In merito al cambio di basco del «Nono» (1), da amaranto a grigioverde, ritengo che Il CA.STA.MAG. (Capo di Stato Maggiore) dell’Esercito abbia coraggiosamente preso atto di una realtà, che ha vergato con parole intellettualmente oneste: «Ho riscontrato questa forte volontà sia nell’Associazione che da parte di tutto il Reparto, nel comandante attuale e nei predecessori, non tutti ma molti».

A mia memoria, se ne parlava e si anelava a tale riconoscimento almeno dal 1980, quando sono approdato al «Nono» per il famigerato Corso 80/B (eravamo in 37, dopo il corso siamo rimasti in 6).

Il naturale e incontrovertibile legame storico del «Nono», per quanto attiene agli aspetti operativi e alla manifesta rappresentanza della propria identità, è con gli Arditi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Rifiutare di riconoscerlo significa camuffare la realtà e rendere un pessimo servizio al «Nono» stesso e alla Brigata Folgore, in seno alla quale il «Nono» è stato inquadrato e con la quale ha stabilito legami che, ovviamente, rimangono indissolubili… non per niente gli uomini del «Nono» sono Incursori Paracadutisti.

Tuttavia, finalmente, quel basco grigioverde ristabilisce visibilmente il legame, mai interrotto, con i bisnonni della Prima Guerra Mondiale e con i nonni della Seconda ed evidenzia la realtà insita nel nome del Reparto: «IX Rgt d’Assalto Incursori Paracadutisti Col Moschin», adesso come allora chiamato condurre operazioni non convenzionali.

Il basco non è una sfumatura da nulla: è una parte importante dell’uniforme, la quale rende manifesto non solo il Reparto di appartenenza, ma anche la sua storia. È una questione di identità, sottolinea che, pur essendo cambiato il modo di fare la guerra, l’anima profonda degli incursori del «Nono» è indissolubilmente legata a quella degli Arditi.

Anche se ha riposto in soffitta il vetusto modus operandi del «pugnal fra i denti e bombe a mano» e ha adeguato addestramento, equipaggiamento, armi, tecniche e procedure al nuovo modo di fare la guerra, l’identità profonda del moderno Ardito, l’incursore, affonda comunque le sue radici in quella dei suoi bisnonni della Prima Guerra Mondiale e dei suoi nonni della Seconda. Il basco grigioverde evidenzia questa realtà scolpita nella storia militare d’Italia.

A parte le considerazioni di cui sopra, nutro una speranza che appena abbozzo: forse è un segnale che lassù qualcuno ci ama, lassù esiste una volontà di ridare lustro alle nostre glorie militari, travolte da una ingiusta quanto insulsa damnatio memoriae nei confronti di chi ha tenuto alto fino all’ultimo l’onore delle armi italiane e che è stato considerato troppo combattivo per una Repubblica che «ripudia la guerra».

Note

(1) IX Reggimento d’Assalto Paracadutisti Col Moschin.

Print Friendly, PDF & Email