Facciamo due conti per capire, a camere ormai sciolte, qual è l’impegno che le nostre FF.AA. sono chiamate a sostenere. 

Allo stato attuale (fine 2017), le operazioni nelle quali sono coinvolti i nostri uomini in divisa ammontano a 33 (sembra un numero magico). I teatri operativi in cui i nostri soldati e le loro bandiere sono schierati coprono 22 Stati ripartiti sui continenti africano, europeo e asiatico. I soldati schierati ammontano a 7.000.

A metà gennaio del 2018, il disciolto Parlamento si riunirà (ma se è disciolto, quale sarà la sua legittimità?) per rinnovare un impegno che si prevede in incremento. Infatti:
• verrà aperto un nuovo fronte, il Niger (del quale abbiamo già parlato), ove verranno impiegati più o meno 250 soldati;
• sarà avviata una missione tipo “training” in Tunisia;
• lo schieramento in Libia verrà rinforzato.

Mentre non sembrano previste riduzioni degli organici dei nostri soldati schierati in Kosovo e in Libano, né degli schieramenti navali, sembrerebbe invece profilarsi una riduzione del personale già schierato in Afghanistan e in Iraq.

A guardar bene, e questo tranquillizza, sembra quasi che i nostri vertici politici e militari abbiano capito che è necessario concentrare gli sforzi nell’area del Mediterraneo, ossia intorno a casa nostra, in cui si sta concretizzando sempre di più il rischio derivante dalla minaccia costituita da due fenomeni che potrebbero anche andare a braccetto: il jihadismo e l’emigrazione clandestina

Comunque, nella nostra Italia – moderna, antifascista e democratica – per Costituzione legata a due banalità che dicono l’ovvio, come il fatto che è «basata sul lavoro» e che «ripudia la guerra» (quasi a stigmatizzare chi può vivere di rendita e chi ha scelto il mestiere delle armi), e dove sembra prevalere il battibecco politico e istituzionale che non porta a nulla, i nostri soldati continuano a fare la loro “porca” figura sia sul piano interno (contribuendo al controllo di un territorio ove, per l’insipienza di una politica ribalda, la criminalità micro e macro riesce a menarsi i fatti suoi), sia sul piano internazionale, schierati come sono, in numero elevato, in teatri operativi dove si fa la guerra. 

Pertanto, ancora, onore ai nostri soldati e onore alle loro bandiere.