Dal Marocco dove vivo, e dove i musulmani sono convintamente musulmani e i cattolici (pochi) sono convintamente cattolici, maturo l’impressione che da voi in Europa molti vescovi abbiano dimenticato che il cristiano è il «sale della terra» e si siano convinti che sia invece lo zucchero filato (per citare l’ottima Silvana De Mari, che scrive su «La Verità» dell’altrettanto ottimo Maurizio Belpietro). Pertanto, stanno chiamando il loro gregge a riunirsi intorno ad una sbiadita bandiera color arcobaleno, che nulla ha a che vedere con il vessillo dell’Evangelo di Nostro Signore Gesù Cristo che – per chiarezza di pensiero: «Sia il tuo sì un SI e il tuo no un NO» – assomiglia più al vessillo romano di quel Centurione che, dopo il sacco di Roma da parte dei barbari di allora, uguali ai barbari di oggi (che pretendono di aprire tutte le porte e abbattere tutti i muri), ha dato il famoso ordine: «Signifer!  Statue Signum! Hic manebimus optime!», ossia «Alfiere! Pianta l’insegna, qui staremo ottimamente».

A quei tempi, qualcuno tra i senatori, la cui maggioranza voleva trasferire Roma a Caere, ha ascoltato quell’ordine perentorio e si è ravveduto, si è opposto a quell’insana iniziativa e Roma è rimasta a Roma ed è rinata più forte di prima, dominando il mondo e al mondo dando le leggi.

Cari Vescovi, se i pochi cristiani che vivono in Marocco vanno d’accordo con i molti musulmani che popolano quel bel paese, dove i miei genitori hanno deciso di riposare nel cimitero cristiano di Tangeri, è sicuramente grazie a una governance politica e religiosa musulmana  intelligente e di buon senso,  ma anche perché quei pochi cristiani e quei tanti musulmani hanno dimostrato che il loro sì è un SI e il loro no un NO, lasciando poco o nulla a un irenismo idiota come quello al quale sembrate votati, stando agli articoli di Avvenire e di Famiglia Cristiana, a certi sermoni allo zucchero filato di prelati più interessati ad apparire in TV che a proclamare l’Evangelo com’è, anche nella sua crudezza: «sia il tuo sì un SI e il tuo no un No» (per cui un negro è un negro e definirlo «di colore» è un’offesa alla verità e a lui come essere umano).

I cristiani fanno i cristiani comportandosi educatamente da cristiani in casa d’altri e i musulmani che sono in casa loro fanno, giustamente, i padroni di casa: concedono, non calano le braghe come suggerite di fare alle vostre pecorelle, oggi più smarrite che mai.

Cari vescovi, se voi cedete all’irenismo e alle paturnie ideologiche sciaguratamente affermatesi in Europa, non fate altro che diluire la nostra Fede e la nostra identità in vacui pensieri e quando avremo dimenticato che noi siamo il sale della terra, convinti di esserne, invece, lo zucchero filato, non ci sarà spazio per «O il Piave o tutti accoppati», perché saremo già tutti circoncisi oppure dhimmi e voi avrete svenduto per trenta denari la nostra identità religiosa e storica, che ha permesso a Dante di dire «sarai meco sanza fine cive di quella Roma onde Cristo è romano» (1).

Cari vescovi, sveglia! Il gregge è smarrito perché il vostro sì non è più un SI e il vostro no non è più un NO.

Note

(1) Dante Alighieri, La divina commedia, Purgatorio Canto XXXII.