Nei prossimi giorni ricorre il 41° anniversario del sacrificio del giovane Angelo Pistolesi, militante dell’idea nazionale e popolare.

L’omicidio delle bande armate comuniste, che operavano indisturbate nel Paese, avveniva in applicazione della loro strategia rivoluzionaria. Durante gli anni del terrore, la guerriglia causò centinaia di morti e feriti in conseguenza delle migliaia di attentati col fuoco, le bombe e gli omicidi. Le attività delittuose si realizzavano con l’assoluta inoperanza delle autorità di governo, che alimentava, nell’immaginario popolare, il sospetto generalizzato della complicità con il terrorismo.

Di fatto il governo della Nazione era tacitamente partecipe del  programma  strategico della “destabilizzazione stabilizzante” impiantato dall’intelligence USA per mantenere il controllo dell’Italia e della sua adesione al Patto Atlantico. Il progetto segreto prevedeva che i  terroristi comunisti  – di ispirazione trozkijsta –  avessero operato con omicidi e guerriglia diffusa al fine di pregiudicare elettoralmente il PCI (allineato con Mosca) che minacciava, d’accordo con un DC allo sbando, la realizzazione del disegno di intesa tra le due forze denominato “compromesso storico”.

Superata la fase elettorale del 1976, con il fallimento dell’ingresso del PCI nel governo del Paese e con l’autoscioglimento di Lotta Continua (trozkijsta e avversa al comunismo sovietico), il terrorismo continuò per dieci anni, seminando sangue e terrore.

La diffusione del pensiero antifascista costituiva il collante educativo e mobilitante tra i giovani nelle scuole e nelle Università, per indurli infine alla violenza e all’assassinio degli avversari. Si trattava, infatti, di un’intossicazione culturale instillata ad arte nelle menti dei più giovani, che si manifestava come una sorta di ubriacatura di massa  atta a produrre terrore, panico, dolore e tragedie nella società. Gli ex alleati e consoci di Yalta 1945, dopo la spartizione dell’Europa in zone di dominio militare e politico passarono – venti anni dopo –  dalla guerra fredda alla guerra rivoluzionaria. In Italia decisero di confrontarsi  attraverso l’impiego dei propri servizi di intelligence, che incidevano nel nostro territorio su partiti, sindacati, mezzi di informazione ed enti culturali. In tal modo capitalisti e comunisti, attraverso i loro partiti di riferimento, contrapposti per fini elettorali, consumarono la loro guerra vile e assassina provocando innumerevoli e rilevanti danni. 

IN MEMORIA DEI CADUTI PER L’ITALIA

Angelo Pistolesi è presente nella memoria collettiva assieme a tutti i caduti per  l’Italia vittime di questa follia assassina.  Angelo, assieme agli altri martiri, manteneva il credo ideale dell’amore per la Patria, la fede nella giustizia sociale e la speranza nei valori della vita. La sua scomparsa avveniva a Roma, il 28 dicembre del 1977, quando fu assassinato con armi da fuoco sotto la sua abitazione alle prime ore dell’alba, mentre si recava al lavoro. Il giovane dirigente della Sezione del MSI-DN del quartiere della Magliana-Portuense era sposato e padre di due bambine. L’omicidio veniva rivendicato dai terroristi rossi attraverso chiamate telefoniche alla stampa, ove annunciavano il lascito di messaggi firmati a Milano e a Roma.

Gli autori di quell’omicidio non vennero mai ricercati dalle autorità preposte all’ordine pubblico. Mai si ebbe conoscenza della minima evoluzione delle presunte indagini di polizia su questo fatto. La morte violenta di un cittadino era cosa di non rilevante importanza e la noncuranza verso l’accaduto costituiva un’ulteriore prova di assenza delle forze dell’ordine. La libertà di azione di cui disponevano i terroristi poteva prefigurare all’orizzonte il dramma che stava per abbattersi  nella città di Roma, a soli 10 giorni dalla morte di Pistolesi, sulla società politica di ispirazione nazionale. Un eventuale e possibile intervento delle forze di Polizia, a suo tempo, avrebbe forse potuto scongiurare,  frenare l’onda assassina che i terroristi scatenarono con l’eccidio di Via Acca Larentia il 7 gennaio del 1978. Nella circostanza della strage venivano uccisi i giovani del MSI-DN della Sezione del Tuscolano: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Il dolore che aveva colpito l’intera città fu la causa di ulteriori sequele nell’ambito delle famiglie dei giovani sventurati. Mai alcuno degli assassini venne assicurato alla Giustizia. Il sacrificio dei caduti per la difesa della libertà costituisce, oggi, un monito per le nuove generazioni.

VERITÀ, GIUSTIZIA, MEMORIA.

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