È da un po’ che ascolto alcuni «brillanti e intelligentissimi» commentatori pacifisti dire che ci sono paesi (mi sembra il Costarica) che vivono benissimo senza Forze Armate, solo con la Polizia che contrasta il crimine… ottimo, si vede che sono attorniati da paesi popolati da galantuomini e che il mondo, di colpo, è diventato buono. Potenza delle organizzazioni internazionali, mannaggia a me che non me ne sono accorto, fossilizzato com’ero sul teatro delle Falklands/Malvinas, sulle personali esperienze in Libano, Somalia, Iraq o sui teatri serbo-bosniaco, e poi libico e siriano, ma anche Ucraino?

E che quei «brillanti e intelligentissimi» commentatori pacifisti e antimilitaristi avessero ragione nei loro sproloqui, mi è stato confermato dalla dichiarazione del nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa – rilasciata lo scorso venerdì 9 novembre – uno che vede lontano, uno che prima di tutti noi ha capito che la Patria non esiste più, che non ha confini da difendere e che la cosa importante è «tutelare la libertà di muoversi».

Beh, se i confini non devono più essere difesi, effettivamente, che cavolo ci stiamo a fare noi? O meglio, voi uomini in uniforme e in armi (ho dimenticato che l’uniforme l’ho dismessa qualche tempo fa…).

Mi ero abituato a tutto ma non alla supercazzola di Tognazzi (ricordate? «tapi tapioca, come se fosse antani, la supercazzola prematurata con lo scappellamento a destra per due»), sparata in un discorso ufficiale d’insediamento del vertice delle nostre gloriose FF.AA. Scherzi a parte, continuo a nutrire la speranza che si tratti del fraintendimento di qualche «giornalaio», in quanto considerazioni simili, se possono avere qualche addentellato con quella che potrebbe (e sottolineo potrebbe) essere l’evoluzione della guerra futura, è da imbecilli esternarle in un discorso di insediamento perché:

  • riguardano un futuro ipotetico di valenza strategica, che andrebbe analizzato solo tra professionisti e in altre sedi;
  • mettendo in dubbio Patria e confini conferiscono una valenza ideologica simil-pacifista a un discorso che non dovrebbe essere ideologico;
  • come minimo confondono e demotivano le menti non solo dei soldati ma degli italiani tutti.

Se così fosse, se il Capo di Stato Maggiore della Difesa fosse realmente convinto di ciò che ha detto, ebbene aboliamole queste Forze Armate che tanto disturbano le anime belle del pacifismo, ormai approdato presso le stesse Forze Armate (in maniera sia ideologica che strumentale), e quegli spiccioli destinati a quello strumento che tanto infastidisce, ma tanto eleva l’onore e la credibilità internazionale della nostra Patria (ah, già, dimenticavo, con i confini svaniti che senso ha parlare ancora di Patria? Aboliamola!). Quegli spiccioli, dicevo, vadano a Carabinieri e Polizia, però con la promessa da parte di quella che per antonomasia è l’Arma, di rinunciare alla sua evidente caratura militare per apparire un po’ meno militare e un po’ più poliziesca; e il sacrificio passato e presente, profuso da quei vecchi e logori soldatacci, entri pure in un museo creato a bella posta per convincere il mondo che non è più il tempo della difesa della patria, perché non esistono più nemici ma solo delinquenti… ma soprattutto non esiste più la Patria. Che un simile concetto sia espresso da un generale posto a capo delle nostre gloriose Forze Armate, è cosa del tutto inaccettabile!

È evidente che, da un po’ di tempo a questa parte, qualcuno di importante (anche a destra) stia tramando allo scopo di ridurre al minimo le Forze Armate, fino ad azzerarle per sostituirle con delle forze di polizia; ma che un alto responsabile in divisa militare sancisca questo obbrobrio fa veramente preoccupare.

E mi sembra di intuire che i Carabinieri (ai quali tributo il massimo della stima, conoscendo non pochi di quei soldati professionali e valorosi) costituiscono il ponte ideale per questo passaggio: sono militari preparati e cazzuti, ma anche poliziotti, sono efficienti, disciplinati, ben organizzati e fedeli (per premessa), e godono di una meritata fiducia da parte della popolazione.

È a loro che inizialmente sarà vieppiù destinata importanza in termini di finanze e di compiti, puntando soprattutto sulla sicurezza interna e restringendo sempre più la proiezione dell’Italia sul teatro internazionale (con buona pace della nostra politica estera, privata di un importante ed efficiente strumento di patria rappresentanza).

Giungerà però il tempo in cui anche ai Carabinieri sarà richiesto di farsi da parte, perché troppo militari con quella loro divisa quasi nera e quel loro insopportabile senso del dovere e della Patria, così soldatesco «usi ubbidir tacendo e tacendo morir».

Ricordo due libri della mia gioventù «les  Centurions» e «les Prétoriens» di Jean Larteguy (in italiano «Né onore né gloria» e «Morte senza paga»): questi due libri hanno marcato il destino di molti ragazzi come me, che si sono poi arruolati nella Folgore, ma hanno anche influenzato non poco il Generale Petraeus (efficiente ed efficace Comandante delle FF.AA. statunitensi nell’Iraq del 2005-2009, che ha saputo venire a capo della insorgenza sunnita di matrice Qaedista), il quale dopo averli compulsati, li ha definiti un manuale della guerra asimmetrica.

Ebbene, in uno di quei libri era riportata una lettera di un centurione romano, tale Marcus Flavinius, che ad un amico,  lamentando il clima anarchico instauratosi nell’Urbe mentre i legionari in terra straniera combattevano con onore difendendo con la vita l’onore dell’Aquila romana, diceva «… ti prego, rassicurami, dimmi che i nostri concittadini ci comprendono, ci sostengono, ci proteggono come noi stessi proteggiamo la grandezza dell’Impero. Se dovesse essere altrimenti, se noi dovessimo lasciare invano le nostre ossa imbiancate sulle piste del deserto, allora temete la collera delle Legioni».

Ricordo anche una frase icastica che un ufficiale del SAS britannico mi aveva confidato a guerra delle Falkland conclusa, quando già a quei tempi si parlava di guerra tecnologica e fantasticherie strategiche: «In quel terreno così ostile, le uniche  cose che han funzionato sono state quel ferrovecchio del FN-FAL (un fucile d’assalto assai vetusto ma affidabile) e lo scarpone del soldato».

Non sono più i tempi delle Legioni e forse nemmeno quelli dei conflitti di linea (è inimmaginabile un confronto armato tra Italia e Francia o tra Italia e Austria, e Italia e Slovenia) ma giungeranno, purtroppo, quelli in cui l’Italia rimpiangerà l’assenza delle sue Forze Armate con il logoro scarpone del soldato, unico in grado di contrastare anche le guerre asimmetriche, sacrificato da politici incapaci e alti gradi militari imbelli.

A scanso di equivoci, qualora qualcuno si sentisse offeso dall’aggettivo plurale «imbecilli» col quale ho qualificato l’iniziativa in questione, ne assumo la piena responsabilità. Mi chiamo Corrado Corradi, sono un Colonnello degli Incursori Paracadutisti in pensione.