Evidentemente, se i forzanovisti non sono “normali” ne consegue che sono “straordinari”. Già così quello che doveva essere un attacco e un insulto bilioso diventa implicitamente e involontariamente un complimento, ancor più se andiamo a vedere il vero significato originale del termine di derivazione romana e prettamente militare, legato per di più al processo di unificazione dell’Italia operato nell’antichità dai Romani.

Gli Extraordinarii in età repubblicana erano un corpo scelto dell’esercito romano – esercito che era composto per oltre la metà di socii, vale a dire di italici ancora privi di cittadinanza romana ma già unificati politicamente. I diversi contingenti italici che affluivano nell’esercito, seppur equipaggiati, addestrati e impiegati in battaglia allo stesso modo dei legionari romani, avevano ancora uno spiccato carattere etnico e linguistico locale: etrusco, umbro, latino, greco, sannita, ecc. I Romani, da parte loro, scremavano da questi reparti i soldati migliori dal punto di vista fisico e morale e li traevano fuori dai loro ranghi ordinari – da qui il nome – per raggrupparli in un corpo di élite nell’ambito del quale venivano amalgamati combattenti di tutta la penisola. Storicamente, gli Extraordinarii si possono a ragion veduta considerare il primo corpo militare propriamente italiano della storia. Corpo nell’ambito del quale combattenti del nord e del sud, del versante tirrenico e di quello adriatico, della costa e delle montagne, aristocratici della cavalleria e popolani della fanteria, si trovavano a marciare, combattere e versare il sangue fianco a fianco – e presumibilmente, a perfezionare il latino come lingua comune a tutti gli italici.

Gli Extraordinarii venivano impiegati sia come avanguardia che come retroguardia dell’esercito romano in marcia, ma anche come esploratori e sentinelle. Se il nemico opponeva resistenza all’avanzata, erano i primi a scontrarsi, se tendeva un’imboscata erano i primi a rischiare, nella ritirata erano gli ultimi a muoversi per garantire la sicurezza agli altri. Nell’accampamento, piantavano le loro tende nella parte centrale e i cavalieri, in particolare, alloggiavano vicinissimi al comando: tra i primi nel rischio, nel sacrificio e nella considerazione dei comandanti romani. Possiamo solo immaginare lo spirito di corpo, il cameratismo, la consapevolezza virile di incarnare la sintesi delle differenti etnie italiche, il meglio dell’Italia della loro epoca! Una vera e propria avanguardia nel processo di unificazione della penisola e di nascita della nazione italiana.

Oggi, l’Italia è invasa come al tempo dei cartaginesi di Annibale, interi quartieri sono in mano a genti estranee alla nostra tradizione etnica e culturale, i nostri bambini vengono abortiti, i nostri giovani sono preda della droga e le nostre donne vengono violentate, gli islamisti si apprestano a dominarci e colonizzarci, le nostre navi sono state usate per portare gli invasori sulla nostra terra e sentiamo dire apertamente che le nostre Forze Armate non dovrebbero più difendere i confini nazionali. Se questa è la “normalità” i forzanovisti non sono, non vogliono essere “normali”. Preferiscono di gran lunga essere Extraordinarii: sintesi consapevole delle nostre genti, avanguardia del popolo nelle avanzate, retroguardia che resiste nelle ritirate, sentinelle dei nostri quartieri, esploratori della rivoluzione nazionale, accampati intorno al loro capo, primi nella marcia, nel sacrificio e nella lotta, oggi. E nella vittoria, domani.