La campagna elettorale del 2018 ha visto come argomento principale la grottesca lotta delle forze “democratiche” contro il pericolo del ritorno di un ipotetico regime fascista, associandolo a tutte quelle ideologie e tutti quei partiti non conformi al pensiero della nuova sinistra arcobaleno.

Tra un proclama ed un’aggressione antifascista, il dibattito si sposta talvolta su argomentazioni più attuali tra le quali spicca, ancora una volta, i futuri rapporti dell’Italia con l’Unione Europea, erroneamente confusa spesso con il concetto di “Europa”.

I partiti eredi di quell’ala filo-sovietica che animò la politica della Prima Repubblica oggi hanno cambiato radicalmente fronte, sposando la visione capitalistica dell’economia e guardando pieni di ammirazione l’alleato-padrone a stelle e strisce (al netto del presidente Trump); assieme a questi, troviamo i rimasugli di quelli che erano i radicali e qualche liberista pronto ad attaccarsi al carro.

Tutti questi aderenti alla sinistra informe e confusa hanno in comune il desiderio di volere una maggiore presenza delle istituzioni europee nella nostra vita, argomentando questo pensiero con importanti conquiste come l’Erasmus, il roaming gratis, il tempo risparmiato ai caselli delle frontiere e la grande comodità di non dover cambiare valuta quando si va all’estero!

Ironia a parte, l’Unione Europea, se ha creato la pace tra i membri, anche se il più pacifico dei Paesi del continente non ne fa parte, ha fomentato la lotta sociale sia tra persone della stessa Nazione sia tra europei e non europei, oltre che adottare politiche aggressive verso le identità nazionali e religiose e demonizzare la legalità umanizzando anche i peggiori delinquenti.

Questa visione di Europa perbenista e vuota è quella desiderata dai nuovi “partigiani” lefty come il migliore dei mondi, al punto da volersi far permeare la vita dalla bandiera blustellata e scatenando scenate isteriche contro chiunque esprima dubbi.

Ma c’è un’altra Europa, autentica e storica, che vogliamo rinasca dalle sue ceneri come la fenice. Quell’Europa di Nazioni diverse ma sorelle, non amalgamate; quell’Europa che trova le sue origini nella filosofia greca, nella Romanità, nella cultura cristiana, nelle tradizioni secolari e religiose, nella famiglia.

L’Europa che vogliamo è un’Europa libera e pacifica che trasmette libertà e pace ai suoi figli, una grande alleanza economica, culturale e militare fatta di rapporti alla pari e non una federazione amorfa gestita da oligarchie finanziare e da subculture cosmopolite. L’Europa che vogliamo non è l’Europa delle multinazionali del consumo, delle catene americane e delle produzioni delocalizzate, ma è l’Europa che investe nei suoi prodotti, simbolo di qualità, tradizioni e progresso.

L’Europa che vogliamo e che amiamo nacque oltre 3000 anni fa ed i suoi padri e madri sono tutti quei sovrani, condottieri, artisti, scienziati, letterati, navigatori, eroi e santi che hanno costruito la nostra terra, anche combattendo tra loro. Con questo non si fa un’apologia di una guerra fratricida tra europei, ma nemmeno di quella pace finta vendutaci a caro prezzo dagli oligarchi di Bruxelles.