Le considerazioni che vanno dal ridicolo al demenziale espresse dai vari Santoro, Vauro, Oliviero Toscani, Boldrini, Grasso, Saviano, unite a quelle di altri esponenti della “cultura” progressista – fra le quali spicca per mortifera demenzialità l’augurio di uno scrittore deficiente che è giunto ad augurarsi che un bambino morisse sulla nave Aquarius per vedere finalmente la reazione del consesso internazionale contro Salvini –  evidenziano solo ed esclusivamente astio feroce per aver perso la partita. Queste dichiarazioni mi hanno aperto gli occhi su una realtà: il ’68, padre dei pisquani di cui sopra, ha privato l’Italia di una élite culturale consegnandola nelle mani di una congerie di autoproclamati intellettuali, senza arte né parte, che si distinguono perché:

  • guardano il mondo con  le spesse lenti dell’ideologia deformante, da allora vicariante su stampa, tv, scuola e università;
  • esprimono false teorie, che spesso sono solo bugie che si autoalimentano e si autoperpetuano, filiate dall’errato giudizio che si sono fatti guardando attraverso quelle lenti;
  • si esprimono con l’inconsistente linguaggio degli slogan;
  • ma soprattutto danno per scontato di aver sempre ragione, e quando è palese che sono nel torto, oppure perdono la partita, non rosicano soltanto, ma diventano cattivi convincendosi che il mondo intorno a loro abbia barato e che sia ora di innalzare la ghigliottina. È il gene dei giacobini che si risveglia).

Avvezzi da 50 anni al quieto vivere intellettuale, dove se la cantano e se la suonano tra loro, quando il mondo intorno cambia e perdono la possibilità di menare il torrone, danno di matto e accusano tutti di essere fascisti, xenofobi, razzisti, ottenendo il patetico risultato di invertire il concetto di democrazia: quando il popolo non la pensa come l’élite (ossia loro), non è più sovrano, ma è un popolo beota che si è lasciato irretire dal “populismo”. Però, che onestà intellettuale!

Mio nonno, che di asini se ne intendeva, diceva che “a lavar la testa ad un asino si perde tempo” e che “raglio d’asino non sale al cielo”… tutte verità popolari che coinvolgono quei figuri.

Fino ad ora, ho espresso precisazioni personali di storia attuale e presente, mirate a ristabilire un minimo di equilibrio tra il voto espresso dagli italiani e la disonestà intellettuale della sinistra sconfitta, che rosica in maniera scomposta e caricaturale, ma che lascia intravedere quel funesto livore caratteristico di chi non si rassegna a perdere e prepara la riscossa, ovviamente spietata come spietati sono per antonomasia (perché senza Dio) i giacobini, i quali hanno saputo far funzionare a pieno ritmo la ghigliottina, giustiziando persino uno dei loro capi, quel feroce bellimbusto di Robespierre.

Molto lascia presagire che i peggiori loschi figuri si stiano preparando a mettere in atto quelle azioni di violenza fisica e morale che sono storicamente proprie della sinistra: chi si ricorda i picchetti del Partito Comunista che hanno impedito alla Croce Rossa Italiana di rifocillare i compatrioti italiani che fuggivano la repressione della Jugoslavia comunista? I militanti comunisti hanno agito da ribaldi e i radical-chic, sempre da ribaldi, hanno cassato dai libri di storia questo vergognoso episodio.

Dicevo delle azioni che sono nel dna della sinistra:

  • manifestazioni di piazza con episodi mirati a cercare il morto (vedi G8 del 2001), per lanciare al vento i peana accusatori;
  • ricerca di complicità per denigrare internazionalmente il proprio Paese preda del fascismo, della xenofobia, del razzismo, etc.;
  • coinvolgimento delle frange politicizzate delle istituzioni dello Stato per creare opportunità suscettibili di infangare la parte avversa;
  • grancassa della stampa schierata, incaricata di creare e amplificare le menzogne;
  • ricorso all’appoggio di centri di potere stranieri interessati a far bottino in Italia.  

Questa è la sinistra, ovvero la sinistra parte della società: quella costituita da loschi figuri capaci solo di causare sciagure alla Nazione.