Aristoteles Gumas e Kostantino Katsifas sono due sconosciuti in Europa, ed in questa Europa dei diritti dei pederasti e delle banche è ovvio siano degli sconosciuti!

Sconosciuti e misteriosi!

Sconosciuti perché il silenzio intorno alla loro morte è indispensabile: gli esempi trascinano e i vili temono gli eroi.

Misteriosi perché erano uomini che parlavano una lingua indecifrabile per la feccia di Bruxelles: la lingua dell’attaccamento alla patria e all’identità.

L’Europa di oggi conosce e riconosce un altro tipo di attaccamento: alla poltrona, al proprio interesse personale, ai grandi potentati, alla finanza, alla massoneria, al padrone di turno… che poi è sempre lo stesso!

Quest’Europa pappona non concepisce gli Aristoteles e i Kostantino, esattamente come la puttana non capisce il lavoro onesto.

Per comprendere la loro morte bisogna che vi scomodiate un attimo e mi seguiate.

1921: definitiva cessione all’Albania dell’Epiro del Nord. L’Epiro, nome ellenico e storia tormentatissima, ancora oggi abitato da numerosi greci, fu occupato dall’esercito di Atene nel 1912; l’anno seguente il Protocollo di Firenze lo concesse all’Albania. I greci reagirono e crearono un governo indipendente. Quando la madre patria perse in Asia Minore, l’Epiro venne regalato a Tirana.

Anche oggi formalmente i “greci albanesi” godono di ampi diritti, ma la forma, come si sa, non sempre coincide con la sostanza, e l’Albania di fatto si comporta con loro con un’arroganza ai limiti del terrorismo.

Se cercate informazioni in rete, dedicatevi a più proficui interessi: la censura è stringente.

L’Albania in Epiro distrugge le chiese, confisca terre e beni dei greci, elargisce quattro ore di corrente al giorno agli utenti ellenici, li terrorizza fino al martirio.

Il giorno della festa nazionale greca, nel suo paese dell’Epiro del Nord, Kostantino era solito far sventolare bandiere bianco azzurre. Quest’anno gli è stato ingiunto, con tanto di minacce di morte, di toglierle.

Gli albanesi sono gente pratica e le minacce sono diventate, nel giro di un giorno, una vera e propria esecuzione: prima ferito e poi giustiziato con un colpo al cuore mentre gridava “Viva la Grecia”.

Scopriamo anche noi italiani che i dirimpettai di Tirana non si distinguono solo nel commercio delle donne, delle armi e della droga!

Sordo alle richieste della famiglia, il governo albanese ha trattenuto il cadavere per sette giorni, non lesinando un’ultima porcata: botte all’anziana madre di Kostantino!

Anni prima, stessi assassini ed identica viltà.

Aristoteles Gumas si trovava nel bar del padre: era greco e parlava greco. Alcuni avventori albanesi di particolare sensibilità si sentirono infastiditi, d’altronde le cacofonie dell’albanese devono apparire intollerabili a confronto con l’eleganza della lingua di Aristoteles, il quale viene subito minacciato: o parla albanese o verrà fatto fuori. Promessa mantenuta: all’uscita dal bar viene rincorso ed investito.

Una sola personalissima considerazione: la tutela della civiltà europea non si può fermare alla difesa da chi europeo non è.

L’Europa, una Europa nuova, identitaria, forte, indipendente, dovrà vagliare con cura anche chi ammettere tra coloro che, formalmente e geograficamente europei, in realtà dalla civiltà europea non sono stati mai nemmeno sfiorati.

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