Recentemente si è registrata una crescita esponenziale del nazionalismo in tutta Europa e persino oltre i confini continentali europei. Tale crescita appare giustificata, in breve, dalle politiche multiculturali e dalle trasformazioni morali, culturali e storiche che hanno impattato il popolo europeo e, allo stesso tempo, dal rifiuto da parte di quello stesso popolo del sistema politico attuale, che assegna il ruolo di “servi della gleba” alle classi politica e borghese anziché al “terzo stato”.

I nazionalisti che oggi affrontano il sistema – una dittatura mascherata da democrazia liberale e capitalista – vengono etichettati come un’“estrema destra” che odia stranieri, rifugiati, islamici e minoranze etniche. Da tutti questi criticismi emerge puntualmente la parola odio. Si cerca sempre di presentare i movimenti identitari o nazionalisti come fomentatori di odio, quando di fatto è vero l’esatto contrario.

Sono infatti proprio i movimenti nazionalisti a predicare il vero amore, un amore trasmesso nelle generazioni, di padre in figlio, dai nostri primi progenitori. Proprio come amiamo la nostra famiglia, così amiamo la patria, estensione della nostra famiglia. Amiamo il nostro suolo, la nostra cultura, la nostra identità, i nostri valori e la nostra storia. Questo è ciò per cui hanno combattuto e si sono sacrificati i nostri antenati, nella speranza che quel territorio potesse progressivamente e conseguentemente svilupparsi. Ed è per questo che onoriamo i nostri progenitori, a livello di sangue e a livello di spirito, per questo al pari loro abbiamo l’obbligo di difendere la nostra nazione e la sua sopravvivenza. I nostri sentimenti sono frutto di amore, senso del dovere e senso del rispetto. Tali sentimenti comportano responsabilità, evocano la resistenza e guidano la rivoluzione contro un mondo moderno che ripudia sempre di più questi valori.

Ma allora perché mai siamo noi a essere bollati come fomentatori di odio? Perché proprio nel momento in cui l’accusatore punta il dito contro di noi, altri tre puntano verso di lui! I mondialisti elitari odiano tradizioni e identità. Odiano il fatto stesso che noi abbiamo qualcosa da amare e per cui combattere. Questi elementi hanno come loro essenza “sanguigna” e esistenziale il “foglio verde a forma di rettangolo”, con gli algoritmi e i “lingotti grossi e pesanti”. È come se non fossero umani. Sono elementi internazionalisti che diffondono nel mondo la loro natura maligna e imperialista, portando ovunque distruzione e miseria, con effetti esplicitamente ben visibili in Africa. “Scagliano” popoli e culture gli uni contro gli altri nella prospettiva di guerre sempre nuove da finanziare e su cui speculare, e per questo non vogliono una vera pace, che non sarebbe né redditizia né produttiva. Per questo non possono che odiare chi ama la propria madrepatria e chi comincia a capire le tattiche del loro monopolio imperialista globale.   

Certi lettori potrebbero ora porsi una domanda pensando al semplice patriottismo e alla sua differenza dal nazionalismo a livello politico-ideologico. La risposta è semplice. Distruggere l’Europa e la sua sovranità economica, culturale e spirituale comporta un prezzo da pagare! E da pagare caro, a un alto tasso di scambio monetario! Ecco che la vendetta diventa giustizia per l’uomo e per il suo ritorno alla serenità e allo stato di tranquillità di spirito. No, non è più sufficiente il vivere in pace, anche perché ormai non ci riusciremmo più. Siamo costretti a combattere per la vera pace, per la libertà, ma anche per la vendetta, al fine di evitare, nel futuro, la perdita della nostra indipendenza esistenziale ed economica. Scambiare questo fatto per odio o estremismo sarebbe uno sbaglio! Si tratta invece di seguire una legge scientifica, una precisa legge della fisica, di Isaac Newton: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.

Se la fine di questo abominevole mondo moderno appare sempre meno distante, la vittoria non sarà solo questione di influenza nell’arte o nella tecnologia. È necessario scendere in strada a protestare per il nostro sangue, per la nostra patria, per l’onore dei nostri padri!     

Ai nemici che vorrebbero un mondo più tollerante e pacifista chiediamo: dove è la vostra compassione per tutti i sacrifici dei nostri antenati? E a quelli che invece vogliono la guerra, rispondiamo che l’avranno! E chi sa se alla fine i vincitori saranno gli sconfitti di ieri o i viscidi banchieri che vorrebbero destrutturare e manipolare la società europea e renderci schiavi della loro “libertà”.

Ispirato e motivato dalla speranza di recuperare nel futuro la vera libertà e la vera pace con l’annientamento finale del nemico mondialista e imperialista, ricordo la poesia di J.R.R. Tolkien “Non tutto quel ch’è oro brilla”, che è appassionatamente e ardentemente possibile coniugare col fulgido futuro al quale aneliamo noi nazionalisti.

Non tutto quel ch’è oro brilla,
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,
le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quei ch’è senza corona.

Francesco La Torre (Forza Nuova USA)

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