Non riesco nemmeno ad immaginare cosa si stia scatenando intorno a Di Maio e a Salvini… tentativi di corruzione, minacce, blandizie di tutti i generi e in tutte le forme. Non riesco nemmeno ad immaginare se a tutto ciò resisteranno.

Mattarella, simpatizzante del FMI e amico di una Germania che a Savona non è particolarmente simpatica, ha bloccato il nascente governo: gli ordini sono ordini e il capo della Repubblica italiana li esegue, non li discute: parla tedesco e soprattutto l’intende benissimo!

Stamattina i giornali del suo Paese d’adozione gliene danno atto: ha capito perfettamente cosa deve fare, da che parte deve remare e come deve coprire le proprie mosse.

I tedeschi ci insultano, ma hanno parole di ammirazione per il loro “espatriato”. Tanto lo ammirano da incoraggiarlo in italiano: “Forza Mattarella” è il titolo che campeggia su un noto giornale teutonico.

Che gli italiani s’aspettassero che il presidente della Repubblica italiana s’esprimesse in italiano e facesse gli interessi italiani è un particolare che sembra non interessare il taciturno, invisibile, ininfluente capo di Stato che ha trovato la gagliardia di parlare e di decidere proprio quando avrebbe dovuto tacere e rimanere nell’ombra.

Savona, l’uomo della discordia, è stato ministro dell’industria nel governo Ciampi, vicepresidente dell’Aspen Institute Italia e direttore di Confindustria, un curriculum che credo non possa entusiasmare i lettori di Ordine Futuro, ma è riuscito ad impallinare il vecchio continente invaso dai burocrati e la Germania diretta dai prepotenti, con una frase che è un trattato di politica e di economia: “Non esiste un’ Europa, ma una Germania circondata da pavidi”.

Il fatto che il suo nome abbia sconvolto le élite mangiapopoli e prosciugasoldi e i loro lecchini italiani ci fa sospettare che ci sia del buono in questo signore ottantunenne che, come detto, non è Che Guevara, che, come detto, finora non era salito sulle barricate, che, come detto, non s’era distinto per aver preso posizione contro l’establishment e i cosiddetti poteri forti.

Una cosa ottima però aveva fatto  e non di secondaria importanza: aveva capito subito che Maastricht sarebbe stata un disastro e l’euro una trappola.

Fatto non irrilevante, di cui bisogna dargli atto e ringraziarlo come merita perché politici ed economisti, mentre lui spiegava che l’Europa che stava nascendo aveva i piedi d’argilla, ci volevano convincere che eravamo sulla porta dello Shangri-la.

Salvini  ha voluto fortissimamente Savona. Che il diniego di Mattarella lo porti dritto a nuove elezioni non è un male, e lui lo sa perfettamente: gli si deve riconoscere una mira degna di Roberto Di Donna.

Di Maio, invece, mi stupisce! Dovesse perseverare su questa linea, dimostrerebbe che non sempre conoscenza dei congiuntivi e fiuto politico vanno di pari passo.

Se si torna alle elezioni Salvini rischia di stravincere e, lo dico da forzanovista che ha ben chiare tutte le incoerenze leghiste, lo farebbe con merito.

Speriamo bene… ho tanta paura degli incidenti stradali!