Anni fa una mia amica, incautamente fidanzatasi con un ragazzo turco, mi disse una frase premonitrice.

La frase che oggi giudico profetica, allora mi sembrò quasi banale … “Devi sapere, Irma, che i turchi hanno un progetto per la loro nazione. Sono un popolo che si sta muovendo”.

All’epoca dei turchi sapevo ben poco.

Con una ragazza conosciuta a Londra era nata una piacevole anche se superficiale amicizia. Costei aveva cortesemente ricambiato la mia ospitalità invitandomi a casa sua, ad Istanbul, in una famiglia così aperta che il padre aveva mandato le figlie a studiare in una scuola cristiana.

Andando in giro in sua compagnia per la città, la biondissima Yonca (letteralmente trifoglio) mi indicava le persone che, a suo dire, avrebbero distrutto la Turchia moderna… i barbuti, gli integralisti che i turchi benestanti ed occidentalizzati odiavano ed odiano con tutte le loro forze.

Sono passati molti anni e il popolo “che si sta muovendo” ha trovato un leader, il signor Erdogan, che finalmente esprime a chiare lettere la sua nostalgia per l’Impero ottomano e il desiderio, tanto imperioso quanto apparentemente a portata di mano, di fagocitare il nord della Siria ed Aleppo.

I turchi benestanti ed occidentalizzati sono spaventati, alcuni di loro sono già espatriati, altri ancora stanno rifugiandosi addirittura in Grecia, nazione martoriata per secoli proprio dai maomettani di Istanbul.

Per ora i turchi richiedenti asilo sono meno di duemila, ma è bello constatare che esiste una Turchia che non intende sottostare alle follie di Erdogan. Esiste anche una Turchia, quella della mia amica Yonca, che non intende nemmeno inchinarsi all’Islam della follia. Ecco perché centinaia di donne hanno postato in rete i loro volti sorridenti dopo che il vicepremier aveva detto che “ridere è peccato”.

Esiste e resiste una Turchia sana, peccato che i turchi siano tanti, mediamente poveri, e che la Turchia “moderna” si riduca ad una piccola porzione di fortunati cittadini che vivono nella Istanbul dei ricchi.

Erdogan, che punta sulle masse e non certo sulle minoranze, guarda al Trattato di Losanna del 1923 con una gran voglia di mettere le mani su alcuni isolotti greci e, non pago, durante la sua recente visita in Grecia ha incontrato la minoranza musulmana, affermando che questa sarebbe oggetto di forti discriminazioni.

Un premier che invita una bambina di sei anni a farsi esplodere per la causa turca non è particolarmente rassicurante.

La Siria ci è vicina, ma la Grecia vicinissima. Non sarebbe il caso di iniziare ad aver paura?