In questo periodo di commemorazioni per il centenario della fine della Grande Guerra, il duo Merkel-Macron non ha perso occasione, quasi sciacallando sulla memoria dei milioni di caduti di una guerra effettivamente tragica e terribile, per rilanciare l’idea di un esercito comune europeo.

Macron, in particolare, ha approfittato della presenza a Parigi del presidente Trump per rimarcare il concetto, volendo evidentemente fare leva sulla volontà di disimpegno dal contesto internazionale più volte predicata (ma non ancora davvero attuata), da parte dell’uomo del motto “America First”.

Da parte nostra, come già più volte sostenuto, l’atteggiamento della nuova amministrazione americana sarebbe di per sé positivo se avesse spinto gli europei ad acquisire una nuova coscienza che li potesse affrancare dalla sudditanza verso Washington e così riprendere in mano, anche e soprattutto per quanto riguarda l’ambito militare, le redini del proprio destino.

L’acuto Macron ha certamente intuito questa possibilità, ma volgendola a favore di un esercito unico europeo l’ha immediatamente dirottata verso i propri peggiori scopi.

L’abilità del presidente francese è quella di fare propria la causa dell’autonomia dell’Europa nei confronti dell’America, ma allo stesso tempo dando luogo a un enorme equivoco. Secondo la politica di Macron, infatti, l’Europa potrebbe affrancarsi dalle vecchie logiche dell’atlantismo – logiche comprensibili ai tempi della minaccia comunista e incomprensibili ad oggi di fronte alla nuova Russia di Putin, baluardo, come si è visto in Siria, di pace e stabilità – solamente tramite una prosecuzione radicale del processo di unificazione europeo, che senz’altro, ad oggi, è sinonimo di annichilimento delle nazioni e dei popoli europei.

Da notarsi a questo riguardo un facile paragone storico, ovvero quello tra l’attuale inquilino dell’Eliseo e il suo predecessore De Gaulle.

Certamente degli indirizzi politici e geopolitici lasciati da De Gaulle alla Francia del suo tempo il più rimarcabile è la libertà d’azione, unica ed eccezionale in tempi di Guerra Fredda, che il generale seppe ottenere dagli Stati Uniti. Lo smarcamento dalla Nato, lo sviluppo del programma atomico francese – il cui fine altro non era che poter disporre di una forza dissuasione nucleare antisovietica di cui poter disporre indipendentemente dallo zio Sam – lo sviluppo di una politica estera e monetaria (vedi la polemica gollista del “privilège exorbitant” accordato al dollaro all’interno del sistema di Bretton Woods), mettono al riparo la memoria del generale dall’accusa di sudditanza verso gli interessi americani.

Eppure De Gaulle, mentre operava questa politica di indipendenza dell’Europa nei confronti degli USA, al tempo stesso si opponeva decisamente al progetto di un’Unione Europea federale, alla costituzione cioè di un superstato europeo. Coerentemente, quindi, De Gaulle si oppose ai primi progetti di difesa comune e fece naufragare il progetto atomico comune, allora in via di sviluppo tra Francia, Italia e Germania Ovest.

L’idea bizzarra di avviare un programma atomico condiviso tra tre nazioni, abortito per il diniego francese, non solo presentava notevoli difficoltà giurisdizionali, ovvero viveva nell’incertezza su chi avrebbe avuto l’ultima parola sull’impiego della bomba (Parigi? Roma? Bonn? Una commissione creata ad hoc?), difficoltà peraltro a cui andrebbe immediatamente incontro anche un esercito comune europeo (A chi risponderebbe? Alle capitali nazionali? Al Parlamento Europeo? Alla Commissione? Al Consiglio Europeo? ad un Ministro della Difesa nominato ad hoc? E tale ministro verso chi sarebbe responsabile?), ma quel progetto presentava, e De Gaulle lo subodorava, l’idea della messa in mora dell’esistenza stessa delle nazioni europee in quanto tali. Più che la via per l’affrancamento da un padrone esterno, sarebbe stata la via immediata per l’autodissoluzione.

Tra la servitù americana e il babelico esercito del mondialismo in armi esiste una terza via per la nazioni europee. Il modello d’altra parte non sarebbe nuovo: la Nato non è forse una forma di stretta cooperazione militare, capace di garantire una difesa e un’azione comune salvaguardante l’identità delle singole forze armate nazionali?

La Nato, lo abbiamo detto, oggi che è finita la minaccia del comunismo sovietico, dissoltosi l’antagonismo delle forze del Patto di Varsavia (ovviamente consideriamo artificiali le attuali tensioni tra Europa e Russia, fomentate dall’Occidente ma contrarie agli interessi stessi dell’Europa), non potrebbe forse essere sciolta escludendo la presenza americana e rifondata come un patto di alleanza intraeuropeo?

Gli eserciti europei per essere indipendenti dagli Stati Uniti non possono forse sancire un’alleanza comune, ad excludendum degli USA, sulla falsa riga di quanto è già stato fatto in passato?

L’alleanza europea, che già appunto era nella mente di un De Gaulle, eppure rimasta lettera morta e che non ha fatto scuola, lascerebbe alle singole capitali la libertà d’azione di continuare a difendere i propri interessi a livello internazionale, senza sovrapposizioni con quelli delle altre nazioni europee e garantendo tuttavia un livello di difesa comune sufficiente per rendere l’Europa finalmente libera dall’opprimente ombrello americano.

Bisogna notare, d’altra parte, come Merkel e Macron, in questa loro crociata per l’esercito unico, pur utilizzando opportunisticamente le pose nazionaliste di Trump per dar l’idea di una certa distanza dagli USA, non mettano mai in discussione l’adesione alla Nato né la necessità di un forte legame tra Europa e America, di cui appunto Trump sarebbe al contrario la pietra d’inciampo.

Quali poi sarebbero le idealità di questo nuovo esercito, senza bisogno di dover guardare oltralpe, ce ne ha dato un infelice spunto il nostro generale capo di Stato maggiore Vecciarelli, il quale ha definito oggigiorno “inutile” il concetto di difesa dei confini, sostenendo che la funzione delle Forze Armate risiederebbe invece nella difesa della “libertà di tutti i cittadini, di muoversi e di fare impresa”. Un esercito non più a servizio della Patria ma a servizio del libero mercato.

Non si facciano ingannare tutti coloro che hanno sempre creduto, e che giustamente credono ancora, nel motto “Europa Nazione”: non sarà fornendo alle burocrazie di Bruxelles la sua guardia pretoriana che si ridarà all’Europa la sua dignità e il suo spirito.