Ho letto con interesse l’articolo di Alessandro Rico intitolato «La scuola indottrina i nostri figli?». L’ho trovato chiaro e realistico e ritengo sia stato scritto in maniera concisa, precisa e inequivocabile, proprio come indica Giulio Cesare quando dice più o meno che, per essere comprensibile  lo scrittore, proprio come il navigatore, deve evitare gli scogli e per far ciò chi scrive deve conoscere l’arte della concisione.

Sì, la scuola indottrina i nostri figli. L’unica cosa sbagliata nell’articolo di Rico è il punto interrogativo presente nel titolo; essendo una certezza, infatti, quel titolo reclama il punto esclamativo: la scuola indottrina i nostri figli!

E non lo fa da ieri, ma da quando è stata inventata e, guarda caso, la scuola moderna è stata inventata da chi ha adottato lo slogan «Liberté, Egalité, Fraternité», ha preso a scrivere quelle parole con la maiuscola e si è appropriato, cambiandone i connotati, della parola “Nazione” (anch’essa scritta d’ora in poi con la maiuscola); non pago, si è appropriato anche della “Verità” e della “Ragione” (con le iniziali rigorosamente maiuscole), stravolgendone il significato.

Siamo nel 1789, in compagnia di robespierre, danton e marat, che scrivo apposta con la minuscola perché se è vero che «nomen omen» – e sono convinto che sia vero – quelli non erano uomini carichi del loro presagio, ma erano solo «flatus vocis», a cui satana ha appioppato la corporeità di tre dei suoi peggiori assistenti; a dir la verità ce n’era un quarto, che rispondeva al nome di saint juste, al quale era stato addirittura appioppato il nickname di «arcangelo della rivoluzione». Satana non ha eguali quanto a sfrontatezza.

Gli stessi che hanno voluto le orde sanculotte a diffondere l’idea della rivoluzione, hanno voluto la scuola moderna, in pratica una serie di stanze dove compulsare non la verità, tautologicamente vera, ma l’ideologia, tautologicamente falsa, a cui è stato dato il nome di Verità (con la V maiuscola). Ma la V maiuscola spetta solo all’unica verità, quella oggettiva e scritta da Dio nella natura delle cose esistenti.

Dal 1789 saltiamo al post-Risorgimento, quando la scuola moderna si è fatta carico di obbedire a quella fesseria pazzesca profferita da D’Azeglio «L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani». E siamo alla «Piccola vedetta lombarda» e al «Piccolo tamburino sardo» (ossia al famoso libro Cuore) dove, pur di inculcare nella mente dei giovincelli un eroismo innocente, tuttavia freddamente nazionalista, si fa scempio del sentimento di pietà e dell’onore militare.

  • Ma chi è quell’incosciente di ufficiale che incarica un bambino di arrampicarsi su un albero sotto le fucilate del nemico per far da osservatore al tiro sul campo di battaglia?
  • E chi è quell’altro incapace, degno compare del primo, che manda un ragazzino di 14 anni  a portare un messaggio d’aiuto attraverso le linee nemiche sotto un fuoco «… d’inferno, una grandine di palle di piombo che di fuori screpolava i muri e sbriciolava i tegoli … con un fragore da fendere il cranio» ?

Fortunatamente i soldati italiani, da sempre i migliori sul mercato (basti pensare ai capitani di ventura), erano e sono diversi da quei due cialtroni.

Ma i tempi cambiano, le guerre passano e le monarchie tramontano, sostituite da improbabili carte costituzionali che aprono la strada alla revisione ideologica, al lavaggio del cervello e alla «damnatio memoriae», ed eccoci alla scuola della prima unità nazionale, che, se è vero che alle elementari continuava a compulsare testi risorgimentalisti come il famoso libro «Cuore», è altrettanto vero che un fascistissimo filosofo che risponde al nome di Giovanni Gentile l’ha resa degna dell’iniziale S regalmente maiuscola, ove si compulsava cultura in maniera seria.

Ma, nel secondo dopoguerra, bisognava cambiarla questa scuola perché della cultura ai nipotini dei satanassi del 1789 non gliene poteva, e non può ancora oggi, fregare di meno, per cui quella Scuola «fascista e oscurantista» andava riformata al fine di farne una fucina di cittadini democratici e antifascisti, dunque scevri da ogni retaggio autenticamente patriottico e cattolico.

Ed eccoci al fatidico 1968, quando nell’università e nella scuola farà irruzione la Sovversione nella sua forma antropologicamente più pericolosa, quella che punta a distruggere l’uomo nella sua intima costituzione – scatenando il dominio dei sensi sulla ragione – e puntando a far tabula rasa di ogni retaggio ed ogni legame tradizionale. Con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, il caos diffuso e la realtà (l’ordine naturale delle cose) mortificata in ogni modo, in perfetta aderenza al detto sovversivo secondo il quale se la realtà non corrisponde all’idea (sovversiva), tanto peggio per la realtà.

Di deterioramento in deterioramento – complice anche il comportamento di uno stuolo di pavidi e imbelli (sia clericali che laici) sempre pronti a servire la causa del «vincitore», che ha permesso alla Sovversione di esercitare il suo sostanziale dominio su tutti i fronti strategici della vita e della comunicazione sociale – eccoci giunti alla situazione attuale in cui la scuola pretende che:

  • le razze non esistano, e che non esista neanche il sesso, perché siamo tutti uguali, libertari, antirazzisti e antiomofobi … (cari studenti, sia chiaro che, d’ora in poi, è quasi impossibile che qualcuno la pensi diversamente);
  • la sola Verità che esiste è che la verità non esiste e tutto è relativo (contraddizione tanto smaccata quanto imposta);
  • la vita è un’opinione,  l’embrione è un ricciolo di carne e lo si può abortire a piacimento;
  • l’uomo che rispetta la donna, prima di tutto, usa il preservativo;  
  • qualsiasi donna sterile può sfondarsi di ormoni e cure anche invasive pur di avere un figlio, perché il figlio non è frutto dell’amore tra due persone (un uomo ed una donna) che si amano e che attuano quanto è conforme alla natura umana, ma è un freddo diritto, un diritto che deve essere concesso a chiunque lo desideri;
  • l’accoglienza di tutti i migranti è un obbligo morale, così come lo è la vigilanza democratica contro il pericolo fascista, razzista, omofobo, isolazionista che vuole erigere muri e non ponti;
  • sostenere il rinnovamento del cattolicesimo (promosso dal Concilio Vaticano II e rilanciato con forza da Papa Francesco) e la sua traformazione in una nuova religione ecumenica, liberata dai vincoli del depositum fidei e dal retaggio di un passato di cui vergognarsi, è parimenti un dovere morale.   

I tolkieniani orchetti del ’68 – che ora pontificano dagli scranni universitari, essendo diventati i detentori della Verità e della Ragione – dicevano «gli operai a scuola, gli studenti in officina, faremo l’Italia come la Cina». Non è andata esattamente così, perché la Cina è distante e gli ideatori di quello slogan, ora tutti professori o ascoltati «maestri di vita», di voglia di spaccarsi la schiena in officina non ne avevano molta.

Di «campi rieducativi» in Europa non ce ne sono (almeno formalmente), perché ormai da due generazioni la scuola moderna – giacobina e massonica – espleta senza problemi il compito volto alla divulgazione della menzogna. I refrattari, infatti, sono pochi e scarsamente in grado di ostacolare efficacemente la sua azione. Ma la martellante azione condotta ormai da qualche anno dalla prepotente lobby LGBT, (azione che ha fatto registrare, in Europa, casi di imposizione del diktat omosessualista e genderista) induce a credere che la possibilità di una prigionia rieducativa non sia un’ipotesi poi così remota.

Nella scuola di Stato, laica e politicamente corretta, si plasmano dunque i giovani virgulti, i cittadini di domani imbevuti di tutti i dettami del mainstream mondialista; ruolo in cui la scuola è molto ben coadiuvata dai cosiddetti organi di informazione, quasi tutti impegnati a recitare il medesimo copione.

In siffatta scuola non si dispensa cultura, non si insegna ad esercitare lo spirito critico, non si trasmette l’amore per la verità, ma si esercita la plasmazione dei giovani al fine di ottenere soggetti docili ai disegni di chi vuole dar forma ad un nuovo tipo umano, privo di ogni riferimento con la verità oggettiva riscontrabile nella natura delle cose esistenti e nell’ordine che le caratterizza, scevro da ogni legame stabile ed in balia del caotico divenire.

In siffatta scuola non si guida lo studente al piacere per «il lungo studio e ‘l grande amore che m’ha fatto cercare lo tuo volume»… la ricerca della verità, ma si premia l’ignavia intellettuale e si promuovono gli urlatori di slogan.

Questa è la scuola moderna che ha plasmato, o almeno ha cercato di plasmare, quel cittadino alunno che ero; fortuna mia, i miei genitori sono andati a scuola quando imperversava ancora quel fascista di Gentile, per cui hanno avuto buon gioco ad immunizzarmi dal richiamo delle sirene sessantottarde e almeno le mie elementari erano ancora improntate di lui… mi è andata bene.

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