In quest’epoca vertiginosa puoi essere lanciato su un razzo ed orbitare attorno al mondo ritornando sano e salvo, oppure puoi andare a fare la spesa in un giorno qualunque ed essere trucidato. Sono queste le assurde conseguenze della devastazione morale e spirituale della civiltà europea, che ad un progresso materiale senza eguali ha accompagnato un abbassamento esponenziale degli anticorpi interiori, di valori e virtù.

Le strade asfaltate a otto corsie raramente sono percorse da cavalieri. Ogni segno che ci riveli che il Grande Malato – la nostra civiltà – respira ancora, quindi, ci fa sperare. Anche quando questa speranza nasce dal dolore.

Così, desta impressione e fa rivivere un senso di rispetto antico e libero da ideologie il sacrificio volontario di Arnaud Beltrame, agente della Gendarmeria francese che, ieri, liberamente e senza esitare si è offerto in ostaggio al musulmano che aveva assalito un supermercato a Trebes, consentendo a una donna di salvarsi. Questo eroe, ferito gravemente nell’azione, è morto alcune ore dopo per le ferite riportate.

Ma è davvero morto? Guardando la sua foto, oggi, non lo sembra. Nei suoi occhi leggiamo una determinazione che ritenevamo spenta, sopita, forse dimenticata da tutti. La stessa determinazione che non lo ha fatto esitare nella scelta suprema di sacrificio che lo ha falciato.

Nel corso della storia della nostra civiltà sono innumerevoli gli esempi che ci riportano alla mente il sacrificio di Arnaud. Appartiene alla stessa schiera che si dipana nel tempo il giovane Marco Curzio, armato di tutto punto al galoppo dentro alla voragine nel Foro per la salvezza di tutti i Romani. Marcia con loro Cesare Battisti, impiccato per la fede del sangue. E Pietro Micca, che salvò la Patria a costo della vita per distruggere la mina traditrice. Cantano con loro i ragazzi di Berlino, francesi anch’essi, sacrificatisi nelle ultime ore dell’Europa.

Dentro il cuore di questi uomini, possiamo dirlo, “soffia un vento formidabile”. È quel “vento del largo” che deve ridestare gli spiriti addormentati dei nostri uomini e delle nostre donne, strappandoli all’indifferenza e al vigliacco edonismo che li incatena.

Riflettiamoci bene. Di fronte a milioni di Arnaud, cosa potrebbe l’odio che massacra passanti casuali, uccide pensionati al supermercato, getta bambini nei fiumi, seziona ragazze indifese e ruba, pretende, invade e distrugge ogni giorno sul suolo del nostro continente? Nulla. Ancora una volta la ricetta della Grande Malattia è la medesima: sacrificio volontario al dovere.

Non possiamo permetterci il lusso di ignorare l’esempio di eroismo a cui abbiamo assistito. Ci deve galvanizzare, illuminare di una consapevolezza nuova. Mai come oggi, finché ci è consentito, dobbiamo “seguire gli esempi per essere esempio”.