“L’Italia è una repubblica fondata sull’antifascismo”. Così recita l’articolo non scritto della Costituzione considerata “la più bella del mondo”. Una frase di cui non è ben chiaro a nessuno il significato, nemmeno a chi ne fa un motto paragonabile al francese “Liberté, egalité, fraternité”.

Solo leggendo la frase, lasciando stare la retorica, è possibile dedurne la pochezza: fondare una società, uno Stato, sulla negazione di qualcosa è già di per sé un’assurdità; se, inoltre, questo qualcosa viene riempito come uno scatolone di concetti ad esso di per sé estranei, ma che vanno contro il pensiero dominante, ecco che si entra nel circolo di un nuovo tipo di totalitarismo, nascosto e subdolo, che abbandona la propaganda dell’auto-esaltazione per far leva su ciò che sarebbe senza di esso, senza nemmeno scomodarsi a mettere sul tavolo i propri meriti.

L’antifascismo attuale, ormai molto distante da quello che mosse la Resistenza, non aderisce, in generale, ad un’ideologia ben definita. Certo, nel calderone antifascista troviamo ancora qualche comunista vecchio stampo, qualche residuato che ancora si definisce socialista, alcuni liberali, alcuni democratici, molti anarchici, persino certi nazionalisti legati alla storia dei “partigiani azzurri”. Tutti questi pensatori fanno dell’antifascismo una conseguenza delle loro idee: ad esempio, un comunista, una volta che abbraccia le idee di Marx ed il nostalgismo per il blocco orientale, diventa anti-fascista, così come anti-capitalista, in virtù della sua ideologia, spesso forzando spiccatamente alcuni concetti.

La stragrande maggioranza degli antifascisti, invece, segue il percorso inverso. Prima si definiscono “antifascisti” e solo dopo decidono di fare propria, anche se ciò avviene molto raramente, un’ideologia determinata. Per definirsi “anti-X”, occorre prima definire cosa sia questo “X”. Il problema è che gli antifascisti odierni si inventano di volta in volta una definizione di “fascismo”, adattata a seconda delle circostanze e delle battaglie più o meno insensate che portano avanti. Il fascismo non trattò mai certi argomenti, poiché si sviluppò in un periodo storico ed in un contesto sociale ben diverso da quello attuale. Tuttavia, oggi, viene considerata fascista qualsiasi idea che vada contro il pensiero dominante e che scateni le reazioni isteriche sui social da parte dei pensatori “lefty”: chi sostiene l’importanza del cattolicesimo nella nostra società è fascista, chi non usa l’asterisco è fascista, chi sostiene la diversità delle etnie e l’esistenza di due soli sessi è fascista, chi lotta contro il sistema economico turbo-capitalista è fascista, chi è contro le droghe è un fascista, chi promuove la sicurezza è un fascista.

Considerando poi l’assunto tanto ripetuto “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”, ecco che qualunque pensiero associato, a torto o ragione, al fascismo viene necessariamente bandito e perseguitato. Un’escamotage per imporre la propria visione del mondo assurda e meschina, uscendone puliti e senza essere tacciati di anti-democraticità. Oltre alla repressione legale, vige anche la repressione violenta e di stampa, abusando del termine “squadrista”, che vede protagonisti centri sociali e collettivi, i quali si fanno difensori dello Stato imponendo il proprio pensiero sotto il grido “Uccidere un fascista non è reato”. Ed infine vi è il terrorismo mediatico del sistema, che mette a nudo i suoi fallimenti e la sua corruzione, ma che si fa garante della barriera contro l’avanzare dei neofascismi, secondo la logica che “si muore di fame, ma almeno non c’è il fascismo”.

Ampliando i nostri orizzonti, scopriamo che esistono anche altre “anti-ideologie” che mancano di obiettività di giudizio e risultano più pericolose di quelle che vogliono contrastare. L’anti-comunismo, primo tra tutti, eguaglia e talvolta supera l’anti-fascismo in tema di ignoranza ed assurdità. Anche il comunismo viene associato a concetti ad esso estranei, o comunque adottati solo recentemente snaturandone i contenuti base (immigrazione, matrimoni gay, droghe, giustizia leggera, tanto per citarne alcuni) ed automaticamente viene definito “comunista” chiunque supporti anche solo uno di questi concetti; addirittura, viene marchiato con la falce e martello qualsiasi individuo non si fidi del centrodestra e non aderisca alle grandi coalizioni da Seconda Repubblica, poiché accusato di fare il gioco delle sinistre. Questo crea inevitabilmente un anti-comunismo generico, che vede su uno stesso fronte “fascisti” e liberal-capitalisti, uniti solo da un astio verso il terzo incomodo e non da interessi comuni, poiché non esistono. Eppure, chi fa dell’anti-comunismo il motore del proprio pensiero, dovrebbe sapere che fu proprio questo approccio negativista a portare alla dissoluzione del tanto venerato Movimento Sociale Italiano, che si riempì di personaggi anche anti-fascisti fino alla svolta di Fiuggi, da molti considerato un tradimento, ma che fu in realtà un epilogo destinato a succedere in base a delle specifiche premesse.

Con questi esempi abbiamo mostrato come le anti-ideologie siano pericolose sia per la società sia per lo stesso pensiero che sostengono di voler proteggere. Sono fondate sulla paura, sull’ignoranza, sull’odio, una colpa per decenni attribuita solo alle dittature dispotiche, ma che è propria anche e soprattutto di quei regimi libertari, come quello eurofilo in cui viviamo oggi, che agisce in maniera più accorta e meno brutale, ma non per questo meno efficacemente.