Se ci venisse chiesto cosa significhi pregare, non si sbaglierebbe rispondendo che pregare è guardare in alto.

Gli occhi degli uomini che pregano, di tutti gli uomini, in qualsiasi tempo e luogo, si volgono al Cielo. L’atto del pregare è l’atto, fisico e spirituale, dell’elevazione.

Sventolano sollevate da terra le bandiere preghiera tibetane; significa letteralmente Cielo l’ideogramma cinese con cui si indica Dio; affidano preci e desideri al fumo del fuoco sacrificale, gli animisti; abitavano l’Olimpo gli dei greci ed ancora oggi vivono in alto i superstiti signori dei politeisti; salivano sulle piramidi i feroci popoli dell’America centrale per compiere centinaia di migliaia di sacrifici umani; sono enormi le statue del Buddha: i fedeli alzano il capo per ammirarlo.

Esiste però un luogo sulla terra dove chi prega non solo non sa dove guardare, ma è ispirato a guardare in basso: è la camera della meditazione che si trova nel palazzo di vetro dell’ONU. Una camera strana, trapezoidale, le cui misure si basano sul tre, come un tempio massonico.

Al centro una pietra enorme, scura, squadrata, di magnetite il cui nome ne denuncia l’altissima presenza di ferro e l’elevatissimo magnetismo. La magnetite ha un effetto noto e negativo sulla psiche e sull’umore trascinandoli facilmente in forme di depressione o, al contrario, di anomala esaltazione. Di fronte alla pietra, un pannello con un disegno astratto dove spicca un disco solare per metà nero ed un’asta intorno alla quale si avvolge un serpente stilizzato.

Anche all’ospedale di Parma c’è qualcosa di simile, la stanza del silenzio, dove chi è immerso nel dolore dovrebbe trovare pace. Un posto senza bandiere, senza croci, senza tappeti, senza statue, senza candelabri che, ci spiegano i giornalisti di Repubblica, avvicina (non ci è dato sapere a cosa!) i fedeli di ogni religione.

La camera di Parma è vuota, onestamente vuota: tolto Dio non rimane nulla.

All’Onu già sessant’anni fa, quando venne realizzato il capolavoro del nichilismo filomassonico, fecero il coerente passo avanti: tolto Dio, giunti al nulla, proposero il serpente.

I rinnegati della diocesi di Parma hanno avallato il progetto del silenzio ateo e da Roma non sono giunte censure, come si trattasse dello scherzo insensato di un bizzarro arredatore d’interni in cerca di notorietà.

Mi pare che gli alti prelati siano più onesti quando appoggiano la nascita delle moschee: almeno lì c’è un dio, seppure falso, un’identità, seppure nostra nemica, una storia, seppur crudele, una cultura, seppure senza misericordia.

“Meglio essere atei che cattivi cristiani”, insegna il confusionario Bergoglio. Eppure mente e cuore ci dicono che è meglio addirittura esser islamici, buddhisti, animisti che atei, perché rinnegare di avere un padre è ben più grave che amarlo in modo sbagliato.

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