Parigi, sabato scorso, un popolo in piazza. Lo fronteggiavano le forze dell’ordine, a difesa di non si sa bene cosa. Come sempre avviene in Francia, le cose sono state serie, gli scontri sono stati robusti. Le forze dell’ordine sono state travolte a più riprese: per mettere all’attivo arresti e feriti hanno dovuto colpire a gatto selvaggio quando improvvisamente trovavano un varco, ma il più delle volte hanno passato un bruttissimo quarto d’ora. I gilets gialli si sono resi padroni della piazza, per la gioia della quasi totalità dei parigini, escluse le piccole frange che si scandalizzano per ogni afflato di vita.
Chi sono i gilets gialli? Gente di ogni estrazione sociale e che vota, anzi ha votato finora, in ogni direzione. Tra le loro fila un po’ di tutto: militanti sindacali in incognito, formazioni militari trozkiste, camerati e banlieusards ma, soprattutto, popolo.
Questo spiega come e perché in piazza si siano comportati nei modi più diversi. I banlieusards dediti al saccheggio, i trozkisti allo sfascio e all’iconoclastia, il resto, invece, al trionfo della causa della dignità nazionale e popolare.
Contro chi si sono battuti e si battono i gilets gialli? Tacciano i nostri sovranisti che non hanno capito un tubo: si battono contro un’oligarchia che non rappresenta più il popolo, contro questo e basta. Non sono contro la UE così come non sono per la UE. Sono per cambiare tutto, nel nome del buon senso e della tradizione, sia pure nel suo aspetto più epidermico, quello con la t minuscola. Sono, insomma, finalmente, lotta di popolo, come preconizziamo da decenni.
Cosa fanno le diverse correnti politiche diluite nei gilets gialli? I trozkisti si addestrano al combattimento – ormai lo fanno da molto tempo e in tutte le latitudini – al fine di continuare ad assicurare le milizie del terrore ai propri padrini nella continuità del gioco destabilizzazione-ristabilizzazione che è caro ai Soros di turno e che ha contrassegnato gran parte della storia del secolo XX. Le sinistre leniniste si diluiscono nella massa per ritrovarsi, se e quando giungerà il momento, all’interno di un fenomeno nuovo che potrà emergere dal nulla, come i Cinque Stelle. I camerati si trovano lì per amore e per adrenalina. In quanto ai giochi di partito, Mélenchon e Marine sperano di attingere voti che Macron e i moderati temono di perdere. Il popolo, dal canto suo, per ora lotta.
E infine i simboli, di cui gli uomini sono sempre espressione, più o meno consapevole.
Cinquant’anni fa, quando la sinistra paralizzò il Paese e portò una massa oceanica nelle strade di Parigi, i suoi uomini d’avanguardia, giunti all’Arco di Trionfo, orinarono sulla fiamma del Milite Ignoto per spegnerla, ma il gas che la tiene animata glielo impedì.
Sabato, quando i gilets gialli, vinta la battaglia campale con le forze dell’ordine, si sono impadroniti degli Champs Elysées e della place de l’Etoile si sono inginocchiati al cospetto del Milite Ignoto e poi, istituito un picchetto d’onore, hanno intonato la Marsigliese.
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