Il Venezuela da alcuni anni sta attraversando una mostruosa crisi politico-economica, con un’inflazione che sfiora il 900%. Il bolívar venezuelano è ormai carta straccia, i prezzi sono impazziti con un pieno di benzina che costa una barzelletta mentre un panino al pub richiede circa mezza pensione media del paese sud-americano. Una situazione al collasso, che deve fare i conti anche con le sanzioni economiche imposte da Usa e Ue e con la mancanza di alimenti di prima necessità e medicine basilari.

I venezuelani stanno cercando di scappare in massa ma i paesi confinanti hanno bloccato le frontiere; il governo incolpa le potenze occidentali per la crisi in corso. Non è certo la prima volta che succedono cose simili in Sudamerica, basti ricordare il Cile di Salvador Allende.

Prezzo della pasta in Venezuela

Anche l’Europa dei nostri nonni ha conosciuto una drammatica crisi economica tra le 2 guerre mondiali. L’Italia riuscì a resistere abbastanza bene grazie alle politiche del governo fascista incentrate sull’autarchia e sugli incentivi alle aziende ed ai ceti medio/bassi. Inoltre, nel marzo 1936, Mussolini promulgava il D.L. n. 375, con il quale si riformava completamente il sistema bancario italiano trasformando la Banca d’Italia in un istituto di diritto pubblico (con il compito di emettere moneta) ed espropriando tutte le quote bancarie appartenenti ad enti privati per riassegnarle ad enti di pubblico interesse. Fu anche vietato alle banche di entrare nei consigli di amministrazione delle aziende. Il principio è molto semplice: chi eroga credito non può essere socio del creditore, per ovvi motivi di conflitto d’interessi.

Tutto ciò fu preceduto dal rifiuto del debito pubblico con la famosa cerimonia tenuta all’Altare della Patria. Il Duce bruciò sulla fiamma perpetua il bilancio del debito pubblico, vero simbolo della rivoluzione fascista.

Benito Mussolini brucia il debito pubblico al Vittoriano

L’Italia di allora attraverso questa riforma riuscì a risollevare l’apparato finanziario, mettendolo al servizio della politica e strappandolo di fatto dalle mani degli speculatori finanziari. Tutto il contrario di quello che sta accadendo adesso con l’Euro.

In Germania invece la situazione raggiunse livelli tragici. La Repubblica di Weimar fu incapace di mettere un freno al libero mercato ed alle speculazioni straniere. Poche persone concentrarono ancora più ricchezze nelle proprie mani, mentre la maggior parte della popolazione cadde in uno stato di povertà quasi assoluto; il baratto tornò ad essere ampiamente usato.

Inflazione e disoccupazione raggiunsero livelli record, per comprare il pane servivano migliaia di marchi ormai senza valore, malnutrizione e carenze igienico-sanitarie colpirono soprattutto i bambini e le famiglie appartenenti alle fasce medio/basse.

Bambini tedeschi malnutriti

Bambini tedeschi giocano con le banconote, ormai senza alcun valore

Solo con l’arrivo di Adolf Hitler la situazione riuscirà a risollevarsi, grazie alle politiche economiche del governo nazionalsocialista: riconquista dei territori e risorse minerarie annesse sottratte alla Germania con il Trattato di Versailles, intervento diretto dello Stato a supporto delle industrie tramite incentivi mirati, agevolazioni e sostegno alle donne con bambini, buoni salario per operai ed agricoltori. Tutto ciò rimise in moto la macchina industriale tedesca e nel giro di pochi anni il Terzo Reich diventò una potenza mondiale.

Per evitare qualsiasi possibilità di signoraggio bancario, speculazioni o ritorno dell’inflazione, nel giugno 1939 arrivò anche la riforma bancaria della Reichsbank. Il totale controllo delle politiche monetarie passò direttamente nelle mani del Führer in persona.

Fu una legge epocale perché era dal 1694 che non si verificava ciò; un governo aveva avuto la determinazione e la forza di nazionalizzare la banca di emissione, riacquistando così la proprietà della moneta. Circa 3 mesi dopo (settembre 1939), le potenze occidentali dichiareranno guerra alla Germania nazionalsocialista.

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