Lo scorso 4 marzo gli italiani sono stati chiamati a votare per la costruzione del nuovo Governo, che ora vede come capisaldi Movimento 5 Stelle e Lega.
Sicuramente rappresenta per la nostra Nazione la svolta decisiva, un cambiamento chiaro di rotta del pensiero politico del popolo, un modo per liberarci dal cappio che i governi precedenti ci stavano lentamente stringendo attorno al collo.
Tutto ciò, ormai a distanza di sette mesi esatti, comporta anche un effetto collaterale, una sorta di colpo di coda, di effetto reagente. Oltre all’accanimento futile delle forze politiche sconfitte e messe da parte dal nuovo Governo giallo-verde, dobbiamo trovarci a “fare i conti” con una forma di antifascismo non meno pericolosa di quella prettamente politica e direttamente figlia del Sessantotto: l’antifascismo presente negli Istituti scolastici, promosso e portato avanti dai professori di partito, quello che già precedentemente si respirava ma che adesso, col passare dei mesi, diventa sempre più logorroico e soffocante, e addirittura quasi cronico.
Combattere questo accanimento, questo modo meschino di inculcare una politica contraria al nuovo Governo, privando spesso e volentieri della libertà di pensiero gli studenti, è spesso difficile e rappresenta un “passo falso” e, metaforicamente parlando, può concretamente consistere nel darsi una zappa sui piedi: ciò non toglie che noi, studenti non conformi al pensiero unico, noi gioventù nazionalrivoluzionaria, dobbiamo impugnare le armi che possediamo, sempre metaforicamente parlando, e dichiarare guerra a chi si sente legittimato ad imbavagliare la nostra idea, avanguardista e soprattutto libera.
Tocca in questo momento storico resistere e nutrire sempre di più quello in cui abbiamo sempre creduto, dirigere una lotta che nel tempo è rimasta accesa e che ora trova il suo campo di battaglia e nella nostra fedeltà la sua trincea.