Nei giorni passati, l’opinione pubblica ha distolto per un attimo l’attenzione dalle notizie riguardanti le calamità internazionali, come terrorismo, guerra e povertà, e nazionali, come criminalità, corruzione e disoccupazione, per concentrarsi quasi esclusivamente su un curioso fatto di cronaca: l’aggressione, con il lancio di uova, nei confronti dell’atleta di origini nigeriane e di cittadinanza italiana Daisy Osakue, che le ha causato una lesione all’occhio mettendo al rischio la sua partecipazione ai campionati di atletica.

Sono state immediate le reazioni da parte della sinistra progressista, che ha colto al volo l’occasione per rimarcare la propria indignazione e lanciare l’ennesima sterile campagna contro il razzismo. Si è sottolineato che l’atleta è italiana come gli altri, nonostante le origini (ma quelli che sostengono ciò sono gli stessi che affermano che gli italiani “veri” dovrebbero invece sentirsi europei o cittadini del mondo), si è approfittato per fare propaganda antigovernativa e antifascista, si è invocata per l’ennesima volta la messa al bando di tutti i partiti e movimenti che non fossero in linea col pensiero “meticcio”, si sono creati gli ennesimi collegamenti con la Resistenza. Nulla di nuovo, il copione è sempre lo stesso ed ha causato, inizialmente, i soliti sbadigli.

Ma questa volta c’è una piccola differenza. Chi si è messo a strillare contro il razzismo ancor prima che fossero aperte le indagini, non ha tenuto conto di due particolari fondamentali: primo, gli autori del gesto avevano già colpito indistintamente molti abitanti della zona, tutti italiani; secondo (ed è questo che ha fatto scalpore), un membro della “banda delle uova” è il figlio di un consigliere del PD!

Dopo questo scivolone, un qualsiasi normale opinionista avrebbe fatto pubblica ammenda e si sarebbe scusato per essere stato troppo precipitoso nel formulare un giudizio, cosa che in effetti pretende sempre quando l’accusato è lui. Invece i social network ci hanno mostrato che non solo gli antirazzisti da tastiera non accettano le opinioni degli inquirenti, oltre che i fatti, secondo cui il movente razziale non esiste nella faccenda, ma addirittura rincarano la dose e insistono nel vedere il razzismo dove non c’è. E come contorno, la vicenda ha fatto emergere i lati oscuri del passato del padre dell’atleta, oggi mediatore culturale, che in passato fu incarcerato per droga, rapina e tentato omicidio.

Questo “fantarazzismo”, però, ha accresciuto notevolmente la celerità con cui la macchina della giustizia è stata messa in moto: fintanto che le vittime della banda delle uova erano italiane, non si è fatto abbastanza per individuare i responsabili, mentre è bastato colpire la persona sbagliata (una ragazza di colore, peraltro iscritta al PD) per avere i colpevoli già il giorno dopo.

Il tutto si inserisce nel contesto più ampio riguardante la domanda: esiste in Italia un’emergenza razzismo?

Benché esistano casi isolati di persone inclini alla violenza che aggrediscono immotivatamente immigrati usando il razzismo come scusa (e che vanno annoverati tra i delinquenti comuni), è altrettanto vero che nessun movimento anti-immigrazione, sia esso al governo o di piazza, incita e giustifica la violenza contro persone innocenti, seppur immigrate. Non assistiamo a cortei con torce e bastoni contro gli stranieri, non vediamo pubblici linciaggi di neri, come avvenivano dei democraticissimi Stati Uniti fino a pochi decenni fa, non esiste akcyba escalation di omicidi dovuti a motivi razziali, né vediamo improbabili “notti dei cristalli” fuori tempo massimo. Ma vediamo gente stufa, che per rabbia ogni tanto lascia scivolare la lingua o la tastiera, vediamo proteste decise ma pacifiche contro una situazione insostenibile, vediamo casi di delinquenza immigrata accrescere ed aggiungersi a quella nostrana, vediamo lavoratori stranieri preferiti a lavoratori locali, vediamo la nostra cultura minacciata.

Ed è naturale che ciò sfoci in manifestazione di protesta, così come può svegliare in persone naturalmente violente (e che comunque probabilmente sfogherebbero la propria aggressività verso altri obiettivi) la tendenza ad aggredire anche quegli stranieri che sono vittime come noi di un sistema più complesso che fomenta le migrazioni incontrollate.

È però innegabile, e le statistiche parlano chiaro, che se non esiste un problema razzismo esiste però un problema immigrazione, per i motivi di cui abbiamo parlato poco sopra.

E questo l’opinione pubblica sembra che lo stia capendo, abbandonando lentamente ma inesorabilmente questo fantarazzismo.