Il simbolismo del cerchio o della ruota è, riteniamo, l’argomento ideale per chiunque desideri intraprendere un viaggio nello sconfinato universo della simbologia indoeuropea.

Tracciare un cerchio è, in apparenza, un gesto piuttosto semplice: sembra richiedere solo mano ferma. Ma è davvero così? In realtà, stupisce quanto raramente l’immagine del cerchio ricorra in natura: il sole e la luna, alcuni frutti, le corolle dei fiori e pochi altri oggetti assumono spontaneamente questa forma.

Questo dato ci fa comprendere che, oltre al mero gesto manuale, tracciare un cerchio implica uno sforzo concettuale: significa di per sé creare un simbolo di carattere non elementare.

Anche gli antichi Indoeuropei, del resto, attribuivano al cerchio un significato perfettamente calzante con la propria origine: è infatti singolare notare che tutti gli oggetti circolari presenti in natura conoscono fasi cicliche: il moto del sole e della luna, la crescita delle corolle dei fiori, il maturare dei frutti.

Inevitabile, quindi, che l’ordine delle cose e l’eterno alternarsi dei cicli umani e naturali siano stati descritti così spesso con l’immagine del cerchio.

Simbolo diffuso in ogni cultura tradizionale, la ruota raggiata reca una sovrapposizione di significati impressionante per un segno (apparentemente) così semplice: l’asse orizzontale rappresenta il mondo sensibile, il tempo umano e meccanico, mentre l’asse verticale rappresenta l’ascesa verso la dimensione dello Spirito. Il tutto all’interno del cerchio che rappresenta – al contempo – l’ordine cosmico, la ciclicità naturale e l’unione di spirito e materia lungo l’arco del cielo.

E il centro? È forse più difficile da immaginare, ma proprio dal centro si proietta la terza dimensione di questo simbolo: diremmo che “buca lo schermo” ed è costituita dall’asse del mondo, visto in questo caso dall’alto. Ed é proprio questo asse all’origine dello scettro, simbolo per eccellenza della regalità: chi lo regge, infatti, regge l’asse del mondo.

Attorno a questo asse, poi, la ruota si muove in maniera ordinata, mantenendo i propri punti sempre alla stessa distanza dal centro. Non a caso, la cultura indoeuropea individuava in “Colui che Gira la Ruota” (sanscrito “Chakravarti”), ossia nel re dotato di attribuzioni sacrali, il principio ordinatore della sovranità.

Tracciare un cerchio, individuarne il centro e farvi sprigionare i raggi significa quindi individuare un principio ordinatore del cosmo che si oppone al caos dello spazio non delimitato, spezzato, ove un centro non è individuabile e non ha simmetria. Si tratta, quindi, di rappresentare una specifica visione del mondo: dominato dalla volontà ordinatrice, conforme ai cicli della natura, espressione massima della sovranità.