Ha avuto largo spazio nella giornata di ieri sulla stampa locale e nazionale l’iniziativa torinese di concedere alle coppie con carta d’identità araba due biglietti al prezzo di uno per accedere al Museo Egizio di Torino.
Tale iniziativa, dettata forse dalla volontà di avvicinare una specifica etnia (quella araba) ad un museo che tratterebbe argomenti attinenti a quella etnia (niente di più falso, perché l’Egitto del Museo Egizio è un Egitto greco e non arabo), testimonia l’ignoranza che alberga nelle teste di chi è preposto a gestire la cosa pubblica, almeno in quel di Torino (ma sono convinto che anche in altre località la cosa pubblica non se la passi meglio).
Forse per ignoranza (comunque colpevole), si è fatta confusione tra etnia e nazionalità.
Mi sembra di capire che questi mentecatti (absint iniuria verbis, ma, sinceramente, non trovo altra espressione per indicare colui il quale ha la mente ristretta) ideatori di una tale iniziativa non han ben chiari alcuni aspetti attinenti al mondo arabo.
In primo luogo, un arabo non è necessariamente musulmano, come si evince dalla foto del cartellone che pubblicizza questa “intelligente” iniziativa, in cui si vede la donna con il capo coperto da un elegante hijab, dando per scontato che, essendo araba, sia anche musulmana. Vi sono numerosissimi arabi cristiani, basti pensare ad alcuni libanesi, siriani, giordani, iracheni, palestinesi ed egiziani stessi.
Tuttavia, la questione base è riuscire a definire quali sarebbero i paesi arabi, dal momento che l’essere arabi è un’appartenenza etnica, non un fattore d’identità nazionale (l’abitante della Kabilia algerina non è un arabo, e per di più ci tiene particolarmente ad evidenziare di non esserlo). 
La Grande Nazione Araba è stata un’idea attribuibile al movimento Ba’athista (anni ’50-’60 del secolo scorso), che non ha creato (purtroppo) un bel nulla in termini di struttura statuale araba. Inoltre, non tutti i paesi di quello che viene sommariamente definito il “mondo arabo-islamico” indicano chiaramente nella costituzione di essere un “paese arabo”.
Per tutti questi motivi, sorgono alcuni dubbi:il sudanese, che di etnia è numida e non araba, e che storicamente con l’Egitto ha molto da spartire, deve pagare il biglietto anche per la sua consorte? E che cosa ne facciamo dei cittadini iraniani, i quali mi consta siano fieri di non essere arabi, come non era araba la dinastia persiana fatimide, musulmana e sciita, che per un lungo periodo ha imperato sull’Egitto? Lasciamo le loro mogli fuori dal museo? E l’algerino kabilo o il libico berbero, possono accedervi a prezzo scontato pur non essendo arabi? Oppure è sufficiente che la loro donna dimostri di essere musulmana presentandosi sorridente con lo hijab?
Infine, dando per assodato che nel mondo arabo siano più numerosi i musulmani, si sappia che, per il musulmano praticante, il termine “faraone” è dispregiativo. Infatti, il Presidente egiziano Hosni Mubarak era definito “faraone” dagli islamisti militanti, suoi acerrimi nemici.
 
Insomma, esclusa l’iniziale e flebile speranza che si tratti di una “bufala”, se la notizia fosse vera… che una sana e prolungata pernacchia spettini i responsabili di tale iniziativa.