Molti fra coloro che si professano “di estrema destra” – per quanto questa definizione possa valere di fronte ai cedimenti dell’epoca attuale – assumono, più o meno inconsciamente, riferimenti storici e culturali che, al di là delle apparenze, conducono a direzioni totalmente opposte a quelle proprie dell’uomo tradizionalmente orientato.

Le adunate oceaniche, i diktat indiscutibili, la venerazione quasi fisica verso il Capo – cui si contrappone una massa adorante e spersonalizzata – sono concetti estranei alla Tradizione e che, anzi, denotano l’avanzare già maturo dell’infezione dei tempi moderni.

La società e l’uomo tradizionale sono per definizione “centrati”, fondandosi sull’equilibrio e sulla consapevole rispondenza dell’interiorità del singolo e del tessuto sociale all’ordine naturale.

Ad un profondo senso di appartenenza e di consapevolezza di sé si accompagna, quasi come contrappeso, una innata indocilità: diremmo che nell’animo tradizionale dimora la consapevolezza che il fuoco può essere antico anche quando le fiamme sono giovani. Da ciò derivano i grandi gesti di rifiuto – spesso anche ritualizzati, mitizzati – che nelle società antiche hanno consentito di espellere come un corpo estraneo il tiranno e il demagogo.

Nelle società tradizionali, inoltre, la fedeltà è un dovere, ma è altrettanto certamente anche un diritto: il diritto di obbedire senza perdere onore e dignità, riconoscendo che la società debba conformarsi ad un centro ordinatore e ruotare attorno ad esso in cerchi ordinati e consimili.

Niente busti di cartapesta, niente “zitto e obbedisci” o varianti sul tema, quindi. Il popolo tradizionale è un Popolo di Signori, un Herrenvolk consapevole e compatto perché formato da cellule vive e combattenti.

Ed essere un Popolo di Signori, va detto, è estremamente difficile: la coscienza collettiva non deve cedere al sonno né permettere l’affermazione di princìpi pigramente autoritari. Le dittature del XX secolo – senza eccezioni – ci dimostrano che, ad oggi, la sfida è stata persa.

Quante bandierine sventolanti, quanti “salve, Vittoria”, quante divise di ordinanza. Tutto si è sciolto come neve al sole terminato l’incantesimo e le masse sono tornate ad essere ciò che sono: informi bestie in cerca di padrone e di tranquillità. E quanto grandi, invece, sono gli esempi di coloro che pure nella disfatta hanno saputo mantenersi fedeli a se stessi e non crollare: qualcosa di incredibile.

La vera sfida dell’uomo tradizionalmente orientato, quindi, si pone nel domani: costruire un Popolo di Signori che sappia superare la fine degli individui e dei capi e che sappia perpetuare se stesso. Senza busti di gesso, senza accendini con motti sgrammaticati: dentro di sé, prima che nelle strade.