Ci risiamo: il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, tra uno scoop sul fascismo risorgente e l’altro, ha pubblicato sull’edizione milanese del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari una notizia falsa. Evidentemente non contento della sanzione comminatagli nel luglio del 2016 dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia per l’articolo “Il bimbo di quattro anni che fa il saluto fascista: i genitori lo correggano o lo cacceremo dall’asilo”, Berizzi è infatti ricascato nel vizietto (pessimo per un giornalista in carriera come lui) di non condurre una verifica accurata delle fonti che lo hanno ultimamente accreditato come un presunto “esperto dell’estrema destra”.

L’11 gennaio di quest’anno, infatti, è comparso a firma di Berizzi sul sito di La Repubblica Milano l’articolo “Milano, Fratelli d’Italia con Lealtà e Azione per il fumetto di ultradestra, il Pd: “Grave per un partito che vuole governare””, in cui Berizzi ha maldestramente diffamato un nostro redattore, Ermanno Durantini, sostenendo che quest’ultimo, nel 2011, sia stato “accusato di lesioni personali aggravate, esplosioni pericolose, violenza privata aggravata e porto d’armi e oggetti atti ad offendere”.

Purtroppo, il super esperto di ultra-destra, scopritore della famigerata “spiaggia fascista di Chioggia” e autore dell’assolutamente dimenticabile Bande Nere, non si è evidentemente interessato di leggere le carte del processo a cui ha fatto riferimento: altrimenti, avrebbe visto come la persona in questione non sia mai stata neppure accusata di lesioni personali, né di esplosioni pericolose, e neppure di porto d’armi. 

Per quanto riguarda l’accusa di violenza privata (reato che, in questo caso, non comprendeva comunque alcun tipo di violenza fisica, ndr), anche qui la vena mistificatoria di Berizzi non è certo venuta meno, perché il giornalista si dimentica del piccolo particolare che quel processo si è anche concluso con l’assoluzione del nostro redattore da quella che fu l’unica accusa effettivamente mossagli. A seguito dell’assoluzione, peraltro, la Procura non ha ritenuto ci fossero gli elementi per un ricorso in Appello, accettando così di fatto la sentenza di assoluzione come definitiva.

Chiaramente, trattandosi di un evidente caso di diffamazione a mezzo stampa, il legale di Durantini ha immediatamente deciso di sporgere querela nei confronti del giornalista. L’auspicio è che l’ennesima disavventura che rischia di minare definitivamente la sua credibilità professionale induca Berizzi a fare un miglior uso delle proprie fonti (evidentemente di scarsa qualità) riguardo al mondo della destra radicale, verificandone la fondatezza prima di pubblicare articoli denigratori, mistificatori e, soprattutto, falsi come quelle fake news contro cui il suo stesso quotidiano ha messo in atto una vera e propria crociata.

Di seguito il testo della querela:

Il presente atto ha la finalità di porre all’attenzione di questa Ecc.ma Procura accadimenti relativi ad una vicenda che coinvolge interessi e diritti fondamentali, affinché gli organi competenti possano eseguire gli opportuni accertamenti e valutare eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti qui di seguito dedotti:

In data 11 gennaio 2018, sulla sezione MILANO del sito LaRepubblica.it e precisamente all’indirizzo http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/01/11/news/ ultradestra_elezioni_regionali_lombardia-186264455/?ref=search
veniva pubblicato un articolo a firma del sig. Paolo Berizzi dal titolo “Milano, Fratelli d’Italia con Lealtà e Azione per il fumetto di ultradestra, il Pd: “Grave per un partito che vuole governare””.

Nel corpo dell’articolo, nel terzo paragrafo, l’autore riportava, tra le altre, la notizia di presunte polemiche nate dall’annuncio della presentazione di un libro in Monza da parte di alcune associazioni culturali previsto per il 19 gennaio u.s.

Nel quarto paragrafo, nell’elencare i relatori del detto convegno, il Berizzi, nel riferirsi al sottoscritto esponente, ne descriveva in questo modo i presunti precedenti giudiziari: “Tra i relatori della serata figura Ermanno Durantini, che insieme a altri candidati di Forza Nuova alle elezioni comunali di Milano del 2011, fu accusato di lesioni personali aggravate, esplosioni pericolose, violenza privata aggravata e porto d’armi oggetti atti ad offendere”.

Il sottoscritto, però, tiene a precisare di non essere stato mai stato indagato né, tantomeno, condannato per lesioni personali aggravate, esplosioni pericolose e porto d’armi oggetti atti ad offendere come falsamente affermato dal sig. Berizzi nel suo articolo.

Tali affermazioni sono, pertanto, prive di interesse sociale, oltre che totalmente false e denigratorie, avendo quale unico scopo quello di ledere l’immagine e l’onore dello stesso esponente.

Il direttore responsabile del quotidiano La Repubblica, ai sensi e per gli effetti dell’art. 57 c.p., risulta essere il sig. Mario Calabresi.
Per tutto quanto sovra esposto e motivato, il sottoscritto difensore, unitamente all’esponente come meglio in epigrafe identificato, propone formale

QUERELA
nei confronti del sig. PAOLO BERIZZI, in qualità di autore dell’articolo, e del sig. MARIO CALABRESI, in qualità di direttore responsabile della testata La Repubblica, o chiunque altro sia individuato come direttore responsabile pro tempore di detta testata, nonché nei confronti di qualunque altra persona sia ritenuta responsabile per i fatti sovra esposti, affinché questa Ecc.ma Procura della Repubblica adita voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti così come esposti dettagliatamente in narrativa, valutando gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi, e, se del caso, punirne i colpevoli ai sensi di legge.
Il presente esposto ha valore di denuncia-querela, sempre in relazione ai fatti sovra descritti, nell’ipotesi in cui dagli accertamenti svolti dalle Autorità competenti dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte.
Il sottoscritto dichiara di opporsi all’eventuale decreto penale di condanna riservandosi sin da ora, l’eventuale costituzione di parte civile.
Il sottoscritto chiede altresì di essere avvisato ai sensi dell’art. 406 c.p.p. nel caso in cui il Pubblico Ministero avanzi formale richiesta di proroga delle indagini preliminari. Chiede, altresì, di essere avvisato anche nel caso in cui, ai sensi dell’art. 408 c.p.p., il Pubblico Ministero presenti richiesta di archiviazione se la notizia di reato dovesse rivelarsi infondata.