Forse hanno ragione gli arabi (esclusi i sauditi e compagnia brutta degli Stati del golfo) a ritenere che gli USA siano il shaitan (satana) proprio per quella satanica propensione a mentire per giustificare piratesche iniziative di politica internazionale, che fanno solo ed esclusivamente i loro interessi (a volte neanche quelli), oltre che una caterva di morti che non c’entrano un bel niente.

A cosa è servito e che scopo ha avuto il primo intervento contro l’Iraq? Qualcuno ne ha un’idea, oltre alla banale giustificazione della punizione per l’invasione di quello Stato farlocco che è il Kuwait? A cosa è servito e che scopo ha avuto il secondo intervento in Iraq? Qualcuno ne ha un’idea, oltre alla sgangherata giustificazione della presenza della armi di distruzione di massa?

E, prima ancora, a cosa è servito e quale scopo ha avuto l’intervento in Vietnam? Qualcuno ne ha un’idea, oltre alle puttanate propagandate dal film “I berretti verdi”?

A me, francamente, come risposta viene spontaneo un monosillabo: Boh?!

Anche perché, avendo frequentato assiduamente Baghdad tra il 2005 e il 2007 ho avuto modo di apprezzare lo sforzo bellico che gli USA hanno profuso: una enormità di mezzi, di materiali e di uomini… ma per far cosa?

Per trasporre il sistema di gestione della cosa pubblica dell’Idaho o del Kansas a Baghdad, con tanto di Sheriff-office, Fire-department, mega malls, bus-station, pub, etc, tutte strutture presenti nella green-zone di Baghdad, ove trovava collocazione anche la Presidenza, il parlamento, le sedi dei servizi?

Oppure per mettere sulla poltrona da primo ministro, tale Nouri Al Maliki, esponente della milizia sciita «Al Badr» e prezzolato dall’Iran, salvo poi dichiarare al mondo che l’Iran è la nazione canaglia da combattere per la salvezza di tutti? Niente, non riesco ad andare oltre il monosillabo: Boh?!

Anche adesso dopo aver appreso dai telegiornali che il presidente dal ciuffo ossigenato ha intenzione di castigare Bashar al-Assad perché avrebbe impiegato armi chimiche contro i ribelli – cioè jihadisti che noi da babbei scambiamo per innocenti seminaristi impegnati a richiedere più democrazia al cattivo Bashar – continuo a eruttare il solito: Boh?! Tanto più che adesso non sono sul campo a sperimentare direttamente quel che succede, ma sto comodamente sdraiato sul divano davanti alla TV che ci propina quello che, per esperienza, so non essere la verità.

E mentre seguo il TG italiano (forse il più attendibile, proprio perché è quello meno esaustivo di notizie), dopo una tiratina di pipa che favorisce la riflessione, mi dico: smettiamola di indagare su quelli che possono essere gli interessi americani; questi possono essere molteplici, ben camuffati e, inoltre, spesso, non rientrano nelle nostre categorie di pensiero, perché:

  • loro sono protestanti, massoni, capitalisti, ed essendo molto pragmatici aderiscono totalmente all’assunto machiavellico «il fine giustifica i mezzi», senza porsi la domanda se il fine che perseguono sia moralmente lecito, perché, per loro, il fine si identifica con il loro interesse più diretto. Che può anche cambiare: nel volgere di poco tempo, ecco che son partiti lancia in resta per abbattere Saddam, nemico giurato dell’Iran, salvo poi accorgersi, dopo averlo abbattuto ed aver insediato una leadership iraniana in Iraq, che era diventato loro interesse muovere guerra all’Iran;
  • noi, invece, siamo figli di una ben diversa civiltà, il nostro capitalismo è mitigato dalla politica sociale della Chiesa, come pure è influenzato dalla Chiesa il rapporto con il competitor. I nostri interessi cerchiamo di armonizzarli con gli altri, basti pensare a Enrico Mattei, che proponeva il 50% di guadagno ai paesi detentori di giacimenti di idrocarburi laddove le compagnie petrolifere applicavano  il 10%.

Il mondo arabo-islamico vicino e mediorientale sta attraversando un periodo storico particolare: è giunto il momento della fitna, ossia della resa dei conti tra sunniti e sciiti.

Questo significa che, se la fitna avrà luogo, a cascata, verranno ridisegnati gli equilibri dell’area vicino e mediorientale, dove Siria e Libano costituiscono le aree geografiche ove, naturalmente, si espande lo spazio vitale dell’Iran di confessione islamica sciita.

Tale regione suscita gli interessi energetici dei paesi del Golfo (patrocinati dall’Arabia Saudita) di confessione islamica sunnita (già nel 2010 il Qatar aveva progettato di realizzare un oleodotto che attraversasse la Siria e giungesse in Turchia ottenendo da Bashar al-Assad un diniego).

Qual migliore ragione per scatenare la fitna?

La mia non vuol essere una celia, nell’auditum arabo-islamico, in cui una questione religiosa non può non avere un’importanza capitale. L’attrito venutosi a creare per questioni di politica energetica internazionale rappresenta il segnale che è giunto il momento del reddae rationem e regolare quindi i conti con chi non ha aderito alla sequela successoria del profeta Mohammad: gli odiati sci’iti, insediati indegnamente in Siria (una regione dall’alto valore simbolico, perché costituiva lo Shamm), in Libano e in Iran.

Gli altri attori interessati sono:

  • Israele, che con la Siria ha una serie di conti in sospeso (fra questi annovero la questione del Golan, ancora occupata da Tsahal – l’esercito israeliano – in barba alle decretazioni ONU);
  • Gli USA che, essendo legati per questioni finanziarie a doppia mandata all’Arabia Saudita (la quale è presente in maniera massiccia nell’indotto del Pentagono, nelle svariate banche d’affari e nel settore trasporti e comunicazioni statunitensi), hanno identificato un loro temporaneo interesse nell’assecondare l’Arabia Saudita nel tentativo di scalzare l’Iran e nel fare gli affaracci loro in quell’area strategica, ove Israele non vedrebbe poi tanto male la presenza di basi militari statunitensi ai suoi confini. Se tale interesse statunitense sarà di lunga durata oppure, conflagrazione durante, cesserà di esserlo, adesso manco loro lo sanno;
  • Il Qatar, che potrebbe finalmente costruire il suo oleodotto (o gasdotto …) attraverso la Siria fino alla Turchia;
  • E noi europei potremmo finalmente applaudire ancora una volta alla caduta di un tiranno (non la pensano così i siriani musulmani e cristiani, ed io con loro)… e all’insediamento in Siria di un regime musulmano sunnita fortemente radicalizzato come quello d’Arabia Saudita e compagnia brutta. Insomma, un «capolavoro».