Dopo aver edificato la realtà politica di Italia agli Italiani, avviato il processo di unificazione ma anche di allargamento dell’Area e superata la fase elettorale, Forza Nuova si trova ora in una situazione contemporaneamente di assedio e di crescita. L’assedio si manifesta sotto forma di repressione anche al di fuori della legalità, di aggressioni, di denigrazione mediatica, mentre la crescita si concretizza in nuovi militanti di buon livello, in un afflusso di donne senza precedenti, nello stringersi a coorte di una serie di realtà d’Area fino a ieri divise e oggi riunite intorno al progetto lanciato da Forza Nuova lo scorso novembre. Questa situazione si è evidenziata anche in occasione delle elezioni, quando seppure senza eleggere nessuno al parlamento, Forza Nuova –  insieme a fiammisti e altri camerati riuniti in Italia agli Italiani – ha ottenuto una grande vittoria culturale. Vittoria che si manifesta nell’adozione – o nel furto, a seconda dei punti di vista! – di idee e slogan forzanovisti da parte di altri partiti che tutto vorrebbero tranne che aiutare Forza Nuova. Certo, sul piano elettorale e nell’immediato questo contagio ideologico è paradossalmente un limite, una strategia dei nostri nemici che serve a mantenerci ai margini del panorama politico, ma che tuttavia denota una penetrazione di idee, ideali e tematiche forzanoviste ben all’esterno dell’Area. Si tratta complessivamente di una prima grande vittoria culturale di Forza Nuova che certe tematiche le urla da sempre – vittoria alla quale potrebbero seguirne altre in futuro. Facciamo alcuni esempi concreti.

Resistenza all’invasione immigratoria. Sotto forma di opposizione all’immigrazione “clandestina”, questa tematica sta giocando un ruolo di primo piano nel successo elettorale e politico di diversi partiti del centrodestra, seppur annacquata con opportuni provvedimenti cosmetici – vedi il senatore africano e le dichiarazioni politicamente corrette (e quasi obbligatorie ormai) sugli immigrati “bravi e integrati”. Resta comunque il fatto che oggi il tema della Resistenza Etnica contro l’invasione e la sostituzione è un tema dominante, uno spettro che spaventa l’intero nuovo arco costituzionale. L’impossibilità dell’integrazione, l’islamizzazione e la tribalizzazione del territorio renderanno questa resistenza etnica sempre più necessaria.

Famiglia e figli. Anche in questo campo le professioni di buone intenzioni e le promesse da parte di diversi partiti si sprecano. In alcuni casi, si parla di famiglie senza neppure specificare quali sarebbero. Italiane o immigrate? Vere e naturali oppure convivenze sterili e contro natura? Resta il fatto che anche questa tematica forzanovista, snobbata per anni, viene oggi alla ribalta come elemento importante del dibattito politico. La parte sana del popolo sente che il calo delle nascite dovuto a aborti o altro e la teoria del gender minano il nostro futuro nazionale e anche se i partiti del Sistema ne intercettano ancora i voti in modo spesso ipocrita, il consenso alla tematica forzanovista nella società è in crescita. Naturalmente nessuno ha ancora accettato il progetto forzanovista di una vera Rivoluzione Demografica, di porre la famiglia naturale al centro di tutta la struttura sociale, di investire letteralmente, sulle famiglie numerose per rilanciare il nostro popolo, ma una volta che si è avviato il processo sarà solo questione di tempo perché passi presto altro.

Cristianità e tradizione italiana.  In questo, l’opportunismo elettoralistico assume connotati comici. Chi da anni attacca Forza Nuova per la sua impostazione cristiana, chi ha un passato da comunista, da filoislamico, da adoratore pagano del dio Po, da laico e laicista, oggi deve fare i conti con la realtà storica di un popolo cristianizzato da 2000 anni e atteggiarsi da “bravo cattolico” mostrando croci e rosari. Nel passato la DC prima e la sinistra progressista poi avevano già puntato sul voto cattolico, gestendo i rapporti con le gerarchie e le associazioni, ma ora questo genere di appello è più diretto alla base, senza clericalismi. Non si tratta tanto di garantirsi i consensi del mondo cattolico, che in realtà non esiste più come insieme compatto e coerente e che appare variegato, frantumato, confuso, preda dell’emotività e, in definitiva, ininfluente. Si tratta di un fatto più profondo e epocale: è un appello diretto alla tradizione e allo spirito del popolo italiano, un rifarsi alle braci ancora accese di una fede e di una cultura popolari che sono di radici cattoliche ma svincolate dal clericalismo politico. Si profila l’emergere di un cattolicesimo militante, ghibellino, che non aspetta improbabili autorizzazioni ufficiali per difendere la Cristianità. Anche in questo i forzanovisti sono stati avanguardia epocale.  

Moneta di popolo e sovranità. Per la prima volta si è sentito dibattere in piena campagna elettorale di identità e di sovranità, a cominciare da quella monetaria. Molti voti sono stati dati a certe compagini come protesta contro la finanza internazionale, le grandi banche, la burocrazia e le imposizioni che privano il nostro popolo di libertà concrete. Buone le intenzioni anche se sbagliate le destinazioni! Certo, appare grottesco che partiti che hanno sottoscritto tutti i peggiori trattati internazionali oggi parlino di identità e di moneta alternativa! Facile e scontata la nostra accusa di ipocrisia a chi predica ora bene dopo aver razzolato malissimo per tanti anni ma anche in questo caso quello che conta veramente è che un certo tipo di messaggio si stia diffondendo tra il popolo.  

Fascismo/antifascismo. Se una sinistra ormai logora e ansimante cerca di rilanciare l’antifascismo anche a livello militante e aggressivo, oltre che mediatico e repressivo, è evidente che l’antifascismo popolare di massa è ormai defunto. Nelle strade, nei quartieri, la nostra militanza di base guadagna non solo consensi, ma più in generale agibilità fisica e politica. Le aggressioni dirette, gli attacchi faziosi di certi gruppi mediatici, l’agitarsi di associazioni che si nutrono da sempre di odio antifascista possono essere fastidiose azioni di disturbo, ma non trascinano più la gente comune, non smuovono una massa di manovra che non sia quella di “nuovi italiani” che fanno i lavori che gli italiani veri non vogliono più fare. Accanto al declino dell’antifascismo è giusto e inevitabile l’emergere di una rivalutazione del fascismo storico, del suo Stato sociale, della sua tutela delle classi popolari e medie. La sinistra ha ormai invertito la sua lotta di classe. Una volta gestiva quella del proletariato contro le classi medie e alte, oggi gestisce la lotta di classe dell’altissima borghesia finanziaria e bancaria contro tutte le altre classi sociali alte, medie e popolari. La sinistra è dalla parte degli speculatori parassitari contro tutti i produttori e questo ci apre scenari nuovi e favorevoli.    

Tutto questo è una prova della lungimiranza forzanovista, che ha portato a interpretare correttamente la situazione storica con 20 anni di anticipo rispetto a tutti gli altri e costituisce una vittoria strategica sul piano culturale. Intendiamoci bene, perché non vorremmo essere fraintesi: non stiamo cercando di trattare le elezioni come fosse l’uva per noi irraggiungibile e perciò cattiva. Non stiamo cercando di consolarci perché sul piano numerico non siamo paragonabili ai grandi partiti vecchi e nuovi. Al contrario, ribadiamo che tutti i veri camerati, i buoni patrioti, i cattolici, i sovranisti, gli eterosessuali… in breve, tutti i bravi italiani avrebbero dovuto stringersi intorno a Forza Nuova e votare Italia agli Italiani, e così ci auguriamo che facciano in futuro. Chi ha votato “altro” si è sbagliato, si è preso la responsabilità di delegare il destino del nostro popolo a chi non è stato mai in grado di garantirlo in passato, non lo è oggi e non lo sarà domani. Prima la parte sana del popolo lo capirà e prima inizierà la sua liberazione.

Tuttavia, prima che questo accada, quale deve essere la strategia da seguire? In un certo senso, quella di sempre! Se i nostri nemici hanno vinto nel passato col ’68 e con tutto ciò che ne è seguito – aborto, droga, ecc. – è stato anche per l’azione del piccolo Partito Radicale che è riuscito a imporre le sue tematiche di dissoluzione totale a partiti ben più grossi e potenti come PCI, PSI e poi centrodestra e centrosinistra. Ora tocca a noi svolgere un ruolo altrettanto vitale e strategico, seppure in senso diametralmente opposto. La vittoria culturale di regola anticipa quella propriamente politica. E la vittoria culturale è possibile solo se si ha una Dottrina chiara, inflessibile, immutabile. All’occorrenza persino fanatica!  

Dobbiamo però aggiungere una precisazione essenziale. Per troppo tempo si è pensato che “culturale” volesse dire solo scrivere, pubblicare, dibattere quasi sottovalutando l’attivismo di base, di strada. Basta guardare al ’68 – un evento culturale di portata storica enorme – per capire che la rivoluzione culturale la si fa con la combinazione di tutti i tipi di azione, possibilmente coordinandoli! Se parlare di massimi sistemi è anche politica, conquistare una piazza è anche cultura! Anche in questo Forza Nuova è stata avanguardia e deve continuare a esserlo.