Cosa? Un Piano Marshall per l’Africa? Trasecolo e penso che, se fossi un africano, mi verrebbe da dire: ridateci piuttosto il colonialismo!

Mi ricompongo e dico che la prima cosa da fare è smettere di dare agli africani (in primis ai loro leader) l’occasione per piangersi addosso, altrimenti non usciranno mai dalla loro stagnazione e della lagna se ne faranno (a dire il vero se ne sono già fatti) una ragione di vita.

Una stagnazione che è attribuibile, da una parte, al colonialismo di marca positivista – per cui «noi siamo noi» (progrediti perché industrializzati) e loro, gli africani, «non sono niente» (perché non detengono uno straccio di industria) – dall’altra, invece, è attribuibile ad una cifra che caratterizza le popolazioni del continente nero: la predisposizione ad attendere… prima la pioggia e gli eventi e poi gli aiuti che le loro leadership scucivano e continuano a scucire ad un Occidente affetto da un senso di colpa che si porta dietro dopo aver realizzato che la colonizzazione dei secoli XIX e XX nulla aveva a che vedere con la colonizzazione romana, fonte di civilizzazione, perché il colonialismo europeo recava con sé i germi del razzismo connaturato con l’ideologia positivista. I paesi colonialisti di quei secoli erano per la maggior parte protestanti, la Francia era sì cattolica ma fortemente condizionata dall’illuminismo e dal giansenismo (dottrine non cattoliche) e il Portogallo era già stato rieducato all’etica massonica e illuministica dal Marchese di Pombal.

Per favorire lo sviluppo della maggior parte dei paesi africani li si deve  tenere a balia con finanziamenti destinati a progetti concreti di progresso sociale, civico, produttivo, e che devono essere attentamente sorvegliati, direi centellinati, per evitare che le leadership se ne approprino e li usino per le abituali attività di peculato, distribuendoli in primis a se stessi, poi alla famiglia (di solito allargata), e le rimanenti briciole ai clienti, lasciando a bocca asciutta gli altri che non appartengono alla famiglia, alla tribù, alla clientela. Intanto il paese resta a terra: tanto è colpa dei bianchi schiavisti e colonizzatori che li hanno sfruttati.  

Questa è la realtà – Feltri direbbe ‘fattuale’ – e siccome si tratta di realtà non temo l’accusa di razzismo, anche perché razzista (nell’accesso denigratorio del termine) proprio non sono. Sono profondamente convinto, per la mia etica cattolica, che nelle oggettive ed innegabili differenze, ogni uomo è uguale nella sua umanità, ossia nell’essere radicato nella medesima natura: quella umana.

Non credo che esistano razze superiori e inferiori, ogni popolazione ha la sua storia e le sue tradizioni (certamente alcune più rispettabili di altre), ma metto in conto l’accusa di razzismo se questo significa dire realtà scomode a chi dell’antirazzismo ha fatto una professione (spesso lucrosa e sempre stupida).

Per quanto sopra esposto, a chi difende l’afflusso anarchico di africani, dico: «macché accoglienza a tutti i costi!!», i clandestini africani che mirano ad atterrare sulle nostre spiagge emigrano perché vogliono di più senza espletare il minimo sforzo in casa loro per migliorare la loro situazione. In pratica, se non una diserzione, sicuramente un abbandono del proprio posto…

Se vogliono emigrare facciano come fanno le persone dabbene, proprio come fa qualsiasi cittadino che nulla ha da nascondere: vada al Consolato d’Italia, depositi una richiesta di visto d’ingresso nel nostro paese, renda noto chi è e quali intenzioni abbia e, se in possesso delle caratteristiche, lo otterrà.

Che bisogno c’è, disponendo di 5.000 dollari e di telefonino, di attraversare il deserto, mettersi nelle mani di trafficanti di uomini e imbarcarcarsi su un gommone per attraversare il mare? Il loro bisogno è quello di giungere di sfruso da noi, per continuare a campare di sfruso.

Ma soprattutto che bisogno abbiamo noi di ospitare persone così? Gente che l’esperienza ci mostra spesso essere caratterizzata da scarsa voglia di lavorare e propensa a delinquere, gente che qualcuno, ribaldamente e offensivamente, continua a paragonare ai nostri connazionali emigrati.

Basta con le basse menzogne propalate dai clandestini, si cessi di dar retta alle menzogne ideologiche e intellettualmente disoneste propalate da chi, senza ritegno, ha un interesse ideologico o pecuniario a sfruttare l’afflusso continuo e indiscriminato di stranieri in Italia.

E se, come sostengono i professionisti dell’antirazzismo, l’Italia è diventata un paese razzista, ci spieghino per quale motivo gli africani desiderino tanto venire da noi.