Purtroppo questa volta la Cirinnà ha ragione. Per quale motivo al convegno sulla famiglia – che ha avuto luogo a Verona dal 29 al 31 marzo – non sono state invitate anche le famiglie omo (donna-donna o uomo-uomo), mono (una madre divorziata o un padre divorziato ma con prole), poligamiche e chissà quali altre forme ancora la fantasia di quelle persone può proporre, pur di dare la stura ad un ammodernamento anarchico di una unione che di ammodernamento mai ha voluto saperne, pena il degrado etico e morale: la famiglia, che natura vuole composta da padre, madre e prole (prole oggi più che mai necessaria)?

Sì, allo stato, ha ragione la starnazzante Cirinnà. Ha ragione perché noi abbiamo abdicato alla verità, quella che vuole che un «SI» sia un «SI»  e un «NO» sia un «NO»: non esiste famiglia al di fuori della famiglia che risponde ai canoni della natura umana, tutte le altre sono forme di aggregazione umana, tollerabili solo fino a quando restano nell’ambito della discrezione e dell’intima sobrietà.

Per questo le altre forme di convivenza, impropriamente chiamate «famiglie» non sono state invitate a quel convegno. Ci scusiamo, signora Cirinnà, se non siamo stati sufficientemente chiari, lei, però, ci ha marciato, lo ammetta. L’impulso a starnazzare contro quel convegno era troppo forte e irrinunciabile la possibilità di sfruttare quell’equivoco che le era stata fornito in maniera insperata.

Sì, ha ragione la Cirinnà, perché la verità non è stata pubblicamente sostenuta a dovere (qualcuno di molto importante si è clamorosamente sottratto alla battaglia in sua difesa), si è ceduto ai compromessi e quello che avrebbe dovuto essere un «NO» perentorio non lo è stato, e perciò – per non aver onorato e affermato la verità che rende liberi – siamo diventati schiavi delle paturnie di lobby che della verità hanno fatto carta igienica.

Abbiamo iniziato con il divorzio e siamo arrivati alle coppie omosessuali che, oltre a pretendere a suon di mobilitazioni di piazza di essere riconosciute civilmente, ora hanno ottenuto – in barba al buon senso ed alla retta ragione – di adottare figli, oppure di averne attraverso l’odiosa e immorale pratica del cosiddetto «utero in affitto».

Siamo giunti al punto in cui (cerco di stringere al massimo la storiella della peggior pederastia):

  • un papà scopre, dopo matrimonio e nascita di una figlia, di essere omosessuale (era un uomo un po’ confuso);
  • fa outing con la moglie ed entrambi decidono di mantenere il segreto – udite udite – fino al giorno in cui la figlia sarà maggiorenne, quindi in grado di capire (si sa che i ragazzotti, proprio allo scadere della minore età, come d’incanto, acquisiscono supreme doti di comprendonio);
  • appena spente le candeline, quel papà fa outing anche con la figlia (tanto per movimentarle il compleanno) e le confessa che ha una relazione amorosa con un’altra persona: un uomo;
  • la figlia, ormai matura perché maggiorenne, tra le lacrime lo ripudia e non lo vuole più vedere, la mamma finalmente chiede ed ottiene il divorzio, l’uomo va fuori casa e infine, dopo un po’, la figlia si sposa;
  • il padre fa di tutto per riconquistare la figlia, avvicina il marito di lei diventandone amico e poi, dopo essersi manifestato come suocero ripudiato, gli chiede di intercedere per lui per riconquistare l’amore della figlia;
  • il contatto con quell’uomo (marito della figlia e genero) ingrifa quel padre perverso, il quale si infatua di lui, e un bel giorno, dopo aver condiviso tanti intimi sentimenti e speranze, ci scappa un bacio omo e il padre s’innamora, ricambiato, del genero;
  • il papà della poverella, il cui marito se la fa con il suocero, sostiene, coram populo, più o meno questo: «Ma, amore mio (rivolto alla figlia), io non ho colpa, devi capire che mi sono innamorato e che il mio è un sentimento vero… all’amore non si comanda e ti voglio così tanto bene che ho rinunciato all’amore  per tuo marito».

Una storia davvero ripugnante, che riguarda due ominicchi prima ancora che omosessuali. Il problema è che hanno trovato chi regge loro il bordone perché «all’amore non si comanda»: anche quando si confonde l’amore con la fregola più lercia.

Evitiamo di abbandonarci a fin troppo facili commenti coloriti e sottolineiamo la follia di aver divulgato tale fatto attraverso un programma TV di largo ascolto, dove quel padre degenerato ha pure trovato comprensione, in nome dello squinternato concetto di amore oggi largamente diffuso.

Non si tratta di impedire ad un omosessuale di unirsi con un altro omosessuale (ho conosciuto casi di unioni omo di donne e uomini che, riguardando persone discrete ed intelligenti, erano contraddistinte da sobrietà e aspra critica nei confronti di manifestazioni come il gay-pride), ma di affermare con risolutezza che l’unione di persone omosessuali non costituisce una famiglia: perché è su questo equivoco che, per contorto e disonesto ragionamento, si fonda la pretesa di alcuni omosessuali di “figliare”, con tutto quello che ne consegue.

L’intransigenza nella difesa della famiglia – cellula base della società umana – deve caratterizzare gli uomini e le donne di buon senso, così come la sobrietà e la riservatezza deve caratterizzare le persone omosessuali. Se la tendenza omosessuale diventa ideologia – ossia omosessualismo – volendo imporre un mutamento radicale del costume sessuale, allora deve essere chiaro che la difesa dell’ordine naturale non ammette deroghe di alcun tipo, checché ne dicano i difensori dei cosiddetti «diritti civili», veri apostoli della dissoluzione.   

Abbiamo iniziato con il divorzio, affermatosi solleticando le debolezze di una generazione minata dalle mene libertarie e individualiste della sbornia sessantottina. Un uomo e una donna che non vanno d’accordo – tra i quali non c’è più feeling – avranno pure il diritto di separarsi? Sì, sarebbe però meglio prendere atto che l’istituto della famiglia è qualcosa di estremamente serio, che da esso dipende la stabilità sociale e che non può dipendere dai capricci dei coniugi e nemmeno solo dall’eros (la foia che inizialmente spinge l’uomo e la donna a congiungersi). Il matrimonio costituisce un progetto di vita comune, che accompagna i coniugi fino all’agape (l’amore mansueto), altrimenti l’istituto del matrimonio si banalizza perdendo il suo valore morale e civico.

Siamo all’epoca odierna, ove ci si sposa e ci si «disposa» senza un minimo di ripensamento, specie quando ci si è sposati in chiesa (persino tanti anticlericali amano quella cerimonia) e si è giurato davanti a Dio.

Poi abbiamo dichiarato che l’aborto è un diritto: una donna avrà pure il diritto di rinunciare a suo piacimento a quel «ricciolo di carne», frutto delle sue unioni carnali! Con buona pace del concepito. L’ex Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, diceva: «Guarda caso gli abortisti sono tutti venuti al mondo». Quelle femministe preferivano e preferiscono abortire piuttosto che educare i loro amanti a maggior prudenza e controllo, indice di rispetto della donna. Anzi, pian piano sono riuscite ad inculcare in quei loro amanti che per rispettare la donna bisogna usare il preservativo… un rispetto di lattice. Per fortuna, però, ci sono ancora uomini che continuano a dare la precedenza alla donna non solo a letto, ma anche quando sale in auto, aprendole la portiera, e aiutandola a togliersi il cappotto al ristorante; uomini che sono disposti a passare alle mani per difendere l’onore della propria signora (cose oggi ridicole o impensabili per molti).

E poi siamo giunti al diritto dei diritti: due lesbiche o due omosessuali (o omoerotici), le cui unioni sono sterili per premessa, avranno pure il diritto di avere un figlio loro, se lo desiderano? Il seguito lo sappiamo: gravidanza surrogata, «utero in affitto» e altre definizioni più o meno tecniche per nascondere la più arida delle realtà: il mercimonio di ovuli e di donne in stato di necessità, disponibili a portare avanti una gravidanza conto terzi.

E adesso siamo al punto in cui il sesso di un maschietto o una femminuccia può essere condizionato in età prepuberale secondo il capriccio di un papà e di una mamma (o di due papà e due mamme) quanto meno confusi, che così otterranno un «angelo» asessuato, oppure bisessuato, che sceglierà quando sarà maggiorenne se essere maschio o femmina.

Che quadro ignobile, che scempio della natura umana e del buonsenso! Questa deriva dei «diritti» è la tomba dell’Occidente.

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