Mi vengono i brividi a pensare che sarei potuta nascere afghana… e afghana pashtun, all’interno della maggior etnia del Paese. Meglio hazara, anche se in questo caso discriminazioni e soprusi feroci li avrei subiti ugualmente, ma fuori casa… dai pashtun!

Sempre ho creduto che l’Afghanistan fosse l’inferno delle sole donne. Patria di una cultura islamica e di una sottocultura popolare tra le più bestiali al mondo è, invece, anche la dannazione in terra dei bambini.

I bacha bazi sono però le prime vittime, le più tenere e, di certo, le più innocenti.

Martiri di una tradizione animalesca che in questi anni ha preso nuovo vigore, conseguenza di una repressione sessuale maniacale e di una misoginia patologica, i “bambini giocattolo”, esclusivamente maschi, vengono comprati o fatti rapire da uomini, potenti e ricchi, che vogliono sfoggiare uno status sociale invidiabile.

Non potendo mai avere a che fare con una donna, spiega un giovane uomo afghano, non potendo mai guardarne una, non possiamo evitare di innamorarci di giovanetti travestiti.  

La soluzione afghana alla segregazione e all’annientamento della donna è il bacha bazi, che può, o meglio, deve, partecipare a quelle feste tra soli uomini dove la presenza femminile sarebbe sanzionata con la pena di morte.

I piccoli schiavi vengono abbigliati da donne e trattati da donne: gli uomini si intrattengono con loro in melensi cinguettii amorosi e, dopo la festa, continuano a trattarli da donne… 

Il bambino è merce di scambio e passa dal letto del suo padrone a quello degli amici di costui. Cederlo alle voglie degli astanti è pura cortesia ed il padrone di casa lo fa con la nonchalance con la quale offre vassoi di riso speziato e dolci.

Il ragazzino non ha alternative. La sua poverissima famiglia ancora meno. L’eventuale tentativo di fuga viene punito con la morte.

La società afghana acconsente e tace con la stessa squallida freddezza con la quale acconsente e tace quando in una famiglia non viene chiamato il medico per far visitare una donna o quando viene fatta arrestare una donna per un crimine commesso da un uomo. La donna come un capo di bestiame, il bambino come carne da macello.  

Islam e patologia vanno a braccetto anche nella pratica del bacha posh, le bambine vestite e trattate da maschietti. Quando in una famiglia afghana non sono stati partoriti figli maschi, la colpa investe la madre e la vergogna il padre… e allora si finge che, tra la prole, almeno un maschio ci sia!

Poter essere una persona (in Afghanistan, lo ripeto per amor di verità, la donna è un capo di bestiame o una cosa), poter fare sport, potersi muovere liberamente, evitare gli arresti domiciliari a vita ai quali molte donne afghane sono condannate, poter fare piccoli lavoretti, sono libertà alle quali una bacha posh dovrà rinunciare appena non le sarà più possibile occultare la propria femminilità.

Alcune, piuttosto che rinunciare ad essere persone, rinunciano ad essere donne! Finti maschi a vita, piuttosto che schiave!

Altre sono costrette, in età da marito, a tornare donne, cioè recluse e schiave, in balia di un Islam che ovunque, ma soprattutto lì, nella terra che sta tra la Cina e l’Iran, è la negazione di tutto ciò che è bello, naturale, libero e divino.