Dai giornali apprendo che la Mogherini, motu proprio, ha accelerato la tempistica per la formazione di uno Stato palestinese in barba a tutte le discussioni ancora in atto, affiancandosi così alla Finlandia, la quale ha parimenti tagliato questo nodo gordiano che nessuno sa (o vuole) districare.

Non ho particolare simpatia per gli israeliani, i quali non hanno remore a passare oltre (uso un eufemismo) ogni accordo, anche internazionale, quando si tratta dei propri interessi; ma nemmeno nutro particolare simpatia per i palestinesi (di Fatah prima e di Hamas poi, ma neanche per quella che è l’ANP), perché la loro leadership non ha fatto altro e continua a non fare altro che usare strumentalmente il proprio popolo per portare avanti richieste spesso non realizzabili ed utili solo a fomentare la contrapposizione. In particolare adesso che una parte della causa palestinese si è sposata con quella islamista di Hamas.

Spesso ci rifletto e mi consta che storicamente la questione palestinese, riconducibile fin dall’inizio dei tempi alla lotta dai contorni più prosaici che spirituali tra ebrei e filistei, con l’affermarsi del focolaio israeliano e dell’ideologia post-coloniale e sessantottarda, è andata via via inquinandosi di apporti ideologici di bassa politica internazionale ed energetica, e adesso, con l’iniziativa di Trump (un altro bel tomo dell’ideologia yankee, ma tuttavia sempre meglio dell’infausta accoppiata Obama-Clinton), rischia di trasformarsi in una questione religiosa per il predominio di un solo credo, quello ebraico (essendo lo Stato di Israele sostanzialmente confessionale) o quello islamico, su di un’area che invece è di pertinenza di tre religioni: Gerusalemme.

Il motivo delle intifade – quante sono state, tre o quattro? Ne ho perso il conto, anche perché non hanno mai sortito una soluzione – è sempre lo stesso: una passeggiata provocatoria di alcuni ebrei sulla Spianata, alla quale i musulmani rispondono come se la spianata fosse di loro esclusiva proprietà, senza tener conto che questa ha avuto precedenti illustri “proprietari”, ossia gli ebrei e noi cristiani.

A titolo di chiarimento storico: numerosi secoli (almeno una quindicina) prima che Mohammad ascendesse al cielo dalla Spianata di Gerusalemme sul suo cavallo bianco Buraq, su quella stessa Spianata, realizzata poi intorno al 1000 AC, Abramo stava per sacrificare il figliolo Isacco; e numerosi secoli dopo (circa seicento anni prima dell’avvento dell’Islam), Gesù vi ha predicato mettendo in seria difficoltà i sacerdoti del tempio e gettando le basi del cristianesimo; eppure ebrei e cristiani non hanno il diritto di circolare liberamente in quel perimetro riservato ai musulmani, proprio come musulmani e cristiani non hanno diritto di circolare liberamente in quel perimetro riservato agli ebrei.

Purtroppo è ormai una vulgata condivisa a livello internazionale che la parte della Spianata del Tempio ove sorgono le due moschee sia esclusiva proprietà degli ultimi arrivati (altrettanto illustri dei precedenti), i musulmani; e l’altra parte della spianata degli ebrei.  

Ma non dovrebbe essere così, tanto più che nessun cristiano impedisce a musulmani ed ebrei di accedere alla basilica del Santo Sepolcro.

E se da un lato vanno stigmatizzate le passeggiate provocatorie degli ebrei, dall’altro sarebbe bene che qualcuno si occupasse di richiamare i musulmani a più miti consigli, quanto alle loro pretese di monopolio religioso di quel luogo. Non è accettabile che se un ebreo o un cristiano si azzardano a mettervi piede, finisca in un diluvio di sassate.

Comunque, visto che Gesù aveva con il tempio un rapporto a dir poco travagliato, mi tiro fuori, e con spirito imparziale non posso non riconoscere che più di noi cristiani spetta comunque anche agli ebrei di poter accedere liberamente alla spianata, almeno per compiervi il tradizionale rito (e si parla di tradizione vecchia di millenni) della “pietra angolare”.

E’ vero che gli ebrei sono “tosti”, spesso sprezzanti e intolleranti, e non esitano a dar prova di scarso rispetto dei diritti umani, convinti come sono della loro “superiorità”. Però, forse, parte di quei difetti sono attribuibili a speculari difetti dei loro cugini, i musulmani, con i quali dai tempi di Abramo, quando gli ebrei erano già ebrei e gli arabi (allora, in quel posto e in quel periodo, filistei) non erano ancora musulmani. Una inimicizia che si protrae nei secoli e chissà in quali meandri della storia affonda le sue radici.

Pertanto è bene che noi, italiani e cristiani, non ci facciamo coinvolgere in beghe scoppiate da tempo immemore tra cugini germani nell’etnia e nella religione: israeliani/ebrei e arabi/musulmani.

Evitiamo di prendere parte per qualcuno, perché in quella regione le cose sono tutt’altro che nette e noi, italiani ed europei, non abbiamo gli strumenti né per capire da che parte sta la ragione e meno ancora per trarre profitto da un eventuale nuovo equilibrio che avremo sponsorizzato.