Quello che Bin Salman, erede al trono dell’Arabia Saudita, ha detto durante la sua recente visita negli Stati Uniti d’America nel corso di un’intervista rilasciata al giornale The Atlantic, pubblicata lo scorso 2 aprile, la dice lunga su quello che ha in mente circa i prossimi equilibri internazionali; provo a evidenziare i punti salienti che il giovane aspirante sovrano saudita ha toccato:

  • Il principale nemico del mondo è l’Iran;
  • Gli altri, molto meno pericolosi, sono i gruppi jihadisti e i Fratelli Musulmani;
  • Questi soggetti perseguono il ripristino del Califfato e promuovono l’idea che Maometto abbia detto che il dovere di ogni musulmano sia quello di ripristinarlo.

Balle! E vediamo il perché, punto per punto:

  • L’Iran non é il pericolo del mondo ma, questo sì, è diventato pericoloso per gli equilibri di una regione, il Medio Oriente, che sono congeniali a Israele e Arabia Saudita, nonché agli Stati Uniti;
  • I gruppi jihadisti e la Fratellanza Musulmana sono stati foraggiati fino all’altro ieri da Arabia Saudita e Stati Uniti, con questi ultimi che, solo un anno fa, hanno sdoganato i Fratelli Musulmani dichiarando trattarsi di un movimento tutt’altro che radicale;
  • Il Califfato è perseguito in maniera palese, diretta e documentata esclusivamente dai vari gruppi jihadisti e dalla Fratellanza Musulmana (rammento entrambi filiati da Arabia Saudita e Qatar), sicuramente non dall’Iran, il quale è evidente come persegua un «lebensraum» regionale politico mirato a Siria, Libano e in parte anche all’Iraq – dove durante la Seconda guerra del Golfo è riuscito a piazzare alcuni dei suoi nelle stanze del potere: Nouri al Maliki era uno prezzolato dall’iraniana Forza Al Quds – ma non è affatto impegnato in un «lebensraum» religioso. Della creazione del Califfato, poi, non gliene può fregare di meno, perché è dalla morte dell’imam Ali (orientativamente più di tredici secoli fa) che gli sci’iti hanno abbandonato quell’idea che per loro è risultata catastrofica e che non è nelle corde della loro questua religiosa.

A parte le puntualizzazioni di cui sopra, urge evidenziare come quel bel tomo di Bin Salman abbia chiaramente dato da intendere che, in fondo, i gruppi jihadisti che con ISIS hanno imperversato nello Sham e in Europa – e che con le formazioni Ansar, GSPC, AQMI, imperversano nel sahelo-sahara – non sono poi così pericolosi e che l’organizzazione dei Fratelli Musulmani, che si sta occupando di pervertire le menti di un 10% di popolazione europea che professa l’Islam, siano in fondo solo noiosi come i Testimoni di Geova.

Facendo il verso ad Alberto Sordi, vien da dire: “A Bin Salman, ma che stai addì?”

Spiegaci perché nelle moschee d’Europa, tutte sunnite e non sci’ite – e tutte riconducibili alla predica wahhabita (della casa regnante Saudita), che impronta di sé l’attivismo dell’organizzazione “mafiosa” dei Fratelli Musulmani – durante il sermone del venerdì si possono ascoltare affermazioni del tipo:

  • «Dio rafforza l’Islam e i musulmani; dona la vittoria a chi sostiene la nostra religione!» (… la vittoria contro chi?);
  • «Abbatti gli idolatri! Stermina i nemici della fede!»;
  • «Continua a sostenere i muslim, sostieni i nostri fratelli mujiaheddin»;
  • «Allah, alza lo stendardo della jihad!».