Manolis Kapelonis e Giorgos Fountoulis erano giovani, ma giovani di un rango diverso e di una razza superiore rispetto a quelli ai quali troppo sovente si interessano i media italiani.

Niente a che vedere con i rincoglioniti teppisti dei centri sociali, nulla da spartire con i sinistrati liceali nostrani, rivoluzionari schizofrenici, al caldo nei diritti dell’Europa cristiana e supporter scatenati di chi intende distruggerla.

Manolis e Giorgos erano altro! La memoria di Giorgos è stata onorata: il padre, divenuto europarlamentare, combatte le battaglie nelle quali suo figlio credeva e per le quali oggi prega davanti a Dio.

Per Manolis non è così! Chi più di altri aveva il dovere di rispettare la sua memoria non l’ha fatto. In nome di un passato doloroso, quando a Creta un membro della famiglia Kapelonis venne ucciso dai tedeschi, i parenti di Manolis, dimenticando che proprio i nazionalisti e solo i nazionalisti, a cui si ispira Alba Dorata, combatterono gli invasori, non lo hanno appoggiato quando lui era in vita e non ne rispettano le scelte nemmeno ora che, come ripetono i suoi camerati, è tra gli athanatoi, gli immortali.

Eppure questo ragazzo, che ha avuto paura solo di non essere fedele a se stesso, entrando nel partito che ha servito, ha sfidato senza remore e senza timidezze la propria famiglia socialista e benestante; ha rinunciato senza rammarico e senza titubanze, in una Grecia che muore letteralmente di fame, agli agi e alla tranquillità di un lavoro certo e “comodo”.

La sua morte dovrebbe far intendere a molti in Grecia, e non solo, che è indispensabile dimenticare il passato che divide, perché le divisioni, come insegnavano i romani, sono la forza degli oppressori.

Kolokotronis seppe perdonare gli assassini del figlio per il bene della Grecia. Altri si attaccano ad un delitto lontano, per quanto atroce, e ad una storia complessa che non hanno né capito né valutato come si dovrebbe.

Ora la famiglia di Manolis fa causa ad Alba Dorata con una motivazione che offende la dignità del suo congiunto, attribuendogli debolezze che non aveva e addossando al partito che scelse responsabilità che non ha: Manolis era troppo giovane, Manolis è stato plagiato, Manolis la sera dell’attentato è stato subissato dalle chiamate dei suoi camerati e quasi costretto ad andare laddove ha trovato la morte. La famiglia ha perso la causa.

E mentre quest’anno, come sempre, ad Atene si è onorato il sacrificio dei due giovani, i congiunti di Manolis hanno tentato di proibire ad Alba Dorata di ricordarlo come merita.

Alba Dorata, però, sulla tomba di Manolis è andata. D’altronde non aveva scelta, ben sapendo che chi dimentica i morti è morto.

Manolis aveva 22 anni. Io non so che età avessero i trecento di Leonida, non so che età avessero i combattenti di Lepanto o quelli alle porte di Vienna. Non so nemmeno che età avessero i nostri “repubblichini”: so che molti di loro erano persino più giovani del caduto di Alba Dorata, alcuni appena adolescenti.

So anche a che razza appartenevano tutti: a quella degli uomini che antepongono la propria dignità ai loro pur legittimi interessi.

È la stessa identica razza di Manolis. Evidentemente non è la razza dei suoi familiari… più del sangue vale il coraggio.

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