Tutti conoscono l’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana:

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Bene, da questo principio si dovrebbe dedurre che il lavoro è molto importante per l’esistenza stessa della Repubblica e del suo Popolo; dovrebbe, quindi, avere un valore superiore alla… fortuna.

Invece mi sembra, a vedere da come si svolge la vita di questa Repubblica, che alla Dea Bendata della Fortuna si attribuiscano un valore che dovrebbe appartenere solo al Lavoro, ovvero il mezzo per la realizzazione di sogni e desideri.

La Fortuna potrebbe anche essere un mezzo per raggiungere tale obiettivo, ma chiediamoci, è moralmente corretto? In un Italia in cui la povertà aumenta, dove molti non riescono a vivere degnamente, con salari non all’altezza della fatica che richiedono, vedere in TV un tizio con un cappello colorato in testa che apre una scatola a caso con 100.000 euro da regalare, non sembra un giochino immorale e pericoloso per il bene della Nazione e fortemente ingiusto nei confronti di coloro che quei soldi se li guadagnano, se mai arrivano a guadagnarne cosi tanti, col sudore della propria fronte?

Tutto ciò è “invisibile” ai più: «Cosa vuoi – ti rispondono – la vita è un gioco, e la fortuna e la sfortuna fanno parte della vita.»

Sono d’accordo, ma entro certi limiti. Il problema è che spesso non si riesce a intuire che questo stato di cose è voluto dalle élite: “Lasciamo che si attacchino ad una speranza sottile di poter diventare ricchi come noi, d’altra parte è solo un’illusione, perché 100mila euro non sono niente per noi, pochi ricchi del pianeta”.

In questo modo si riescono a sgonfiare le pressioni che si creerebbero se il popolo si ribellasse contro questo stato di cose. Purtroppo, come si dice, molti non riescono a vedere oltre il proprio naso e preferiscono sempre pensare al proprio interesse, anche se questo potrebbe danneggiare gli altri. Questo è dannoso, allo stesso modo in cui, paragonando la Nazione al corpo umano, una medicina favorisca la guarigione di un organo, ma con effetti collaterali indesiderati su un altro organo, e alla fine tutto il corpo ne risentirà.

Il problema è anche culturale: gli italiani non sono di indole collaborativa, non hanno senso sociale e rispetto del bene comune. Questo l’ho imparato molto bene vivendo diversi anni nei paesi scandinavi, dove persino buttare una cicca di chewing-gum nel bosco, è considerato un comportamento sbagliato e da riprendere. Nella cultura italiana prevale chi riesce a essere “più furbo dell’altro”, ma alla fine questo comportamento anti-sociale danneggia il vivere comune e alla lunga lo Stato, e quindi la stessa Repubblica Italiana.

Vedo in TV le persone che partecipano ai quiz esclamare: “Questi soldi mi farebbero comodo, mi permetterebbero di comprare una casa, di fare un viaggio, di ripagare il mutuo”.

Ebbene, il problema è che cosi facendo ci si affida alla fortuna per realizzare queste cose che, in uno Stato normale, dovrebbero essere garantite a tutti come risultato del lavoro collettivo e ordinato.

Il trucco c’è, ma non si vede… fate attenzione furbetti, che sopra di voi c’è qualcuno ancora più furbo che controlla le vostre (e nostre) vite.

Sarebbe ora di una nuova Rivoluzione.