scende e incontra di nuovo gli aristocratici amici del padre di Rose e un giapponese che gli chiede se nel mondo moderno essere nero è un vantaggio oppure uno svantaggio. Solo successivamente scopriremo che quelli erano tutti clienti del padre che “acquistano” neri da lui.

Ma man mano che il fine settimana procede, una serie di inquietanti scoperte, come lo strano comportamento di tutti e le foto che Rose tiene nascoste che la ritraggono in compagnia di tutti i suoi ex neri, lo portamo ad una sola conclusione possibile: il padre di Rose è un moderno “angelo della morte” che fa esperimenti umani sui neri, togliendo i cervelli dai bianchi che pagano per farseli impiantare in corpi di neri, e che Rose recitava il ruolo della fidanzata con il preciso intento di attirarlo nella tenuta per usarlo come cavia. Rod percependo che c’era qualcosa che non andava si dirige dalla polizia, dove viene ricevuto da una poliziotta nera, a cui gli spiega che il suo amico e scomparso e potrebbe essere in grave pericolo, perché la sua ragazza è bianca. La poliziotta risponderà in merito che le ragazze bianche “fregano sempre”.

Il film termina con l’uccisione di tutta la famiglia di Rose, lei compresa. La “morale”, se così si può chiamare, di questo film è: uccidere i bianchi non è reato! Avvalorato dal fatto che le varie battute considerate “razziste” sono lecite se la parte discriminata è un bianco, ma illecite se si parla di non-bianchi.

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