Abbiamo intervistato Roberto Fiore, Segretario nazionale di Forza Nuova e Presidente del partito europeo Alliance for Peace and Freedom (APF), sulle dichiarazioni di Matteo Salvini durante la visita, appena terminata, di due giorni in Israele.


Le gravi dichiarazioni del Ministro Salvini su Hezbollah hanno sollevato un autentico vespaio, mettendo in grave imbarazzo il ministero della Difesa e suscitando reazioni negative in molti osservatori ed esperti di questioni mediorientali. Roberto Fiore ha più volte visitato Libano e Siria negli ultimi anni, incontrando anche rappresentanti ufficiali del ‘Partito di Dio’. Cosa pensa delle affermazioni del titolare degli Interni?

Hezbollah, oltre ad essere rappresentato in Parlamento e far parte dell’attuale Governo, è parte integrante, in qualità di forza militare riconosciuta, dell’Esercito nazionale libanese; quando Salvini definisce “terroristi” gli Hezbollah definisce terrorista l’intero Stato libanese.
Va detto, inoltre, che l’attuale Presidente della Repubblica libanese, il generale cristiano Michel Aoun, che ho incontrato in visita ufficiale pochi mesi fa con una delegazione di Alliance for Peace and Freedom, è il capo di una coalizione governativa che vede insieme cristiani ed Hezbollah nel Governo nazionale. Ma oltre ad evidenziare una macroscopica ignoranza, queste dichiarazioni fanno a pugni con la storica politica italiana ed europea in quei territori in cui il Libano ha sempre rappresentato e rappresenta una grande possibilità di pace per l’intera area.


Ad alcuni le posizioni filosioniste esternate da Salvini sembrano coerenti con quelle di contrasto al terrorismo islamico che insanguina l’Europa, ma è davvero così?

Va detto che la Lega e Salvini l’hanno sempre pensata così, ma ciò non si accorda con una tradizione politica italiana che, in contrasto con il classico filosionismo statunitense, è sempre stata particolarmente attenta ai rapporti con il mondo arabo e la realtà palestinese.
Ma ciò comporta altre conseguenze contrarie agli interessi e alla storia politica italiani: i nostri rapporti con Iran e Russia, i nostri rapporti con ambienti auterevoli che hanno guardato sempre con legittima preoccupazione agli atteggiamenti israeliani e alle tante guerre di aggressione dello Stato ebraico vengono messi in discussione da un Ministro degli Interni, “semplice” vice-premier.
Anche la situazione siriana, del resto, ha visto Israele nei panni di una nazione guerrafondaia e posso aggiungere, senza timore di essere smentito, che gli stessi militari italiani della missione Unifil nel sud del Libano (quelli che Salvini ha messo in imbarazzo con i suoi deliri) – con molti dei quali mi sono intrattenuto, avendo modo di far tesoro delle loro esperienze sul campo – hanno potuto toccare con mano la vicinanza di Israele ad Al Nusra, e quindi ad Al Qaeda, ma anche alla stessa Isis, nel corso dei differenti rapporti di forza che hanno caratterizzato queste organizzazioni del terrore negli anni, sempre nel ruolo di collaborazione logistica e di fornitura di armi.


Quale messaggio ha quindi lanciato Salvini ai cristiani in Medio Oriente? Come si può essere a favore del Cristianesimo in Europa e contro di esso in terre in cui i cristiani sono perseguitati?

I cristiani in Medio Oriente, ed in particolare in Siria, che hanno sofferto a causa dell’Isis – è un dato di fatto – guardano con preoccupazione e sospetto ad Israele. Parlo di tutte le confessioni: greco-ortodossi di Antiochia, siriaci, armeni o cattolici melchiti e caldei – nel corso dei miei viaggi ho incontrato i rappresentanti di ogni comunità – e anche lo stesso Muftì di Damasco: tutti vedono Israele come il grande trouble maker di tutta la zona.
Mohammad Obeid, responsabile degli affari internazionali di Hezbollah, mi disse qualche tempo fa che molti paesi cristiani della zona occidentale della Siria avevano dovuto attendere l’arrivo di Hezbollah per liberarsi dei tagliatori di teste e dei violentatori islamisti che avevano occupato le loro case, imponendo l’umiliante dhimma a chi non intendeva rinunciare alla fede cristiana.
Il messaggio filosionista e anti-Hezbollah di Salvini ha quindi riaperto profonde ferite. La sua è una concezione “muscolare” dell’anti-islamismo, che vede in Israele il campione, da imitare, del contrasto all’Islam, senza considerare la storia dell’occupazione israeliana e il fatto che Israele non si trova affatto nel territorio europeo. 


Qual è la differenza religiosa e culturale tra Hezbollah e le varie declinazioni dell’Islam wahhabita e salafita?

Gli sciiti libanesi di Hezbollah hanno, a causa della loro storia, una particolare visione nazionalista e hanno al proprio interno anche milizie cristiane; non hanno al contrario la visione internazionalista, legata al concetto di Umma, la comunità dei musulmani, come quella professata da wahhabiti e salafiti. Nel momento in cui forze straniere attaccano il Libano, Hezbollah si schiera a fianco dei cristiani libanesi, in chiave anti-israeliana – ricordiamo la feroce aggressione sionista del 2006 – e anti-wahhabiti, da sempre interessati a destabilizzare e fagocitare il Libano.
Il Paese dei cedri ha una storia importante e particolare, pensiamo all’epoca delle Crociate, e i cristiani sono sempre stati punto di riferimento per la pace. Tutti i libanesi li hanno sempre riconosciuti come autorevoli sostenitori di una politica di convivenza, come garanti della pace. Israele, sponsor dell’Islam fondamentalista, ha invece sempre fomentato divisioni tra le confessioni religiose, allo scopo di non permettere o bloccare lo sviluppo del Paese, e, nel territorio dello Stato ebraico, ha gestito i rapporti interreligiosi con l’atteggiamento del popolo eletto, realizzando l’oppressione delle altre religioni e delle altre nazionalità secondo l’idea tipica di uno Stato razzista.