Non è una novità, Grillo, dal 2006 almeno, tesse a più riprese le lodi dell’ozio, lo ha rifatto anche qualche giorno fa: “… è il padre e la madre di tutte le idee migliori. Andrebbe insegnato a scuola, come ora di meditazione”, ha ribadito sul suo blog riprendendo un post di dodici anni fa.

Non si tratta, però, dell’otium latino, quello a cui gli insegnanti contrapponevano opportunamente il negotium (da nec otium, “non ozio”), che pure poteva definire il lavoro intellettuale, ma, sono parole di Grillo, quel “non fate nulla” che sempre più si mostra come filosofia e prassi del comico genovese e dei suoi adepti. “Chi ozia è un rivoluzionario” aggiunge, infatti, mostrando di non comprendere cosa significhi meditare.

E mi torna alla mente una scritta sbiadita, una frase del Duce, su un muro del quartiere San Lorenzo a Palermo: “Adoriamo il lavoro che dà la bellezza e l’armonia alla vita”, questa sì una massima rivoluzionaria e cristiana, fatta eccezione per quell’iperbolico “Adoriamo”; sembra tratta da Sant’Agostino, che, facendo riferimento a San Paolo, parla della necessità di fare le cose: “… compiute con ordine e ciascuna a suo tempo, senza che vengano ad accumularsi e a turbare così l’animo dell’uomo con guazzabugli inestricabili” (1).

Ma sono proprio i “guazzabugli inestricabili” che turbano l’animo umano – destinati a popolarlo in rapporto direttamente proporzionale al tempo dedicato ad oziare – ad attrarre il pensiero grillino, e dei grillini; “guazzabugli” scambiati per energia rivoluzionaria da retribuire con improbabili redditi di cittadinanza finalizzati a nutrire chi, nel futuro sognato dai Casaleggio, cederà allegramente ogni lavoro ad automi e altre “intelligenze” artificiali, separando definitivamente il valore armonico e creativo del lavoro dal semplice e meccanico “fare” – non operoso perché l’operare verrebbe scisso dall’operatore umano che è creatura di Dio – che tanto angoscia le notti a cinque – solo quelle, solo cinque – stelle.

Del resto, il video testamento di Casaleggio senior disegnava il futuro prossimo venturo proprio in direzione di intelligenze artificiali destinate a separare definitivamente l’arte dall’artefice umano, l’anima dal corpo divenuto inoperoso, e per ciò inspiegabilmente progredito. Ma, che società sarebbe quella che odia l’operosità? Altro che società senza classi! L’utopia del guru/pifferaio Grillo vuole una società senza società, proprio perché quest’ultima è tale e funzionante al meglio se organica, ordinata e operosa sia con il braccio che con la mente.

E l’uomo? A lui restino il vizio e il suo elogio, vera dottrina della rivoluzione grillina, e l’odio per l’armonia e la bellezza. È la rivoluzione nichilista e sacrilega del brutto, l’eterno ritorno del solve et coagula – distruggi il governo PD per poi governarci insieme, offriti pure al centrodestra e al centrosinistra insieme senza fare alcuna differenza – che, complici le scellerate scelte trumpiane in Siria, potrebbe dare il via ad uno dei governi più inquietanti della storia italiana, il governo del futuro più presente che c’è. Aridatece la DC!

Note

(1) “Il lavoro dei monaci”, 18. 21