A seguito della polemica scaturita dall’affissione di un manifesto anti-abortista a Roma da parte dell’associazione Pro Vita, siamo stati contattati da un lettore che ha voluto condividere con noi una storia. Una storia vera, la sua, che ci ha colpito in profondità e ci ha fatto riflettere. La trascriviamo così.

Sono nato in un piccolo paese dell’Italia centrale. Mia madre era giovane, molto giovane, appena maggiorenne. Mio padre aveva qualche anno in più. Quando sono stato concepito non ero atteso. Lo dico più chiaramente: mio padre non mi voleva. Aveva già una carriera che si stava avviando, voleva solamente vivere senza altri impegni.

Un giorno, qualche settimana dopo aver saputo della gravidanza, mio padre è andato a trovare mia madre – non vivevano insieme – e le ha detto: sei proprio stupida. Rovinerai tutto. AMORE UCCIDILO, TANTO È ACQUA.

Mia madre, da quel giorno, non ha più voluto vedere mio padre, che è scappato via. Ci ha lasciato soli, non mi ha mai visto. Non l’ho mai visto. Mia madre mi ha voluto e mi ha difeso quando chi doveva amarla e amare me non lo ha fatto. Sono nato perfettamente sano, ho una vita felice, ho una famiglia tutta mia.

Di mio padre, in seguito, non ho saputo molto. So che si è sposato con un’altra donna poco dopo la mia nascita e che ha avuto figli. Sì, ha dei figli. E allora perché non ha voluto me? Mi avrebbe ucciso solo perché mia madre non era la persona ‘giusta’ per lui? Non potrò mai avere una risposta, ma non la voglio neppure avere da lui“.

Questa terribile storia deve rafforzare in noi il valore della vita. Se un genitore – madre o padre che sia – desidera sopprimere la vita che ha creato, la vita che già batte e cresce, sappia di tracciare una croce su una vita intera. Infanzia, scuola, amore, momenti quotidiani, lavoro, vecchiaia: una persona viene sottratta ad ogni scena, influendo sulla vita di chi la avrebbe conosciuta, amata, odiata. Alla vita di chi avrebbe potuto rendere felice. È come riavvolgere un film e cancellare un protagonista. Le scene saranno tagliate, più povere, prive di luce.

Grazie al coraggio di quella madre ora una persona è viva e può parlare. L’odio di chi odia la vita – perché sa di odiare la vita, dicendo “uccidilo” – non ha prevalso. È una vita sottratta alla grande strage silenziosa dei non nati. Chissà quali storie ci avrebbero raccontato.