Bisogna parlare chiaro: l’immigrazione clandestina è una minaccia, una seria minaccia all’antropologia e alla spiritualità della nostra società.

Continuano ad arrivare persone che intendono la vita in maniera antitetica rispetto ai nostri modelli e alla nostra identità: la loro priorità non è l’integrazione (quella vera, ossia rispettosa delle leggi, degli usi e dei costumi della nazione di approdo), ma la progressiva prevaricazione.

Il mainstream – o meglio, la vulgata creata ad arte da chi sull’emigrazione clandestina specula in soldi e ideologia – ci ha imbambolati con improbabili considerazioni umanitaristiche, tipo “inseguono una speranza di vita migliore”, “scappano da condizioni di vita disastrose”… tutti  giustificativi, non supportati dalla realtà dei fatti,  frutto dell’immaginazione di vuoti perbenisti dediti al volontariato modaiolo e affaristico.

Tutte cazzate che non corrispondono ai commenti che si scambiano molti immigrati tra loro.

Sarà poco corretto politicamente, ma è la realtà: si sappia che nelle loro chiacchierate al bar, nella moschea e nei giardinetti, l’argomento che va per la maggiore sottende un sordido revanscismo nei nostri confronti.

Altro che integrazione, quel che si dicono nelle loro chiacchierate permette di suddividerli secondo le seguenti categorie che sono sotto gli occhi di tutti noi:

  • Quelli che sono giunti da noi con l’intento di delinquere  (spaccio, prostituzione, furto);
  • Quelli che sono giunti da noi inseguendo l’illusione dei lustrini delle TV, senza una precisa volontà di delinquere ma che non esitano ad associarsi alla delinquenza;
  • Gli  islamisti militanti e potenzialmente jihadisti (i quali giungono sapendo di contare sul sostegno delle comunità islamiste già incistate da noi e con la mira di estendere l’Islam);
  • Tutti, o quasi, sono mossi dalla fregola sessuale.

E tutti sono accomunati da un pensiero dominante: gli europei ci devono l’assistenza in forza del male che hanno perpetrato nei nostri confronti; intendendo con questo il solito scibile: crociate, colonialismo, questione palestinese, sfruttamento delle risorse energetiche, razzismo, e adesso anche islamofobia.

A meno di essere orientati al suicidio, ogni minaccia richiede di essere contrastata con uno strumento adeguato, e lo strumento adeguato a contrastare la minaccia che ci ha investito è il blocco navaleUna cinturazione navale della costa da dove partono i barconi per cui il povero (macché povero!) aspirante immigrato, dopo aver speso i suoi  3-4.000 dollari e dopo aver navigato in condizioni disagiate per 12 miglia nautiche si trova ad essere prelevato da una nave militare che lo riaccompagna da dove è partito.

Giocoforza, presso i suoi connazionali mossi dallo stesso suo desiderio di atterrare clandestinamente da noi, quell’immigrato clandestino diventerà la più convincente pubblicità contro la fregola di partire.

Qualcuno contesterà che è disumano perché quell’aspirante immigrato verrà così condannato a  trascorrere un bel po’ di tempo nell’inferno delle carceri libiche, al ché disumanamente io rispondo: echissenefrega! Perché un uomo che investe 3-4.000 dollari (che in Africa sarebbero ampiamente sufficienti per aprire un’attività di microimpresa) per mettersi nelle mani di organizzazioni mortifere ben più feroci del dittatore da cui dice di fuggire, e che è spinto solo dal luccichio degli spettacoli delle TV occidentali, dalla fregola nei confronti delle facili donne europee, dalla voglia di guadagnarsi più facilmente la vita spacciando droga o sfruttando la prostituzione, oppure, ancor più pericolosamente, perché vuole espandere l’Islam, ebbene quell’uomo, più che suscitare in me il cristiano sentimento di pietà, suscita in me una naturale preoccupazione, né più e né meno come me la susciterebbe lo zingaro che dovessi incontrare sull’uscio di casa mia.  Non è xenofobia e nemmeno razzismo, è solo il sano buon senso che ti dice “attenzione”, perché hai a che fare con un potenziale farabutto.

Avendo io vissuto a lungo in Marocco, Algeria e Tunisia (e continuando a vivere nel Maghreb), conosco le difficoltà che gli onesti amici marocchini, tunisini e algerini che intendono venire in Italia per affari o per turismo devono affrontare per ottenere uno straccio di visto d’ingresso nel nostro paese, magari per la durata di soli 10 giorni: code e attese snervanti, spesso poca cortesia da parte di chi è preposto a trattare la pratica e infine attesa di una comunicazione che può essere anche un rifiuto, magari per un mero vizio di forma.

L’onesto maghrebino, che vuol venire da noi per turismo o affari, deve presentare una pratica contenente : biglietti d’aereo  a/r, estratto del c/c bancario, assicurazione sanitaria, attestato di lavoro, passaporto in corso di validità di almeno 6 mesi, fotografie e… incertezza fino alla risposta finale.

Perché applichiamo occhiute procedure amministrative nei confronti degli stranieri che onestamente vorrebbero venire in Italia?  E perché tutto questo starnazzare sull’accoglienza senza riserve (e a tutti i costi, enormi) nei confronti di chi disonestamente arriva da noi, di chi delinque dal primo momento in cui mette piede clandestinamente sul nostro territorio ?

Questa è la realtà dei fatti, tutto il resto è fuffa.