Le “autonomie” non sono altro che uno schermo dietro il quale si nascondono motivi economici e di potere; è curioso che le parole e le frasi usate dai liberalisti e dai sostenitori delle autonomie siano identiche a quelle di Lutero usate nel testo Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (1520), scritto, anche questo, apparentemente per motivi teologici, ma dietro di esso vi erano la brama di potere finanziario, economico e politico da parte dei ceti emergenti.

 

In questo saggio, cercheremo di dare una risposta ai motivi dell’inquietante parallelismo tra il linguaggio, soprattutto mediatico, dei facinorosi per le autonomie (dalla Catalogna ai nostrani veneti) e dei liberalisti in genere, con il testo Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca scritto da Lutero, nel 1520, tre anni dopo le “95 tesi”, nel momento in cui capì che le sue idee iniziali, solo teologiche, non avrebbero fatto presa se non abbinate ad un movente economico-politico, quindi rivolte alla nobiltà tedesca (non al popolo tedesco!).

In un’altra dissertazione abbiamo dato una risposta alla domanda: perché è nata e perché si è diffusa la dottrina luterana, individuando, senza pregiudizi, solo dal dato storico, che, salvo l’iniziale buona fede di Lutero, la nascita e lo sviluppo del protestantesimo fu esclusivamente per bramosia di potere politico ed economico.

Il testo, Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, fu fortemente voluto da un rappresentante dei ceti agiati al fine, celato, di far pressione sulla Chiesa e sull’Imperatore per avere più potere economico e politico. Si chiamava Ulrich von Hutten; successivamente si aggiunse un altro cavaliere, Franz von Sickingen. Come indicato nel saggio sul luteranesimo, ma anche per ammissibilità degli stessi luterani, l’interesse di questi cavalieri non era religioso, ma prettamente finanziario, economico e politico.

Il decentramento amministrativo è funzionale alle società liberiste, poiché facilita la gestione del potere politico locale; è più facile “entrare” in un sistema politico amministrativo piccolo da parte di potenze economiche e finanziarie che si espandono su tutta la nazione o più nazioni. Ma questa situazione, a volte, può apparire (a prima vista) proprio al contrario. Per esempio (come nel caso della Sardegna), in una grande società, che per suo interesse non ascolta l’amministrazione locale, ovvero procede nelle sue attività nell’impotenza della regione/stato locale, con le sole autorizzazioni dello Stato centrale, potrebbe sembrare che vi sia uno Stato accentrato! Non è così. Infatti, il decentramento amministrativo è funzionale al sistema liberista, e qualora l’apparato locale non si conformi all’economia e alla finanza dei “grandi” (come diceva Machiavelli), il sistema locale deve soccombere, perché tutta la “struttura” è funzionale a quegli interessi. Quanto detto è stato già descritto da Alexis de Tocqueville (filosofo, politico e giurista illuminista, 1805-1859) in La democrazia in America: «negli Stati Uniti non esiste accentramento amministrativo. Il decentramento vi è stato portato a un grado tale che nessuna nazione europea potrebbe sopportarlo, io penso, senza un profondo disagio e che anche in America produce effetti cattivi. Ma, negli Stati Uniti, l’accentramento politico esiste al più alto grado. Sarebbe facile dimostrare che la potenza nazionale vi è più accentrata di quel che non sia in una qualsiasi delle antiche monarchie europee. Non solo in ogni stato vi è un solo corpo che fa le leggi, non solo esiste una sola forza capace di far nascere intorno a sé la vita politica; ma, in generale, si è evitato di costituire numerose assemblee di distretto o di contea, per paura che queste assemblee siano tentate di uscire dalle loro attribuzioni amministrative e ostacolare il cammino del governo.» Più chiaro di così! (Meditate, veneti!).

Vediamo ora il contenuto del testo [per le citazioni si è fatto uso di una traduzione protestante.]. Possiamo dividerlo in due parti: una prima parte riguardante alcuni istituti giuridici della Chiesa (le famose “tre muraglie”), il sacerdozio, l’interpretazione della Sacra Scrittura e la convocazione del Concilio; la seconda parte, la parte più corposa, il vero appello alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, è costituita da 3 Temi e 27 “proposte concrete”.

Il testo non è rivolto a tutto il genero umano o ai cristiani, come sarebbe logico (uno che scopre una verità sovrannaturale la vuole condividere con tutti!) ma si rivolge solo ai Tedeschi («Cari tedeschi svegliamoci …»), anzi ai soli nobili, il che la dice lunga sulla bontà delle teorie di Lutero, anzi è indicatore di un interesse.

Vedremo che, salvo alcune “proposte” riguardanti norme religiose di poco rilievo teologico, le restanti proposte sono prettamente economiche!

TEMA n. 1. Togliere il potere economico al Papa. Lutero attacca il Papa per il lusso e lo sfarzo mondano. Argomenti che fanno presa su un ampio pubblico, non solo, come diceva Cicerone nel De Oratore, la molla che fa scattare l’uditorio è l’invidia! Non diversamente, gli odierni autonomisti accusano il potere centrale di sprechi, ma quantunque siano veri, l’obiettivo non sono gli sprechi, ma creare una opinione contraria al sistema al fine di scardinarlo e ottenere altro potere economico-finanziario, e di conseguenza politico.

TEMA n. 2. Eliminazione delle sedi cardinalizie. Lutero in questa proposta è così esplicito che non fa riferimento a nessun “copertura” teologica, ma è indignato solamente per questioni economiche. Infatti, non vuol togliere i cardinali in quanto tali, ma vuole solo imporre il principio che le ricchezze delle sedi cardinalizie non devono appartenere a Roma, ma devono rimanere in Germania. «Perché mai noi tedeschi dovremmo sopportare tale sfruttamento e un tale sperpero dei nostri beni da parte del papa?». È impressionante il parallelismo con quanto affermano i fautori delle autonomie! Allo stesso modo, quest’ultimi, non sono per l’eliminazione in toto di alcuni istituti giuridici o ministeri ma vogliono che gli stessi siano trasferiti e gestiti nel loro territorio!

TEMA n. 3. Sproporzionata struttura burocratica papale, eliminazione delle tasse e dei benefici diretti a Roma. Sono proprio due cavalli di battaglia dei liberisti e di chi vuole l’autonomia! Lutero ritiene che la burocrazia papale è troppo numerosa e perciò depredano come lupi i benefici tedeschi. Lutero fa una carrellata sulle tasse e i tributi che i tedeschi pagano a Roma o alla Stato, ritenendole molto più di quanto pagasse un tempo, e continua con invettive contro esosità delle tasse e contro le delegazioni che raccolgono denaro per conto della chiesa. Molto interessante sono le seguenti parole usate da Lutero: «Le tasse annuali dovrebbero essere trattenute in Germania o dovrebbero essere abolite» e, continua: «dobbiamo diventare furbi e renderci conto che la nazione tedesca è più adatta del Papa a conservare e gestire questo denaro». Ancora: «questa è una ruberia bella e buona … i tempi sono maturi per strappare quello che è andato a Roma … i principi e la nobiltà devono vigilare che i beni rubati siano restituiti … sottratti ai ladroni romani». Insomma “Roma ladrona” non è un nuovo conio! È veramente sorprendente che oggi abbiamo i fautori del referendum in Lombardia e Veneto, di quest’anno, che hanno usato le stesse parole per propagandare il “si” (La Germania era una parte dell’Impero e della cristianità come la Lombardia e il Veneto sono una parte dell’Italia). Ma i veri motivi di Lutero e dei novelli autonomi non sono un uso di pubblica utilità a beneficio di tutti i cittadini delle tasse che arrivano a Roma ma solo per pagare meno da parte dei “grandi” e di poter gestire le somme destinate a Roma! Quindi i beneficiari di queste tasse sottratte a Roma sono coloro che bramano nuovo potere finanziario, economico e politico! Vedesi i casi delle Banche tedesche del 500 e le odierne banche che sono dietro le autonomie!

Al fine di dare attuazione a ciò che è stato affermato nei Temi, Lutero fa, alla “Nobiltà tedesca” 27 Proposte. Vediamole una per una.

Proposta n. 1. I principi, i nobili e le città devono impedire che i sudditi pagano le tasse a Roma. L’autorità secolare deve proteggere gli innocenti dice Lutero, qui sta la base del linguaggio al fine mediatico per creare una popolazione arrendevole a un accaparramento di un potere esecutivo-giudiziario da parte dei ceti emergenti, non diversamente il linguaggio autonomista odierno che propone di creare polizie regionali e norme regionali da portare in tribunali (Non solo i “nobili” non devono pagare le tasse a Roma, ma anche i loro sudditi! Poiché anche questo denaro deve essere gestito dai potentati economici-finanziari e non dall’apparato politico-amministrativo dello Stato).  

Proposta n. 2. Alcune tipologie di tasse siano di competenza locale e non di Roma. Forse è superfluo ogni commento! Si cerca, oggi, in ogni modo di far transitare alcune tasse dalla competenza statale a quella regionale (uno su tutti il “bollo” auto); questo permette ai potentati locali di meglio inserirsi nella gestione di questo flusso di denaro! Non c’è nessun motivo reale che la gestione di alcune istituzioni fondamentali per una società siano gestiti a livello locale, si pensi alla sanità. Anzi, la gestione a livello locale arreca più sprechi nonché sperequazione tra varie zone dello stato.

Proposta n. 3. Non si deve andare a Roma per ottenere l’investitura da vescovo. Apparentemente questa proposta sembra non legata a un motivo economico, ma è lo stesso Lutero che si accanisce affinché la nomina si fatta da vescovi locali (alludendo al Concilio di Nicea che stabiliva la nomina del vescovo da parte di tre vescovi limitrofi). Tutta l’economia locale nel 500 dipendeva dal vescovo quindi la sua nomina da parte di Roma influiva sull’economia e sulla finanza locale di conseguenza la gestione del potere economico-finanziario e politico locale veniva sottratto alle emergenti e bramose forze emergenti. Mutatis mutandis possiamo vedere questo nel chiedere la riduzione dei poteri ai rappresentanti locali del governo, esempio Prefetti, e la richiesta di potere politico agli amministratori locali (deregulation). Le forze economiche-finanziarie odierne ci sono riuscite facendo modificare addirittura la Costituzione italiana a favore delle autonomie locali (questo non fa fatto altro che incrementare la possibilità di gestione del denaro da parte di potentati economici-finanziari, aumentare la corruzione e l’inefficienza delle strutture pubbliche, dalle scuole agli ospedali alla gestione delle strade, oltre a creare differenziazioni tra le vari parti del territorio!).

Proposta n. 4. Nessuna questione secolare venga portata a Roma. Anche in questa proposta sembra che si voglia dividere il religioso dal profano, in effetti Lutero non pensa a questo: le questioni dovranno essere giudicate, lo stesso, da un giudice ecclesiastico, ma in Germania! Anche dal fatto che le tasse giudiziarie pagate a Roma dovevano rimanere in Germania. Allo stesso modo oggi si cerca di incidere sull’apparato giudiziario chiedendo per esempio la “divisione delle carriere” o la nascita di tribunali locali tutto per facilitare la gestione del potere da parte da parte di potentati economici-finanziari i quali hanno più potenzialità di condizionare un tribunale locale!

Proposta n. 5. Eliminazione della riserva di giudizio su benefici ecclesiastici da parte della giurisdizione romana. Proposta n. 6. Eliminazione dei “casi riservati” alla giurisdizione romana. Queste due proposte non sono altro che alcune precisazioni della “Proposta 4”. In queste proposte Lutero evidenzia, un leitmotiv, che per giudicare, questi casi, bisogna pagare una tassa giudiziaria che va nelle finanze romane e non in quelle tedesche. Questo è lo stesso leitmotiv degli odierni autonomisti.

Proposta n. 7. Abolizione degli «officia» e mantenimento della corte papale con beni propri. Gli officia portavano denaro a Roma, ma il vero obiettivo di Lutero è creare avversione contro la corte papale, quindi attacca il lusso, non in se stesso ma in relazione alle tasse o altro tipo di denaro (Lutero attacca anche le questue e i lasciti a favore di Roma!) che i tedeschi pagano o consegnano a Roma. Niente di più simile alla propaganda autonomista odierna! Accusando di corruzione il governo centrale si crea una avversione dell’opinione pubblica ad una organizzazione accentrata e si crea una a favore delle istituzioni locali.

Proposta n. 8. Abolizione del giuramento dei vescovi al papa. L’obiettivo di Lutero, e degli autonomisti, non è cambiare le istituzioni, l’obiettivo è che le istituzioni non devono rispondere più,  per il loro operato, al potere centrale. Vale quanto detto alla Proposta 3, in quanto l’abolizione del giuramento (o del rapporto di dipendenza con il governo statale) è fortemente correlato all’investitura.

Proposta n. 9. Il Papa non dovrebbe avere nessun potere sull’Imperatore. Questa proposta è stata applicata nell’occidente dopo la rivoluzione francese (guarda caso!), quindi superata, comunque merita alcune considerazioni. A Lutero, ne chi aspira al potere e/o all’autonomia, non interessano, in quanto tali, i rapporti tra potere religioso e quello politico, ma interessa che una volta acquistato il potere politico non vi devono essere altre forze che possono contrastarli. Infatti, né Lutero, né i liberali né chi aspira all’autonomia è contrario alla religione, ma è contrario che la religione (funzione primaria per una collettività, infatti anche chi professa la religione di ateo mette queste idee prima della pratica politica!) possa influire sulle decisioni politiche. Senza fare valutazioni di merito, un potere (economico-finanziario) cerca di non avere interferenze da un altro potere (quello religioso). Una sola domanda: cui prodest, a chi giova?

Proposta n. 10. Il Papa deve rinunciare alle pretese sul Regno di Napoli e di Sicilia. Questi regni erano formalmente dipendenti dal Papa, anche se di fatto erano autonomi. Perché Lutero, tedesco e rivolto tutto alla salvaguardia della Germania si occupa del Regno di Napoli? Perché chi aspira all’autonomia l’aspira in toto, anche un formale legame potrebbe essere causa di una limitata autonomia economia. Nonostante le autonomie di fatto in alcuni settori ci si chiede sempre che siano formalizzati i rapporti, non per amore per la giustizia ma per garantirsi l’autonomia economica da eventuali pretese.

Proposta n. 11. Abolizione del bacio del piede al Papa. Anche qui si potrebbe chiedere perché Lutero si occupi di un istituto così ininfluente dal punto di vista teologico. Il bacio del piede era indice di dipendenza dal Papa e questo poteva creare pretese da parte Papa; invece relegando il Papa alla solo figura simbolica senza potere anche formale si evitava che il potere centrale (allora papale) potesse decidere su situazioni economiche dei vari territori. Comunque valgono per questa proposta, essendo simile e tendente allo stesso risultato, le considerazioni fatte per la proposta precedente.

Proposta n. 12. Abolizione dei pellegrinaggi a Roma. Lutero non è contrario ai pellegrinaggi, anzi ammette in casi eccezionali anche il pellegrinaggio a Roma (autorizzato!), ma non vuole che il denaro dei Tedeschi venga speso a Roma, lo stesso denaro poteva essere utilizzato per l’economia tedesca. Anche qui il leitmotiv è che il denaro, derivante delle tasse o altra modalità, rimanga nella “regione”.

Proposta n. 13. Abolizione degli ordini mendicanti. Lutero da un debole motivo teologico ma il vero motivo è economico! Neanche il denaro dato in beneficenza deve andare a Roma!

Proposta n. 14. La scelta del prete da parte della collettività e la possibilità del matrimonio. Quanto al matrimonio dei preti la stessa chiesa cattolica era arrivata ad un accordo per la sua ammissibilità, il fallimento degli accordi del 1548 non furono per cause teologiche ma per cause di potere e questo portò lacerazioni anche all’interno dei protestanti. Quindi il problema non era il matrimonio in quanto tale. Veniamo ora alla scelta del prete. È palese che vi è un interesse locale, e i potentati locali possono meglio gestire uno votato da loro che uno nominato dal potere centrale. Le considerazioni fatte per la Proposta 3, nomina del vescovo, valgono pari pari, per la scelta del prete.

Proposta n. 15. Non confessione e non punizione dei peccati “segreti”. Lutero divide i peccati in “pubblici” e “segreti”. I peccati pubblici possono e devono essere puniti dal prelato invece quelli segreti no. La spiegazione teologica data è debolissima, l’interesse è la libertà dell’individuo a non divulgare il suo pensiero al prelato, la questione, però, posta in questi termini contraddice l’essenza stessa di una religione!.

Proposta n. 16. Abolizione delle messe in suffragio e cerimonie funebri. Anche in questo caso Lutero da una debole giustificazione teologica, il vero motivo è economico! Le messe in suffragio e le cerimonie funebri portano denaro a Roma, quindi modificare le regole affinché questo non succeda. Anche oggi si cerca di modificare qualsiasi situazione affinché il denaro non vada nelle casse dello stato, ma investite nel territorio a beneficio di chi (la contraddizione: anche se non del luogo!) in quel territorio ha le attività economiche!

Proposta n. 17. Abolizione di alcune pene del diritto canonico e dell’interdetto. Lutero da pochissima spiegazione teologica, non specifica quali pene da abolire, ma parla soprattutto della scomunica e dell’ interdetto. L’interdetto non è altro che l’impedire l’accesso a tutte o a gran parte delle sacre funzioni della Chiesa in un luogo particolare, Lutero non è contrario alle punizioni, anzi, ha giustificato e incitato il massacro dei contadini che volevano le riforme (guidati dal suo, ormai, ex discepolo Muntzen) ma è contrario all’interdetto in quanto blocca tutto il sistema economico di quel territorio!

Proposta n. 18. Abolizione dei giorni festivi tranne la domenica. Il Lutero non da una spiegazione teologica ma pratica: i giorni festivi sono occasione di bere, oziare e giocare a dismisura. Pur se sono considerazioni condivisibili, qualora siano vere, il motivo è sempre la gestione del potere (il collante sociale) e il giro di denaro che le feste procuravano. Oggi si è arrivati che la festività patronale di una città sia giorno festivo solo per quella città, quindi una gestione locale anche delle festività!

Proposta n. 19. Modifica dei vincoli di parentela per i matrimoni. Il Lutero dice: «Se il Papa a Roma può su questa materia concedere dispense per denaro e in modo indegno vendere la dispensa, anche un prete qualunque può dispensare gratuitamente e per la salvezza delle anime. Sì, volesse Iddio eliminare tutto quello che si deve comperare a Roma e quella trappola per arraffare denaro che è il diritto canonico, in modo che ogni prete possa fare e accordare le stesse cose senza denaro …». È evidente che sia la motivazione teologia sia la motivazione giuridica è debole, inoltre, Lutero non intende abolire gli istituti giuridici di incompatibilità ma solo spostare il giudizio dal potere centrale a quello locale! E senza dare denaro a Roma! Allo stesso modo sia i liberalisti sia chi anela l’autonomia cerca non di annullare alcuni istituti giuridici, ma far in modo che vengano gestiti a livello locale; quindi la gestione di un potere. Una riflessione: se è “ingiusto” pagare per una dispensa matrimoniale o il “bollo” auto, è ingiusto  sia se lo si paga allo Stato sia alla Regione! Quindi è smascherato il vero motivo: la gestione del denaro!.

Proposta n. 20. Abolizione dei pellegrinaggi e delle cappelle non parrocchiali. Anche in questo caso Lutero non vuole abolire né le chiese né l’andare nelle chiese (che secondo la sua teoria devono essere sotto l’egida del potere politico) ma vuole abolire i pellegrinaggi e le cappelle non parrocchiali in quanto «si perde inutilmente denaro e lavoro», e aggiunge «per far accorrere le folle e raccogliere denaro» e anche la canonizzazione dei santi serve a «procacciare gloria e denaro». È palese che l’obiettivo di Lutero non è né la chiesa né il portare il denaro alla chiesa ma è il portare denaro a “quelle chiese” che non sono parrocchie e quindi non gestite dal potere politico! Con la sottrazione del potere politico alla Chiesa la polemica continua solo a livello generale da parte dei liberalisti affermando che le religioni sono delle idee irrazionali e comunque servono a livello sociale, quindi uno svuotamento della loro essenza, per affermare la “religione della ragione”, che, come abbiamo visto in un altro saggio, ha le stesse caratteristiche della religione (intesa nel senso classico), anzi con aspetti ancora più coercitivi della mente umana e solo per un fine economico-finanziario!

Proposta n. 21. Abolizione dell’accattonaggio. Anche questa piaga sociale viene vista in chiave economica, infatti, oltre a prevedere che gli accattoni possono essere solo della città dove chiedono l’elemosina, Lutero dice: «Facendo il conto, è risultato che una città viene tassata ogni anno circa sessanta volte, senza calcolare i tributi, le tasse e le imposte del potere temporale, né ciò che ruba la sede romana con le sue attività e il denaro che la gente consuma inutilmente». Quindi sempre il denaro!

Proposta n. 22. Limitazione delle messe. Lutero dice che la professione di prete non deve essere un modo per guadagnarsi da vivere, fin qui nulla questio, ma, continuando, dice che per ogni messa vi è un afflusso di denaro verso Roma, quindi limitarle a quelle domenicali.

Proposta n. 23. Abolizione delle confraternite. Lutero non vuole togliere il potere agli ecclesiastici, anzi, è per un incremento di potere al prete locale  (gestito dalla politica e dal potere economico locale) ma è per l’abolizione delle confraternite, poiché la loro gestione da parte del potere locale è più difficoltosa. Riprende il leitmotiv: «cacciare dalle terre tedesche i messi papali poiché prendono denaro … chi li ha dato questo potere sulla nazione tedesca, di cui tutti celebrano la nobile natura, la perseveranza e la fedeltà?», quindi non interessa il potere ecclesiastico ma il denaro che va a Roma.

Proposta n. 24. Difesa di Hus e Girolamo da Praga. Ora, senza dilungarci su sottili discussioni teologiche, possiamo affermare che  sia la dottrina della giustificazione, o salvezza, per fede e non mediante le opere, di Lutero, erano derivate da quelle di John Wyclif e di Jan Hus, di conseguenza pare ovvio la difesa dei due. Ma anche in questo caso Lutero tira fuori la necessità che il Papa non imponga condizioni alla Boemia: «i boemi non debbano sborsare un solo centesimo».

Proposta n. 25. Abolizione i alcuni testi aristotelici dall’università. Lutero fa il pedagogo e propone di eliminare alcuni testi e commenti, il suo obiettivo principale sono le sentenze di Pietro Lombardo, testi teologici contrari alle idee luterane. Anche oggi i testi più “fastidiosi” al sistema vengono tolti dall’insegnamento (se arrivano!, vedesi i casi dei libri di storia e di filosofia del diritto). Anche l’acculturazione dei cittadini deve essere funzionale agli interessi economici-finanziari, giustificati da una “religione”, quella liberista e individualista.

Proposta n. 26. I Tedeschi come eredi dell’Impero Romano. Lutero aveva bisogno anche di una giustificazione trascendentale alle sue tesi, allora crea metafisicamente il “suo territorio”: «tolti all’imperatore di Costantinopoli, il nome e il titolo vennero assegnati, da Dio, a noi tedeschi», per Lutero il Papa ha obbligato gli imperatori tedeschi al giuramento, invece Dio lo ha dato solo ai tedeschi. Ancora, il Papa ha abusato della semplicità dei tedeschi e non ha dato l’impero ai tedeschi ma lo ha voluto per se stesso. Continua Lutero: «Dio, il quale come ho detto, ci ha assegnato questo impero per mezzo di scaltri imperatori e ci ha ordinato di governarlo». Una creazione metafisica   come “la legge fondamentale” nel liberalismo! Infatti, per il liberalismo, la norma locale trova giustificazione nella legge statale, la legge statale in quella “fondamentale” (Costituzione), quest’ultima trova solo la giustificazione metafisica! Quindi solo nelle loro idee!

Proposta n. 27. Contro il lusso e l’economia finanziaria. Stranamente Lutero dopo aver previsto tutti quelle riforme a favore dei potentati economici-finanziari, forse ricordandosi che era anche un ecclesiastico, fa le sue considerazioni proprio sui poteri mercantili e finanziari (anche se in funzione di non far disperdere il denaro tedesco). Dei primi dice: «avremmo ancora troppo di questi segreti ladroni … fanno nascere superbia invidia e molte altre sciagure, se l’avidità ci permettesse di accontentarci con gratitudine dei beni che Dio ci dà». Ai secondi dice: «… affinché il commercio del denaro sia al più presto condannato e poi vietato … il prestito a interesse è un simbolo e un segno del fatto che il mondo è venduto al diavolo … si dovrebbe mettere un freno ai Fugger [finanzieri che prestavano denaro anche al Papa e all’Imperatore] e società simili. Come è possibile che nell’arco della vita di un uomo si accumulano in modo onesto, secondo la volontà di Dio, beni così grandi come quelli di un re? Non riesco a capire come si possa con cento fiorini guadagnare venti in un anno, anzi da un fiorino se ne ricava un altro senza trarlo dalla coltivazione della terra o dall’allevamento … sarebbe molto più conforme alla volontà divina sviluppare l’agricoltura e diminuire il commercio …». PECCATO CHE QUEST’ULTIMA PROPOSTA È L’UNICA CHE NON VIENE MAI INVOCATA E NON È STATA MAI APPLICATA!