Ci troviamo di fronte ad un’umanità ridotta a mera quantità, composta da folle di consumatori, di clienti, di pazienti, di utenti. Il termine stesso “umanità”, del resto, rispecchia questo tutto indifferenziato: è la macro-categoria degli “uomini” come moltitudine di esseri astratti, senza alcuna differenziazione culturale, spirituale o fisica da poter indagare e sviluppare.

Questa umanità che ha perso – almeno nei suoi strati superficiali – ogni ragione più profonda ci sorprende per il suo incessante movimento privo di direzione. Perfino a casa, nel riparo sicuro dei nostri affetti, la voragine del Nulla moderno ci tenta con la propria comodità: virtualmente, siamo ad un passo dal poter nascere, crescere e morire su un divano, senza bisogno di muoversi neppure per espletare le funzioni più basilari (cibarsi, acquistare, pagare, lavorare, ecc).

Esistono persone – molte persone – che si trovano perfettamente a proprio agio in questo mondo così comodo e scintillante. Se stai leggendo questo articolo, però, è probabile che per te non sia così.

Interiormente, anche se non siamo politicamente coinvolti o non abbiamo un bagaglio ideale particolarmente radicato, proviamo un sottile fastidio ammirando questa “perfezione”.

Sarà capitato a ognuno di noi, magari in modo inconscio: trovarsi nel mezzo di una festa e avvertire il vuoto di risate forzate. Alzare lo sguardo in una metropolitana affollata e guardare decine di volti chini sui cellulari. Avvertire con angoscia la volgarità di un centro commerciale o di una località turistica famosa. Gli esempi sono infiniti e ci fanno comprendere che tra chi è ancora in piedi e questo mondo esiste una barriera: naturale, irrazionale, istintiva.

In questo caos pullulante si erge estraneo solo l’uomo della Tradizione, l’uomo distinto nel tempo e nello spazio, irriducibile ad un’unità materiale intercambiabile.

Può essere un lavoratore irreprensibile, uno studente fuori sede, un anziano che vive di pensione. Non importa. Egli sa che oltre la vacuità del caos di ogni giorno esistono altri cieli e ben più estesi orizzonti.

Non dobbiamo pensare a questo tipo umano differenziato come ad un super-eroe o ad un eremita: questi individui, gruppi, famiglie sono in tutto o per tutto “integrati” nei comportamenti esteriori, distinguendosi solo, a tale livello, per non assumere pose febbrili di entusiasmo verso l’avanzare delle comodità materiali fini a se stesse.

È nel carattere, é nello spirito che si trova la più netta differenziazione fra questo tipo umano e chi ama il “qui” ignorando l'”altrove”. L’uomo della Tradizione è l’uomo delle alternative: sa che oltre il velo dell’apparenza esistono infinite possibilità.

Quale spazio di azione è concesso a un simile tipo umano, così a disagio nell’ambiente che lo circonda? La sua stessa esistenza é preziosa, perché nel non perdersi, nel non fondersi al tutto indifferenziato rappresenta il testimone di un mondo “altro”: ed esempio chiama esempio, in una catena che neppure la proaganda della dissoluzione può spezzare.

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