Nella sempiterna polemica tra M5S e giornali del gruppo Gedi s’è inserito, sabato 6 ottobre, un nuovo tassello. Secondo il vicepremier Luigi Di Maio, capo politico dei pentastellati, le testate che fanno capo ai De Benedetti non le legge più nessuno “perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontare la realtà”.

Nella frenesia postmoderna, dove la notizia è consumo, un fatto simile finisce facilmente nel dimenticatoio. Dopo che entrambe le parti hanno sbraitato a sostegno delle loro posizioni, si passa alla notizia successiva.
Non dovrebbe essere questo il caso. Trascendendo dalla strumentalizzazione politica, la questione è dirimente.

Il giornalismo italiano ha un problema. Esso ormai, perlomeno nel mainstream, ha perso l’equilibrio che dovrebbe far coesistere cronaca e opinione, oggi fortemente sbilanciato verso quest’ultima.
La regola, per onestà intellettuale, sarebbe narrare i fatti e, attenendosi a questi, argomentare. Le testate italiane liberali invece, dal Corriere della Sera a La Repubblica, hanno preferito perorare l’operazione inversa, ossia subordinare i fatti all’opinione: se non si riesce a controbattere razionalmente all’accusa che Mattarella abbia difeso gli interessi dei mercati finanziari non accettando Savona come ministro, si inventa tardivamente un falso Russiagate italiano, con troll russi all’attacco del Quirinale; se non si riesce a negare argomentando le problematiche connesse all’immigrazione, si inventa la deriva razzista e si manipolano i dati statistici; se non si riesce a criticare con giudizio i provvedimenti del Governo Conte, si denigrano giornalmente i ministri che li hanno emanati.

Eppure il margine di discussione su queste e altre questioni sarebbe ampio, specie sul governo giallo-verde. Anche se perdenti, alcuni giornali potrebbero uscire da certe contese con l’onore delle armi per aver difeso onestamente le proprie posizioni, ma ciò non sembra interessargli. Se Di Maio ha ragione accusando i “giornaloni” di manipolare la realtà, ha però torto a sostenere che, a causa di questo, non li legge nessuno. Dimentica che il Gruppo Gedi, oltre al trio La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, che già totalizza una certa schiera di lettori, possiede una fitta rete di testate locali, che parlando di politica nazionale riprendono le tesi delle tre sorelle maggiori.

Le testate locali sono strumenti mediatici rilevanti, che sommate a decine divengono armi micidiali. Hanno una natura familiare e piccolo-borghese, che influenza la classe media e provinciale a tal punto da farle diventare opinion leader nel loro territorio. La compagine De Benedetti dunque muove la sua distorta azione propagandistica su due fronti, locale e nazionale. Adopera per la sua causa allo stesso modo l’intellettuale casato ai Parioli, inserito nell’élite culturale italiana, e l’intellettuale di provincia con conoscenze radicate nel territorio.

In estrema sintesi Gedi, come altri gruppi, ha un potere massmediatico inestimabile. Ha saputo costruirsi, attraverso entrambe le due figure sopracitate, una credibilità che sfugge alle critiche, anche fondate, di fronte ad una parte dell’opinione pubblica legata più alla partigianeria e alla fiducia per linee politico-editoriali improponibili che alla critica razionale.

Non basta dunque, per contrastare i “giornaloni” fattivamente, enumerare tutte le manipolazioni delle realtà da essi perorate, come da anni fa (pervicacemente e un po’ stoltamente) Marco Travaglio. È necessario invece porsi come obiettivo rompere il legame di fiducia tra i lettori e le date testate, locali e nazionali, che vengono irriducibilmente lette.

Gli accorati richiami alla “crisi della carta stampata” sono anch’essi stolti e per nulla lungimiranti.
L’egemonia culturale costruitasi a sinistra ha saputo superare innumerevoli fasi di crisi mediatiche e di credibilità, mutando a seconda della convenienza il suo modus operandi. Non è escluso che lo faccia anche in questo periodo, dove è costantemente messa sotto attacco da esponenti populisti di vario titolo.
Pertanto Onorevole Di Maio, mi rivolgo direttamente a lei, prima di sollevare una qualsiasi questione si assicuri di essersi interrogato a sufficienza nel merito e, soprattutto, non si faccia prendere in ogni sua dichiarazione dall’euforia da balcone.