Notoriamente una caratteristica di Forza Nuova consiste nella sua visione del mondo e della militanza, e nel suo rifiuto del machiavellismo oggi dominante tra troppi italiani, cattolici praticanti inclusi. Per i forzanovisti la politica non è “l’arte del possibile”. Per i forzanovisti la politica è “Mistica dell’irrinunciabile”. E che questa concezione sia di ispirazione cattolica sembra talvolta sorprendere non solo gli avversari politici o gli osservatori, ma persino gli appartenenti alla stessa area politica, i quali domandano il motivo di questa scelta irrevocabile.

Va detto, per la precisione, che la separazione tra chi comprende e condivide e chi ne resta quantomeno sorpreso non coincide necessariamente con quella tra credenti e non credenti, o praticanti e non praticanti. Imbevuti di liberalismo e di ecumenismo, tanti cattolici sono ormai abituati a vivere la fede e l’eventuale impegno sociopolitico come separati, con la prima relegata al mero ambito personale. Per contro, esistono non praticanti che condividono la necessità inderogabile di preservare la religione e la tradizione cattolica italiana. Vediamo dunque di spiegare a tutti i diversi motivi della scelta forzanovista.

1. MOTIVI STORICI E POPOLARI

Mentre per altri movimenti dell’Area delle generazioni precedenti, il nemico più immediato – quello percepito come più diretto e pericoloso per la sopravvivenza del nostro popolo – era il comunismo, favorito peraltro dalla cultura borghese decadente, oggi si profila la minaccia dell’islamizzazione totale dell’Europa, già in fase avanzata in diversi paesi. Contro il comunismo ateo, bastava una generica adesione alla spiritualità e alla religiosità per essere superiori sul piano dei principi e della capacità di resistenza esistenziale – valeva per missini, ordinovisti, avanguardisti. Oggi, l’”Islam islamista” è una fede precisa, strutturata, rigida, militante e aggressiva, che potrebbe essere fermata e sconfitta solo da un’altra fede con caratteristiche simili ma ancora più marcate e radicate. Nonostante tutti i cedimenti del clero attuale, resta il fatto storico incontrovertibile che solo i crociati possono fermare gli islamisti: limitarsi a richiami alla reciproca tolleranza o a una generica spiritualità equivale a consegnarsi prigionieri degli invasori islamisti. Non si tratta di teorie più o meno condivisibili, ma di fatti pratici: in Polonia, Ungheria, Slovacchia, Russia, una fede cristiana militante diffusa costituisce la diga che protegge la nazione dall’invasione islamista e, in parte, anche dall’influenza liberale.

Tutto questo giustifica la scelta cristiana, che non è certo anticlericale ma neppure clericalista, dal momento che gran parte del clero sembra incapace di avvertire il pericolo sopra denunciato. In particolare, Forza Nuova propone il ritorno a un Concordato specifico, quello concluso dal fascismo. Storicamente, la scelta religiosa della Stato italiano è cambiata nelle generazioni: separazione e ostilità nell’Italia liberale, cooperazione Stato-Chiesa tramite il Concordato in epoca fascista, clericalismo opportunistico democristiano – che ha di fatto gestito la scristianizzazione del Paese – e infine il nuovo Concordato e il tacito rinnegamento del Cristianesimo da Craxi fino ad oggi. Tra i diversi “modelli” storici concreti, Forza Nuova sceglie senza esitazione quello fascista.

Spesso ci si sente obiettare che, seppure giusto allora, un simile Concordato non si potrebbe replicare oggi con il clero progressista dominante. Non si deve dimenticare che il Concordato non è una concessione totale e incondizionata, ma un accordo tra le due parti. Tornare al Concordato del 1929 implica tornare ad avere sia uno Stato che una gerarchia sacerdotale almeno dello stesso livello di allora e quindi una doppia rivoluzione-restaurazione: una nello Stato e l’altra nella Chiesa. Solo dopo potrà essere applicato il Concordato che noi invochiamo.

2. MOTIVI POLITICI

La scelta definita talvolta “pagana” o “neo-pagana” operata da altri gruppi dell’Area nelle generazioni precedenti, costituisce un rischio maggiore persino sul piano della sicurezza politIca. La mancanza di cattolicesimo rende un gruppo più vulnerabile alle infiltrazioni massoniche. Queste a loro volta, favoriscono una mentalità gnostica, secondo la quale chi dirige dovrebbe sentirsi una sorta di iniziato, autorizzato a fare quello che non è permesso ai seguaci, inclusi compromessi (persino “in buona fede”) con servizi di vario genere. Quanto tale mentalità possa fare danni a un movimento militante, è facilmente intuibile.

Ben diverso è il discorso riguardante il rifarsi alle radici etnico-culturali più antiche dei popoli europei, dalla filosofia greca alle virtù civili e al senso giuridico romani, passando per la concezione familiare germanica: riallacciarsi a queste radici è non solo lecito, ma persino doveroso e comunque per nulla in contrasto con un’impostazione cristiana.  

3. MOTIVI SOCIALI

La dottrina sociale cristiana ha portato alla piena strutturazione del corporativismo nei secoli e ha costituito anche la base sociale per una critica totale al capitalismo. Tutto il proliferare di teorie e iniziative sindacali e rivoluzionarie di ogni genere, sarebbe stato impensabile in un contesto culturale e civile precedentemente non cristianizzato. La Carità cristiana, nella sua vera applicazione sociale, costituisce in ogni epoca un vero strumento rivoluzionario. Non si deve dimenticare quello che si diceva nel tardo Impero Romano: che i pagani avevano i poveri e li abbandonavano al loro destino; che i giudei, essendo benestanti, non avevano poveri; infine, che i cristiani assistevano i loro poveri e, quando potevano, si prendevano cura anche di quelli pagani. Non sorprende che questa impostazione abbia favorito la conquista cristiana dell’Impero.

4. MOTIVI COMUNITARI

Una delle caratteristiche dei movimenti nazionali è quello di costituire delle vere comunità umane, delle grandi famiglie. Questo rende l’attivismo senza dubbio più bello da vivere, più sopportabili i sacrifici, fa condividere gioie e dolori, aiuta a superare le difficoltà e moltiplica la felicità nelle vittorie, grandi e piccole. In altre parole, dà sapore e significato alla vita dei militanti e talvolta contribuisce a mantenere più a lungo il ricordo dei camerati morti. Il Cristianesimo, tuttavia, rende questa comunità semplicemente eterna! I militanti che si impegnano e perseverano in questa vita, devono sapere che lo fanno in funzione dell’Eternità. Non esiste ricompensa più grande e più bella per i propri sforzi.

5. MOTIVI CULTURALI

Si dice spesso che l’Italia è un paese cattolico. Da cosa lo si vede? Certo non dal comportamento della maggioranza degli italiani. Senza dubbio l’Italia ha grandi santi e chiese di grande valore, ma anche questo non basta: non bastano i santi giapponesi a rendere cattolico il Giappone e la cattedrale di San Patrizio non fa di New York una città cristiana ideale! Quello che dimostra il carattere cattolico dell’Italia è la capillarità dei segni di cattolicesimo: nomi di località intestate a santi, chiese, croci, immagini di culto sparse ovunque lungo le antiche strade, nelle piazze e nelle nicchie dei muri, tradizioni locali, ecc. Molti di questi segni – come croci e statue della Madonna diffusi ancora oggi in parecchie zone delle nostre campagne e dei paesi – sono realizzazioni di uomini e donne che non erano affatto perfetti. Anzi, spesso era proprio per farsi perdonare che quegli uomini – dei quali, nella maggior parte dei casi, non conosciamo i nomi – erigevano tali opere. Ebbene, questo esempio plurisecolare ci può dare l’ispirazione per una sana militanza di base, la quale deve essere umile, capillare, costante, perseverante, impersonale. Una militanza che deve diventare cooperazione con Dio nell’opera di ordinamento del Creato.

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